Robin Hood: storia degli adattamenti cinematografici

Robin Hood: storia degli adattamenti cinematografici

Robin Hood, il leggendario fuorilegge sospeso tra realtà, mito e leggenda, ha ispirato numerosi lungometraggi che hanno affascinato generazioni di spettatori.  

Robin Hood, l’iconico arciere di Sherwood, difensore degli oppressi e paladino della giustizia – recentemente apprezzato nella versione autoriale e decadente firmata da Michael Sarnoski, The Death of Robin Hood – è stato, da sempre, un personaggio che ha dialogato con la storia del cinema, regalando opere suggestive e clamorosi flop. Svariati sono gli attori e i registi, celebri, che si sono confrontati col suo mito, fornendo un ritratto eterogeneo, e adattando la storia in maniera originale e innovativa.

Robin Hood (1973)

La versione animata della Disney rimane l’adattamento delle avventure di Robin Hood più amato e impresso nella memoria collettiva degli ultimi cinquant’anni. Questa intramontabile versione continua infatti a incantare grandi e piccini, grazie a una colonna sonora indimenticabile e a atmosfere capaci di evocare una profonda e dolce nostalgia. In questo racconto, il leggendario fuorilegge ha le sembianze di un’astuta volpe che si oppone con ironia alle ingiustizie del Principe Giovanni per difendere i più deboli.

Il vero cuore del film risiede nella memorabile caratterizzazione degli animali, dove ogni specie riflette l’anima del personaggio: il leale Little John è un grande orso, Frate Tuck un saggio tasso, lo Sceriffo un lupo e Re Riccardo un fiero leone, tutti affiancati dal fedele e viscido serpente Sir Biss. Strutturata come un tradizionale racconto d’avventura e d’azione, la pellicola continua a conquistare il pubblico grazie al suo calore umano, a sinceri legami di amicizia e alle spettacolari, creative acrobazie con l’arco del protagonista.

Robin e Marian (1976)

Il regista Richard Lester propone con Robin e Marian un’intima e struggente rilettura del ciclo di Sherwood, trasformando il classico racconto d’avventura in un malinconico dramma sulla vecchiaia. La trama segue il ritorno in patria di un Robin Hood, Sean Connery, ormai anziano e logorato dalle Crociate, il quale ritrova la sua amata Marian, Audrey Hepburn, profondamente cambiata e divenuta badessa in un convento. Il loro doloroso ricongiungimento si intreccia con l’ultimo, inevitabile scontro contro lo storico Sceriffo di Nottingham.

I protagonisti affrontano l’inesorabile scorrere del tempo e la nostalgia del passato. Spogliando gli eroi della loro aura leggendaria – Connery e Hepburn mettono in scena ruoli inusuali, così come il finale declinato in maniera anticonvenzionale – la pellicola esplora con straordinaria umanità il declino fisico e la forza dei sentimenti, regalando un finale poetico che consacra per sempre il loro legame.

Robin Hood – Principe dei ladri (1991)

Rappresentando uno dei titoli di maggior rilievo dell’annata cinematografica, l’opera consolidò la collaborazione tra Kevin Costner e il regista Kevin Reynolds nata con Fandango – dramedy generazionale sul Vietnamuna sinergia di successo che sarebbe poi naufragata definitivamente con il fallimento commerciale di Waterworld, racconto post apocalittico candidato a 4 Razzie Awards.

Il lungometraggio si distingue per l’interpretazione memorabile di Alan Rickman, capace di dare vita a un intenso e memorabile Sceriffo di Nottingham, grazie a una recitazione immersiva e sopra le righe. La narrazione si concede inoltre insolite sfumature esoteriche e arricchisce la trama classica con riflessioni politiche e messaggi di tolleranza, simboleggiati dal personaggio di Morgan Freeman: un guerriero musulmano incontrato durante le Crociate che si unisce alla causa di Robin.

Robin Hood – Un uomo in calzamaglia (1993)

Sebbene l’estetica richiami immediatamente i classici collant e il cappello a punta dell’epopea di Errol Flynn, questa geniale commedia firmata Mel Brooks punta in realtà a scardinare il kolossal di Kevin Costner. La scelta del protagonista cade su Cary Elwes — già volto de La storia fantastica qualche anno prima — qui magistrale nel tratteggiare un eroe borioso, buffo e dalla battuta sempre pronta.

Elwes ironizza apertamente sulla performance di Costner sfoggiando una cadenza britannica impeccabile (grande pecca della star americana), mentre Roger Rees si lancia in una riuscitissima parodia dello Sceriffo di Alan Rickman, qui ribattezzato di Ruttingham. Il quadro comico è completato dalle disavventure di Lady Marian con un’improbabile cintura di castità, assistita dall’esilarante governante Bruttilde, figura che ricalca la Dorothy di Balle spaziali. Snobbato al botteghino durante la sua uscita nelle sale, il film ha saputo conquistare nel tempo lo status di piccolo cult-movie.

Robin Hood (2010)

L’adattamento firmato da Ridley Scott ambisce a decostruire il mito di Robin Hood, proponendo una prospettiva più realistica e vicina alla verità storica, ma il risultato finale si rivela approssimativo e privo di fluidità. La sceneggiatura sceglie, infatti, di concentrarsi sulle complesse dinamiche politiche della Magna Carta e sulle lotte di potere della corona inglese, appesantendo la narrazione. Questo focus eccessivo sulla fazione politica finisce per mettere in secondo piano l’iconica ribellione nella foresta di Sherwood, privando il pubblico dell’epica tradizionale della leggenda.

Nonostante il regista torni a dirigere Russell Crowe – Cate Blanchett veste i panni di Lady Marian – il sodalizio non riesce a replicare la fortunata alchimia de Il gladiatore. La pellicola finisce così per sacrificare la tradizionale componente avventurosa in favore di un intreccio romantico che, tuttavia, non restituisce lo struggimento emotivo e l’amore presente nella storia originale.