Veronese di origini, il regista Luca Caserta è il nostro ultimo ospite: abbiamo parlato della sua casa di produzione e degli autori che lo hanno formato.
2001: Odissea nello spazio è il film che lo ha spinto a fare cinema: Luca Caserta, regista, è il nostro ultimo intervistato: partiamo insieme alla scoperta del suo cinema.
Almanacco Cinema presenta: l’intervista a Luca Caserta, regista
Luca, hai all’attivo moltissimi lavori e collaborazioni importanti. Sembrerà banale chiederlo ma… come hai cominciato?
Luca Caserta: “Vengo da una famiglia di teatranti (il Teatro/Laboratorio di Verona, fondato da mio padre e mia madre). Fin da bambino sono stato immerso in quel mondo e ne ho respirato l’atmosfera, inizialmente come attore e poi con vari ruoli tecnici e artistici dietro le quinte, per poi debuttare come drammaturgo e regista nel 2004 con lo spettacolo Amiche, a cui sono seguiti molti altri. Ho sempre scritto, racconti prima, poesie poi. Infine spettacoli teatrali e sceneggiature.
Attratto sempre di più dalla macchina da presa e deciso a fare cinema, mi sono trasferito a Roma, dove mi sono diplomato in regia e sceneggiatura all’Accademia di Cinecittà sotto la guida di Carlo Lizzani e di altri maestri del cinema italiano, tra cui Giuseppe Pinori. Al Centro Sperimentale di Cinematografia ho studiato Direzione della Fotografia con Giuseppe Lanci, materia che ho approfondito anche con Alessandro Pesci e Marco Bassano. Ho studiato produzione cinematografica con Gianluca Arcopinto. Un percorso formativo che mi ha dato moltissimo sia dal punto di vista tecnico e artistico che umano”.
C’è stato un film o magari un regista che ti ha spinto a seguire il sogno, a fare questo mestiere?
Luca Caserta: “Sono tanti i registi che stimo e che hanno forgiato il mio immaginario, da Lynch a Burton e Cronenberg, da Miyazaki a Godard e Pasolini. L’elenco sarebbe lungo e variegato. Se devo però pensare a un film specifico, posso citare 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, un autore che amo profondamente. Ne sono rimasto folgorato mentre studiavo all’Università di Verona, dove mi sono laureato in una materia apparentemente non legata al cinema (Archeologia Preistorica con il Prof. Alessandro Guidi).
La visione di quel film e le potenzialità narrative che ho colto nella macchina da presa hanno fatto scattare una scintilla dentro di me e il desiderio, un giorno, di diventare regista a mia volta. Ho sempre pensato tuttavia che l’istinto e il talento andassero supportati affiancando agli aspetti pratici lo studio teorico e la conoscenza a 360° del mezzo e del linguaggio cinematografico, motivo per cui ho perseguito un formazione solida”.
Leggo della tua attività con la tua casa di produzione, Nuove Officine Cinematografiche. Di cosa si tratta e di che ti occupi esattamente?
Luca Caserta: “Insieme all’attrice Elisa Bertato, nel 2011 ho fondato Nuove Officine Cinematografiche, che dirigo e con cui ho prodotto tutti i miei film realizzati finora. Accanto a un lato più commerciale dedito a prodotti audiovisivi di varia natura, siamo focalizzati principalmente sul cinema d’autore. È una realtà che è cresciuta nel tempo, anno dopo anno, e mi ha dato grandi soddisfazioni.
I miei film sono stati presentati a numerosi festival internazionali, tra cui il Festival di Cannes, i Premi David di Donatello, il Flickers’ Rhode Island Film Festival (qualificante Oscar), il Carmarthen Bay Film Festival (qualificante BAFTA) e il San Diego International Film Festival (qualificante Canadian Screen Awards).
Dimmi chi sono, di cui è protagonista Elisa Bertato e che include nella colonna sonora Piccola stella senza cielo di Luciano Ligabue, ha vinto complessivamente 181 premi in tutto il mondo. Un risultato davvero straordinario, che mi ripaga dell’impegno che questo mestiere richiede. Il film, insieme ad altri, è disponibile sul canale YouTube di Nuove Officine Cinematografiche”.
Parliamo del tuo progetto The Reach. Come è nata l’idea e dove hai rintracciato questo racconto di Stephen King?
Luca Caserta: “The Reach è l’adattamento ufficiale del racconto omonimo di King, da cui sono riuscito a ottenere i diritti per la trasposizione cinematografica. È conosciuto in Italia con il titolo Il braccio ed è incluso nella raccolta Scheletri, edita qui da noi da Sperling & Kupfler.
Sono rimasto affascinato da questo racconto, perché, a differenza dei romanzi per cui King è maggiormente conosciuto, è una storia profonda e poetica, una riflessione sulla memoria, sullo scorrere del tempo, sulle radici e sull’amore che travalica i confini della vita, il tutto declinato con un tocco paranormale.
È il King più toccante e lirico che si incontra anche in altri racconti e romanzi come Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, Il miglio verde, Il corpo, tutti trasposti in bellissimi film. In alcune interviste King ha dichiarato che, tra tutto quello che ha scritto nella sua carriera, “The Reach” è ciò per cui vuole essere ricordato quando non ci sarà più, cosa questa che ha reso ancora più profondi il senso di responsabilità e l’attenzione con cui mi sono approcciato nel trasporre il racconto, che ho comunque adattato prendendomi tutte le libertà artistiche che la mia visione registica mi suggeriva. Ho avuto come produttori associati Ivan Caso e Filippo Barracco, con cui collaboro da tempo. Protagonista del film è Jana Balkan“.
Molti sono stati gli adattamenti cinematografici di opere di Stephen King. Hai preso ispirazione da qualcuna per il tuo lavoro?
Luca Caserta: “Le ali della libertà, Stand By Me – Ricordo di un’estate, Cuori in Atlantide e Il miglio verde sono film che amo molto, ma non posso dire di essermi ispirato ad essi. Anche se probabilmente c’è una certa affinità con il lirismo di The Reach e non posso escludere che queste pellicole abbiano forse lavorato a livello inconscio penetrando nelle atmosfere della mia trasposizione. È inevitabile che il bagaglio culturale di un regista si riversi e riemerga in quello che fa, ma quando scrivo e realizzo un film cerco sempre di esprimere una visione personale per mezzo di uno stile e di una voce che mi siano propri e non seguano tendenze o correnti particolari.
Realizzare The Reach è stata un’impresa molto impegnativa e complicata, che ha richiesto grandi sforzi produttivi e artistici per portare a compimento questa visione, ma ne è valsa la pena. Sono molto soddisfatto del risultato: il film ha vinto finora oltre 60 premi cinematografici in festival molto prestigiosi, tra cui Best Foreign Short Film al Burbank International Film Festival e Best International Short al Sedona International Film Festival, entrambi negli Stati Uniti. Dopo averlo visto, Stephen King mi ha scritto personalmente per complimentarsi, definendo il film “un’opera incantevole”. Avere il benestare di un’icona mondiale della letteratura è stata una soddisfazione enorme, che mi ha ripagato dei mesi di lavoro e degli sforzi fatti per portare a termine il progetto così come lo avevo in mente”.
Parliamo del brano di Springsteen che hai inserito nel film. Si tratta unicamente di colonna sonora o c’entra anche l’ispirazione drammaturgica? Come mai hai pensato di fare il match col racconto di King?
Luca Caserta: “Mentre stavo scrivendo la sceneggiatura e lavoravo alla scena finale, ho avuto istintivamente la sensazione che in quel punto del film potesse inserirsi Moonlight Motel di Bruce Springsteen: la melodia della canzone e la voce, così poetiche e intense, nella mia immaginazione si fondevano alla perfezione con le atmosfere che stavo scrivendo e che erano già insite nella storia di Stephen King.
Analizzando poi il testo nel dettaglio, mi sono reso conto che la mia intuizione era corretta e che i temi trattati nella canzone erano molto affini a quelli del racconto: Moonlight Motel è un brano meraviglioso, delicato e nostalgico, che parla di ricordi, amore e, soprattutto, ciò che rimane dell’amore. Tutti elementi presenti anche in The Reach.
Ho quindi provato a contattare Sony Music per chiedere i diritti di utilizzo della canzone: ottenerli è stato un processo molto lungo, rigoroso e complesso, come si può immaginare data la statura dell’artista, ma alla fine la cosa si è concretizzata. Sono cresciuto ascoltando Springsteen e leggendo King: unire queste due leggende della musica e della letteratura in un mio film è un sogno che si avvera. Non posso che ringraziare Bruce Springsteen, Sony Music e Stephen King per questa straordinaria collaborazione e aver creduto nel progetto”.
Mariska è il tuo nuovo documentario: ce ne vuoi parlare?
Luca Caserta: “È un progetto a cui tengo molto e a cui ho iniziato a lavorare nel 2014, ma che per una serie di vicissitudini produttive si è arenato più volte. A un certo punto alcune circostanze si sono allineate e nel 2026 sono riuscito finalmente a portarlo a termine. Mariska ha avuto la sua première nel Regno Unito nella selezione ufficiale del Carmarthen Bay Film Festival, evento qualificante per i BAFTA, gli Oscar britannici.
Il film racconta in prima persona, attraverso le parole e i ricordi della protagonista, l’esperienza nella Resistenza di Leda Azzalini, una delle poche partigiane italiane combattenti, ormai centenaria, che a soli 18 anni ha combattuto contro il nazifascismo sull’Altopiano del Cansiglio in Veneto durante la Seconda Guerra Mondiale. La sua è una testimonianza potente e commovente di ciò che ha spinto una giovane ragazza a rischiare tutto per la libertà. È una degli ultimi partigiani viventi e, al termine del conflitto, è stata insignita con la Croce al merito di Guerra, il Certificato al Patriota – Brevetto Alexander e nel 1984 il diploma d’onore al Combattente per la Libertà d’Italia (a firma del Presidente della Repubblica Sandro Pertini) per il coraggio e per il suo contributo alla lotta di Liberazione.
Quando l’ho filmata, era la prima volta che Leda rilasciava un’intervista pubblica dalla fine della guerra, rompendo così un silenzio durato svariati decenni, fatto questo che ha reso l’esperienza ancora più intensa. Ho cercato di trarne un racconto che privilegiasse un approccio sensoriale e contemplativo, piuttosto che seguire una narrazione rigidamente cronologica. Quella che ne emerge è una visione lucida e profonda che lascia una testimonianza e una riflessione importante per le generazioni future, un racconto credo attualissimo in tempi delicati come quelli che stiamo vivendo, segnati da guerre e recrudescenze autoritarie. Penso che compito della memoria sia impedire la ripetizione, oggi come domani”.
Ringraziamo Luca Caserta per la cortesia e disponibilità.
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