Zack Snyder dirigerà una nuova versione di 1997: Fuga da New York, il cult di John Carpenter del 1981: Jason Momoa interpreterà Jena Plissken?
Zack Snyder è stato scelto per scrivere e dirigere una nuova “reimagining” di Escape from New York, il film di John Carpenter arrivato in Italia come 1997: Fuga da New York. Il progetto è nelle mani di StudioCanal e The Picture Company, con Snyder coinvolto anche come produttore attraverso Stone Quarry e John Carpenter indicato come produttore esecutivo.
Al momento non ci sono né cast né data d’uscita, ma l’intenzione sembra essere quella di puntare a una distribuzione cinematografica, non a un semplice titolo da piattaforma.
In questo clima di attesa è tornato a circolare anche il nome di Jason Momoa, spesso evocato dai fan come possibile nuovo Jena Plissken. L’attore, però, non ha confermato alcun coinvolgimento e anzi ha lasciato intendere una certa prudenza davanti all’idea: per lui Plissken resta troppo legato al volto, alla voce e al corpo cinematografico di Kurt Russell; Jena non vive di imponenza, ma di sottrazione, stanchezza, disprezzo per l’autorità e silenzio minaccioso.
Jena Plissken, un mito da maneggiare con cautela per Snyder
Snyder ama gli eroi terminali, i mondi collassati, le mitologie sporche trasformate in icone visive. Fuga da New York gli offre tutto: un protagonista già leggendario, una città-prigione, un potere politico marcio, una missione suicida, una notte eterna.
Nel film originale, Manhattan era diventata una prigione di massima sicurezza; il Presidente precipitava nell’isola dopo il dirottamento dell’Air Force One; Jena, ex eroe di guerra e criminale, veniva mandato a recuperarlo entro ventiquattro ore in cambio della grazia, e per garantirsi la sua obbedienza, il sistema gli piazzava due piccoli esplosivi nel collo.
Kurt Russell interpretava S.D.Bob Plissken (soprannominato Jena, o Snake in inglese) come un fantasma western buttato dentro la fantascienza urbana: benda sull’occhio, voce bassa, cinismo assoluto, nessuna voglia di salvare il mondo, non certo un supereroe da monumentalizzare.
Affidarlo a una star già così riconoscibile come Jason Momoa potrebbe dare al remake una spinta immediata, ma anche caricarlo di un confronto quasi impossibile con l’originale: Snyder dovrà decidere se trasformare un’icona muscolare contemporanea in Jena Plissken, o cercare un interprete cinico e sfuggente capace di sparire dentro quella benda.
La Manhattan-prigione di Carpenter parla ancora al nostro presente
Il film del 1981 resta potente perché Carpenter non inventava il futuro dal nulla: partiva da una New York percepita come città già ferita, già rovinata, già pronta a diventare incubo urbano. Con Nick Castle alle riscritture, Debra Hill e Larry Franco alla produzione e Dean Cundey alla fotografia, quella visione diventò un film d’azione secco, notturno, velenoso.
St. Louis venne usata per simulare una Manhattan devastata, anche grazie a zone urbane già segnate dal vuoto e dal degrado; la produzione costruì un contrasto netto tra gli ambienti freddi del potere e il paesaggio quasi medievale della città-prigione. Carpenter non immaginava semplicemente il futuro: illustrava la sfiducia nelle istituzioni, la paranoia politica americana e la legge della strada.
Oggi quelle paure hanno cambiato forma.
Oggi la prigione non ha necessariamente muri di cemento: è controllo, sorveglianza, sicurezza permanente, emergenza trasformata in sistema. Per questo la domanda più interessante non riguarda soltanto chi raccoglierà la benda di Kurt Russell, ma che forma possa avere, oggi, una fuga.