BlackFlag

Blackflag di Marco Bolognesi in anteprima italiana al Trieste Science+Fiction Festival

Verrà presentato in anteprima italiana, dopo essere stato alla 22ª edizione dell’Another Hole in the Head Film Festival di San Francisco, alla 29ª edizione del Brooklyn SciFi Film Festival e alla 13ª edizione di Animaze – Montreal International Animation Film Festival dove ha ricevuto una Honourable Mention, nella sezione Neon méliès del Trieste Science+Fiction Festival(domenica 8 novembre ore 11.00 presso il Cinema Ariston) BlackFlag di Marco Bolognesi.

 Prodotto da Bomar Studio e finanziato da collezionisti privati con il supporto dell’Emilia-Romagna Film Commission in collaborazione con Fondazione Cineteca di Bologna e Musei di Bologna, il film ha già ottenuto un grande successo negli Stati Uniti e in Canada acquisito dal sales agent internazionale House of Films e distribuito in Nord America da Cleopatra Entertainment.

BlackFlag di Marco Bolognesi

Blackflag di Marco Bolognesi

 Black Flag esplora metaforicamente l’infiltrazione di un sistema autoritario nella vita contemporanea. Ambientato nella città immaginaria di Sendai City. Il film ritrae un regime oppressivo che costringe i cittadini a guardare The Truth on Sendai City, una serie televisiva che celebra la violenza come modello e ideale di vita.

La realtà viene distorta dalla propaganda, mentre la bandiera nera simboleggia il dominio totalitario, il controllo assoluto e la perdita della libertà individuale.

Opera dalle atmosfere cupe e fortemente politicizzata, BlackFlag offre un’avvincente metafora dei giorni nostri, dove la paura alimenta l’oppressione, la propaganda plasma la realtà e l’individualità è sotto assedio. La sua estetica ipnotica e temi universali come controllo, paura e resistenza lo rendono un’esperienza cinematografica incisiva e attuale, e un omaggio speciale a Matrix e Blade Runner.

Il regista Marco Bolognesi è un artista transmediale e regista di cinema sperimentale la cui ricerca attraversa fotografia, disegno, installazione e cinema. La sua pratica si colloca tra found footage, cinema materialista e appropriation art, trasformando pellicole di scarto e fotogrammi fotocopiati attraverso colorazioni manuali, graffi e rimontaggi. Ne nascono visioni surreali in cui cinema e pittura si fondono, la memoria si deforma e mondi distopici prendono vita.

La sua formazione artistica è profondamente segnata da esperienze personali: dalla sindrome di Guillain-Barré che lo colpisce da bambino, al trauma dell’attentato del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, che lo lascia in coma e con gravi conseguenze visive.

È in questo contesto che Bolognesi trova nell’arte un linguaggio di resistenza e di rinascita. Il disegno diventa inizialmente la sua forma di comunicazione, per poi aprirsi al cinema e alle arti visive come strumenti attraverso cui trasformare l’esperienza individuale in un immaginario universale.

Al centro della sua ricerca si sviluppa il ciclo Sendai City: The Truth, un progetto artistico e narrativo a cui Bolognesi lavora da circa venticinque anni e che attraversa fotografia, scultura, installazione, disegno e cinema. Al suo interno prende forma Sendai City, un universo distopico e postumano che, più che una semplice ambientazione fantascientifica, costituisce un dispositivo narrativo e visivo attraverso il quale l’artista indaga il rapporto tra individuo e potere, la manipolazione dell’informazione, la propaganda, la cancellazione della memoria e la trasformazione del corpo attraverso la tecnologia.

Nato dall’incontro tra fantascienza, cyberpunk, cultura punk e memoria personale, l’universo di Sendai City agisce come un mito contemporaneo: una distopia che funziona da specchio critico sul presente e da rituale collettivo di catarsi. Il ciclo trova una delle sue espressioni principali nel cinema con The Truth on Sendai City (2024), distribuito a livello internazionale in oltre 60 Paesi attraverso Apple TV, Amazon Prime e Google TV, e con il suo prequel BlackFlag.

Il suo cinema nasce da un processo fortemente artigianale. Installazioni, sculture, fotografie e fotogrammi vengono costruiti, trasformati, ridisegnati e animati, facendo dialogare materia fisica e tecnologia digitale. Immagini provenienti dalla memoria cinematografica collettiva vengono smontate e ricostruite per generare nuovi corpi, identità e paesaggi.