Dai divieti imposti a Weta FX alle nuove strategie AI degli studios: accordi, annunci di lavoro e cause legali raccontano una Hollywood piena di contraddizioni.
A Hollywood le conversioni sono una specialità: i cattivi diventano buoni, i sequel diventano prequel e i principi, quando incontrano un foglio Excel, scoprono un’improvvisa vocazione alla flessibilità.
A raccontare l’ultimo cambio di rotta riguardo l’intelligenza artificiale generativa non è un evangelista della Silicon Valley, ma Daniel Seah, amministratore delegato di Weta FX, la società neozelandese di effetti visivi che ha contribuito a dare un corpo ai mondi di Il Signore degli Anelli e Avatar.
A Taipei, presentando un accordo con la Taiwan Creative Content Agency, Seah ha messo in fila le istruzioni ricevute dagli studios sull’intelligenza artificiale. Una cronologia illuminante, soprattutto perché a cambiare idea non sono stati gli artisti, ma quelli che firmano i contratti.
Weta FX: dal divieto all’AI alla richiesta di uno sconto
All’inizio del 2025, racconta Seah, gli studios inviavano a Weta comunicazioni dei propri uffici legali: nessuna AI generativa, in nessuna lavorazione. A metà anno erano già comparse le eccezioni, purché autorizzate e limitate a determinati fornitori.
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, poi, le domande erano cambiate: quale strategia avete? E soprattutto, quanto possiamo risparmiare? Dal terzo trimestre del 2026, secondo Seah, il messaggio di alcuni grandi clienti è diventato l’opposto di quello iniziale: senza una strategia AI, inutile presentarsi.
Non è difficile riconoscere la logica.
Una tecnologia può suscitare obiezioni quando minaccia il controllo dei diritti; acquista un fascino tutto particolare quando promette di alleggerire una voce di costo. Weta si è quindi mossa: ha annunciato una collaborazione con l’agenzia pubblica taiwanese TAICCA e un investimento previsto nello studio locale Moonshine, ancora sottoposto alle verifiche preliminari.
Screen International descrive il progetto come un polo per tecnologia, contenuti e formazione. Seah promette investimenti nel talento umano; il responsabile tecnologico Kimball Thurston spiega intanto che Weta utilizza anche modelli video esterni, come Kling e Seedance, quando i clienti lo consentono. La prudenza, dunque, non è scomparsa: ha cambiato modulo da compilare.
I registi parlano di arte, gli studios assumono ingegneri
James Cameron aveva rivendicato l’assenza di AI generativa nei film di Avatar, spiegando ad ABC News che le interpretazioni degli attori restano il centro della sua tecnologia di performance capture. Una posizione che sarebbe più sorprendente se lo stesso Cameron non sedesse, dal settembre 2024, nel consiglio di amministrazione di Stability AI, la società che sviluppa Stable Diffusion.
In un’intervista a El País, il regista dichiarava che potrebbe rinviare Avatar 4 e Avatar 5 in attesa di strumenti AI capaci di abbattere i costi di produzione. Nel maggio 2026, parlando all’Empire Film Podcast, quantifica persino l’obiettivo: realizzare i prossimi due capitoli nella metà del tempo e spendendo due terzi del budget. Cameron continua a distinguere il lavoro degli artisti dall’automazione dei processi. Ma la distanza tra il rifiuto dell’AI e la necessità di svilupparla si accorcia parecchio quando entra in scena il costo di un blockbuster.
Il Los Angeles Times ha esaminato circa 250 annunci di lavoro dei principali gruppi cinematografici, rilevandone una trentina legati all’AI. Disney cercava competenze per ricerca e produzione, Netflix un responsabile dei flussi generativi, Amazon MGM figure incaricate di favorire l’adozione della tecnologia. Si può evitare di pronunciare la parola sul tappeto rosso; risulta più complicato cancellarla da un annuncio per un posto da dirigente.
La proprietà intellettuale, purché sia la propria
C’è infine il capitolo giudiziario.
Nel giugno 2025 Disney e Universal hanno citato in giudizio Midjourney per presunte violazioni del copyright sui loro personaggi. Un conflitto concreto sulla proprietà delle opere, non una generica dichiarazione contro ogni impiego dell’AI. Nel luglio 2026, Midjourney ha chiesto che gli studios rivelassero dettagli sui propri usi della stessa tecnologia.
Nel frattempo Lionsgate, che già nel 2024 aveva stretto un’intesa con Runway, l’ha ampliata nel giugno 2026 acquisendo una partecipazione nella società e progettando contenuti sviluppati insieme. Qui il lessico è quello consueto: creatività, strumenti, nuove possibilità. Ma nelle parole di Seah troneggia una misura universale e facile da verificare: il risparmio.
Hollywood può permettersi di rifiutare l’intelligenza artificiale durante un’intervista. Quando arriva il preventivo, invece, vuole sapere perché non l’hai ancora messa a bilancio.
