Bryce Dallas Howard interviene sul calo delle registe a Hollywood e spiega perché le misure adottate dall’industria non sono sufficienti.
Intervistata da Variety durante l’evento L.A. Power of Women, l’attrice e regista Bryce Dallas Howard ha cercato di approfondire le cause del calo delle registe a Hollywood nel 2025.
Lo studio condotto dalla USC Annenberg Inclusion Initiative ha infatti bollato il 2025 come l’anno della “Grande regressione” per le donne registe a Hollywood. Tra i 100 film di maggiore incasso di quell’anno negli Stati Uniti, solo l’8,1% è stato diretto da donne. Contro il 13,4% del 2024.
Ma nel 2025 non è diminuito solo il numero di registe hollywoodiane. È calata anche la presenza di protagoniste femminili al cinema, come spiegato più approfonditamente qui. Dati che mostrano una battuta d’arresto sul fronte della rappresentazione femminile.
Howard, però, a Variety ha parlato soprattutto delle barriere sistemiche che continuano a svantaggiare le registe.
Bryce Dallas Howard: «Passare dal mentoring alla sponsorship»
Secondo Bryce Dallas Howard, non basta che l’industria metta in atto programmi di “mentoring”. Ossia progetti per formare, consigliare e accompagnare le registe.
Quello che manca è la “sponsorship”, non intesa meramente come finanziamento di un’idea. Ma come accesso a potere, risorse e contatti che possono trasformare un progetto in un lavoro concreto.
«È davvero difficile essere pagati per fare ciò che si vuole fare in questo settore», ha detto Howard. «E il tempo che passa tra un lavoro e l’altro è così lungo che, a meno che tu non provenga da una situazione privilegiata o non abbia un altro lavoro che in qualche modo ti permetta di essere flessibile, non avrai un’opportunità. Non avrai nemmeno una possibilità, e questo deve cambiare.»
A mancare alle donne sarebbe quindi, secondo il ragionamento di Howard, l’accesso a quelle risorse e opportunità che permettono di portare avanti anche progetti personali.
Registe a Hollywood: da Kristen Stewart a May el-Toukhy

Un ragionamento già affrontato da un’altra nota attrice e regista, Kristen Stewart. Intervenuta più volte sulle difficoltà che ancora oggi incontrano le donne dietro la macchina da presa.
Stewart ne ha fatto esperienza con il suo primo lungometraggio, The Chronology of Water. Rimasto in sviluppo per otto anni prima di essere realizzato. La regista ha raccontato le difficoltà nel trovare finanziamenti per un progetto fortemente legato all’esperienza femminile e a temi come corpo, sessualità, abuso e desiderio.
Ma anche la vincitrice del Leone d’Oro 2026, May el-Toukhy, ha parlato delle difficoltà incontrate dalle registe nell’ottenere finanziamenti e fiducia da parte dell’industria. Ostacoli che possono ripercuotersi sulle loro carriere, rendendole più lente rispetto a quelle dei colleghi uomini.
Budget inferiori possono condizionare la produzione e il cast e, di conseguenza, il percorso successivo di un film. Un problema che el-Toukhy ha definito strutturale e che ha assunto un significato particolare proprio a Venezia 83. La regista di Woman Unknown, infatti, era l’unica donna in concorso per il Leone d’Oro.
Un premio che, alla fine, è stata proprio lei a conquistare. Un risultato che si inserisce in maniera significativa nel dibattito sulla scarsa presenza di registe nelle grandi produzioni e nei festival. Come evidenziato dallo studio della USC Annenberg Inclusion Initiative, infatti, la sottorappresentazione delle registe non può essere spiegata semplicemente attraverso la qualità delle opere. È necessario, invece, spostare l’attenzione sulle opportunità e sulle barriere presenti nell’industria.