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Hollywood non è più quella di una volta (tra streaming e algoritmi)

Hollywood non è più quella di una volta (tra streaming e algoritmi)

A dirlo è Dick Lippin, che dirige una delle principali agenzie di comunicazione specializzate nella rappresentanza di aziende, creatori e contenuti a Hollywood.

Per oltre un secolo Hollywood è stata la fabbrica dei sogni del pianeta: glamour, star, storie leggendarie e un’industria capace di dominare l’immaginario globale. Oggi però quel mondo sembra evanescente. Non è una nostalgia da cinefili malinconici: lo dice anche chi ci lavora da quarant’anni, come il veterano delle pubbliche relazioni nonchè boomer eccellente Dick Lippin.

L’industria dell’intrattenimento è stata travolta da una tempesta perfetta fatta di guerre dello streaming, pandemia, scioperi, intelligenza artificiale, incendi, crisi politiche e una raffica di fusioni miliardarie. Risultato: il vecchio sistema hollywoodiano non esiste più. Non è morto del tutto, ma sicuramente non è più quello che conoscevamo.

Le Big Tech conquistano il cinema (e Hollywood guarda i bilanci)

Nel frattempo Hollywood ha cambiato proprietari. Un tempo comandavano i grandi studios; oggi, sempre più spesso, decidono le big tech e i contabili di Wall Street. Piattaforme come Netflix hanno ribaltato le regole del gioco: non contano più gli ascolti o il botteghino, ma gli abbonati.

Più milioni di utenti paganti, più contenuti da produrre, possibilmente possedendone tutti i diritti per sempre. Intanto i colossi tecnologici comprano pezzi dell’industria come fossero figurine: Amazon si prende MGM, Disney ingloba gli asset di 20th Century Fox, Paramount sfila Warner Bros a Netflix e altre fusioni ridisegnano continuamente la mappa del potere mediatico.

Mentre questo accadeva, però, Hollywood era impegnata soprattutto a inseguire i report trimestrali di Wall Street: tagli, licenziamenti e fusioni finanziate a debito. Strategia industriale? Rimandata al prossimo trimestre.

Lo streaming ha rotto il giocattolo

Il vero problema è che lo streaming ha smontato il vecchio meccanismo economico che teneva in piedi Hollywood. Prima un film o una serie vivevano più vite: uscita al cinema o in tv, poi syndication, mercati esteri, home video. Ogni passaggio generava nuovi guadagni.

Oggi invece molte piattaforme comprano tutto e subito, diritti compresi, e i contenuti restano lì per sempre. Fine della storia, almeno per chi li ha creati. La soluzione? Secondo Lippin, una possibile via d’uscita sarebbe tornare a un modello più rischioso ma anche più equo: meno soldi subito, più partecipazione ai guadagni nel lungo periodo.

E soprattutto rimettere ordine nella distribuzione tra cinema, tv e streaming, perché se il pubblico deve passare più tempo a capire dove vedere un film che a parlarne, qualcosa evidentemente non funziona.

Hollywood può salvarsi, ma deve cambiare mentalità

Nonostante tutto, Hollywood ha già affrontato crisi e rivoluzioni tecnologiche e ne è sempre uscita viva. Ma stavolta dovrà reinventarsi davvero. La tecnologia, intelligenza artificiale compresa, può diventare un alleato migliorando efficienza e analisi strategica, a patto di mettere paletti seri per evitare abusi come deepfake e manipolazioni dell’identità.

E poi c’è la dimensione globale: il pubblico oggi guarda senza problemi film e serie provenienti da altri paesi, spesso anche in lingua originale. Le produzioni internazionali crescono e Hollywood non può più ignorarle. Se gli studios tradizionali e i giganti della tecnologia riusciranno a collaborare invece di combattersi, la vecchia fabbrica dei sogni potrebbe perfino rinascere.

Magari meno imperialista di prima, ma ancora capace di raccontare storie che il mondo voglia vedere.