Jason Bateman: il momento più ambizioso della sua carriera
C’è stato un tempo in cui Jason Bateman era il re della commedia asciutta americana: sarcasmo calibrato, nevrosi middle-class e quella capacità rara di sembrare eternamente un uomo normale intrappolato nel caos. Oggi, però, l’attore di Arrested Development e Ozark sembra interessato a tutt’altro.
Jason Bateman in un’intervista ha raccontato il momento particolarmente intenso che sta vivendo professionalmente: dal successo della miniserie HBO DTF St. Louis al crime drama Netflix Black Rabbit, fino alla sua prossima sfida dietro la macchina da presa, The Partner, adattamento del romanzo di John Grisham con Tom Holland protagonista.
Da “uomo comune” a protagonista del disagio contemporaneo
In DTF St. Louis, nuova miniserie HBO creata da Steven Conrad, Bateman interpreta un uomo intrappolato nella stagnazione matrimoniale che finisce coinvolto in un ambiguo triangolo relazionale nato da un’app per tradimenti extraconiugali. Un punto di partenza che potrebbe sembrare da dark comedy cinica, ma che si trasforma rapidamente in qualcosa di più disturbante: una riflessione sulla mezza età, sul desiderio e sull’insoddisfazione americana. Accanto a lui ci sono Linda Cardellini e David Harbour, in un progetto che sembra proseguire quella linea di racconto suburbano e moralmente ambiguo già esplorata in Ozark. Ma con un elemento nuovo: l’assurdo romantico, quasi tragicomico. Non è un caso che Bateman abbia definito questo uno dei ruoli più desiderati della sua carriera recente: il personaggio gli permette di lavorare sulle sfumature del fallimento maschile, un territorio che sembra diventato la sua vera specialità.
Black Rabbit: il lato oscuro del potere familiare
Se DTF St. Louis guarda al collasso emotivo della middle class, Black Rabbit porta Bateman direttamente nel thriller criminale. La serie Netflix, guidata insieme a Jude Law, racconta il rapporto tossico tra due fratelli coinvolti nella gestione di un esclusivo locale newyorchese, dove debiti, criminalità e segreti familiari rischiano di implodere tutto. Ancora una volta Bateman sembra attratto da uomini moralmente opachi, emotivamente instabili, incapaci di distinguere il controllo dall’autodistruzione. Un pattern che, osservato in prospettiva, dice molto della sua evoluzione artistica.
La lezione di Katharine Hepburn e il futuro dietro la macchina da presa
Tra gli aspetti più curiosi dell’intervista emerge anche un ricordo inatteso: un consiglio ricevuto da Katharine Hepburn quando Bateman era ancora giovanissimo. Un’eredità artistica che, a quanto pare, continua a influenzare il suo approccio al mestiere. Ma il prossimo capitolo potrebbe essere ancora più importante: Bateman tornerà alla regia con The Partner, adattamento del thriller legale di John Grisham per Universal, con Tom Holland ancora indicato come protagonista. Dopo l’intensità controllata di Bad Words e soprattutto il lavoro registico in Ozark, il progetto sembra un test decisivo per capire se Bateman voglia definitivamente consolidarsi come autore oltre che interprete.
L’attore che non vuole più rassicurare
La cosa più interessante di Jason Bateman oggi è forse questa, non vuole più essere rassicurante, ma calato nel disagio moderno. Dove una volta incarnava il perfetto everyman americano, ora sceglie personaggi corrosi, fragili, spesso moralmente discutibili. È un cambiamento che ricorda quello compiuto da altri attori della sua generazione quando hanno deciso di sabotare la propria immagine pubblica per inseguire complessità. E funziona.Perché se c’è qualcosa che Ozark ha dimostrato, è che Bateman dà il meglio quando il suo aplomb da bravo ragazzo comincia lentamente a incrinarsi. Oggi quella crepa è diventata la sua firma.