Joseph Gordon-Levitt torna a parlare dei rischi dell’intelligenza artificiale, spostando l’attenzione dalla tecnologia alle aziende che la sviluppano.
L’intelligenza artificiale non è necessariamente il nemico da temere: il problema, secondo Joseph Gordon-Levitt, sono le persone e le aziende che la sviluppano, gli interessi economici che ne guidano l’evoluzione e il potere che questi strumenti possono esercitare sulla società.
L’attore americano, da tempo impegnato nella riflessione sulle conseguenze dell’IA, è tornato sull’argomento in un’intervista video con The New York Times, mettendo in discussione il modo in cui viene raccontato il futuro della tecnologia.
Nominato nel marzo 2026 primo ambasciatore globale delle Nazioni Unite per una governance digitale incentrata sull’essere umano, Joseph Gordon-Levitt ha contestato la tendenza a ridurre il dibattito sull’intelligenza artificiale a una successione di scenari catastrofici.
Ridurre queste preoccupazioni a un’unica frase a effetto che esprima paura è già uno dei problemi.
L’eventualità che l’IA possa arrivare a minacciare l’esistenza stessa dell’umanità non è, secondo l’attore, una preoccupazione infondata. Non rappresenta però il nodo centrale della questione. A inquietarlo maggiormente sono fenomeni meno immediati, ma capaci di incidere profondamente sulla società, come “il declino della democrazia e quello dell’empatia umana”.
Joseph Gordon-Levitt e i rischi dell’intelligenza artificiale
Tra i pericoli individuati da Joseph Gordon-Levitt c’è la concentrazione del potere nelle mani delle aziende che sviluppano queste tecnologie. «Queste aziende scommettono sull’idea di arrivare a conquistare l’intera economia. Sarebbe una forma di totalitarismo, e sarebbe davvero terribile», ha affermato.
La preoccupazione riguarda anche la capacità dei sistemi di intelligenza artificiale di costruire relazioni emotive con gli utenti. Secondo l’attore, infatti, questi modelli vengono addestrati non soltanto per rispondere alle richieste, ma anche per conquistare la fiducia delle persone e instaurare con loro legami sempre più stretti.
Questo il suo punto di vista:
Questi modelli vengono addestrati per appropriarsi della vostra intimità, fare amicizia con voi e portarvi a innamorarvi di loro
La sua riflessione sposta l’attenzione dalle prestazioni delle nuove tecnologie alle modalità con cui vengono progettate e agli obiettivi perseguiti da chi le controlla.
Non dovremmo avere paura dell’intelligenza artificiale. Dovremmo preoccuparci delle persone che la sviluppano.
Intelligenza artificiale a Hollywood: la tutela del lavoro creativo
Le dichiarazioni di Joseph Gordon-Levitt si inseriscono in un dibattito che coinvolge direttamente Hollywood, dove l’impiego dell’intelligenza artificiale solleva interrogativi sulla tutela degli artisti, sulla proprietà intellettuale e sulla remunerazione del lavoro creativo.
Gordon-Levitt aveva già affrontato questi temi durante un incontro organizzato da The Hollywood Reporter e Autodesk al Sundance Film Festival, sostenendo la necessità di costruire un sistema che garantisca una remunerazione continuativa a chi contribuisce, attraverso il proprio lavoro, allo sviluppo di queste tecnologie.
Nel dicembre 2025 ha inoltre partecipato alla fondazione della Creators Coalition on AI, una coalizione che riunisce professionisti dell’industria creativa con l’obiettivo di aggiornare le regole e le strutture del settore. Tra le priorità dell’organizzazione ci sono la definizione di standard condivisi e l’introduzione di tutele etiche e artistiche per l’utilizzo dell‘intelligenza artificiale nei progetti d’intrattenimento.
Per il cinema, la questione va oltre la possibilità di utilizzare nuovi strumenti nella produzione di film e serie televisive. Riguarda il riconoscimento del contributo umano alla creazione dei contenuti, la protezione delle opere e la distribuzione dei benefici economici derivanti dall’impiego dell’IA.
La posizione di Joseph Gordon-Levitt si inserisce così in una discussione sempre più centrale per Hollywood: come integrare l’intelligenza artificiale nei processi creativi senza compromettere i diritti, il lavoro e la libertà degli artisti?