Matteo Boe interpreta se stesso in La resa dei conti di Fabio Manuel Mulas, sequel di Bandidos e Balentes sul banditismo sardo. Nel cast Caterina Murino.
Matteo Boe entra nel cast di La resa dei conti, il nuovo film di Fabio Manuel Mulas dedicato al banditismo sardo. L’ex bandito, tornato in libertà nel 2017 dopo 25 anni di carcere, interpreta se stesso nel sequel di Bandidos e Balentes, mentre il suo alter ego cinematografico ha il volto di Giovanni Antonio Brancazzu.
Il film, prodotto dallo stesso Mulas, prosegue una saga pensata in tre capitoli e sposta il racconto verso gli anni Settanta e Novanta, attraversando alcuni degli episodi più oscuri della cronaca sarda. Nel cast figura anche Caterina Murino, chiamata a interpretare Patrizia Incollu, direttrice delle carceri di Bancali e Badu ‘e Carros morta nel 2023.
Matteo Boe in La resa dei conti: perché interpreta se stesso
La presenza di Boe è uno degli elementi destinati a far discutere di più del progetto. Mulas ha spiegato di averlo coinvolto per portare il film più vicino alla realtà dei fatti raccontati. Le scene con Boe sono state girate circa dieci mesi fa, dopo una serie di incontri tra il regista e l’ex bandito.
“Non è stato semplice, ma incontro dopo incontro alla fine ha accettato di prendere parte alla pellicola”
Boe aveva mantenuto a lungo il silenzio anche dopo la scarcerazione; secondo quanto riferito da ANSA, la sua ultima intervista dal carcere risaliva al 2007.
Il film attraversa anche luoghi direttamente legati alla storia del banditismo e della detenzione in Sardegna, con riprese a Bancali, Maimone e nel carcere di massima sicurezza dell’Asinara. Proprio dall’Asinara Boe era evaso mentre scontava la pena per il sequestro di Farouk Kassam, avvenuto in Costa Smeralda nel 1992.
Quella stessa vicenda tornerà anche sul piccolo schermo con 177 giorni. Il rapimento di Farouk, serie presentata alla Festa del Cinema di Roma e destinata a Rai 1.
La resa dei conti, dalla Sardegna degli anni Settanta agli anni Novanta
Se il primo capitolo della saga di Fabio Manuel Mulas guardava soprattutto agli anni Cinquanta e Sessanta, La resa dei conti affronta i decenni successivi, seguendo le trasformazioni del banditismo sardo e le vicende di cronaca che lo hanno accompagnato.
La dimensione territoriale resta centrale. Il film è stato girato in 36 comuni della Sardegna e utilizza, secondo i dati diffusi dal regista, 57 varianti della lingua sarda. Un’impostazione che punta a costruire il racconto attraverso luoghi, voci e persone direttamente legate all’isola, più che ricorrere a una Sardegna ricostruita soltanto come scenario.
Accanto a Caterina Murino partecipano anche i ragazzi della Fondazione Autismo Lorenzo Paolo Medas di Sassari. Mulas ha affidato loro una scena dedicata al bullismo, collegandola al cambiamento di significato della parola “Balentes”, passata nella lettura del regista dall’idea dell’uomo valente e d’onore a quella del prepotente.
È proprio questo rapporto tra racconto storico e persone reali a definire l’operazione di La resa dei conti: non soltanto rievocare il banditismo sardo, ma portare dentro il film figure che quella storia l’hanno attraversata. Con Matteo Boe chiamato, questa volta, non a essere rappresentato da un attore, ma a comparire davanti alla macchina da presa con il proprio nome e il proprio volto.
