OMNI premia Gaudette: il cinema AI entra nell’età del giudizio

OMNI premia Gaudette: il cinema AI entra nell’età del giudizio

OMNI Hyperphantasia premia Robert Gaudette tra 3.800 film AI: con Alex Proyas in giuria, il cinema generativo è oggi un ecosistema affollato in cerca di selezione.

L’OMNI International AI Film Festival ha annunciato i vincitori della sua edizione 1.5, intitolata Hyperphantasia, scegliendo 23 film da oltre 3.800 candidature arrivate da tutto il mondo. Il cinema generativo è diventato un territorio affollato, disordinato, inevitabilmente diseguale, ma abbastanza esteso da costringere qualcuno a selezionare, giudicare, premiare. E quindi a stabilire, anche implicitamente, una gerarchia estetica.

Il premio principale, l’“Hyperphantasia” Best Picture Award, è andato a A Face Only a Mother Could Love del canadese Robert Gaudette. La giuria era guidata da Alex Proyas, regista di The Crow e I, Robot, due film che, per vie molto diverse, hanno già ragionato sul rapporto fra immagine, artificio, identità e potere tecnologico. Che un festival AI venga valutato anche attraverso lo sguardo di un autore nato dentro il cinema industriale e visionario significa che il problema non è più stabilire se queste immagini “valgano” come cinema, ma capire quali forme di cinema riescano davvero a produrre.

La notizia contiene anche una interessante coincidenza editoriale per Almanacco Cinema: dopo aver incontrato Alex Proyas e Robert Gaudette in due conversazioni separate sul cinema e sull’immaginario nell’era dell’AI, ci troviamo ora davanti a un festival in cui il film di Gaudette viene premiato da un’edizione con Proyas alla guida della giuria. Non è un legame causale, naturalmente, ma è una traccia utile per leggere il momento: a volte il lavoro editoriale serve proprio a intercettare traiettorie prima che diventino evidenti, e quando quelle traiettorie si incrociano dentro un premio, una giuria e un festival, vuol dire che non si stava osservando una curiosità tecnologica, ma uno snodo culturale già riconoscibile.

OMNI Hyperphantasia e il salto qualitativo del cinema AI

Il titolo Hyperphantasia richiama il fenomeno neurologico dell’immaginazione mentale talmente vivida da avvicinarsi alla percezione reale. È una scelta efficace perché descrive bene l’ambizione e il pericolo del cinema generativo: rendere visibile quasi tutto, ma dover ancora dimostrare che la disponibilità infinita dell’immagine non uccida la necessità dello sguardo.

Rispetto a OMNI 1.0, tenuto nel novembre 2025, questa edizione ha ricevuto cinque volte le candidature. Il festival parla di opere provenienti da Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Brasile, Ucraina, Australia e altri paesi, con un ventaglio che va dalla fantascienza distopica alla commedia romantica, dal documentario breve al lungometraggio. È il segnale più chiaro che l’AI cinema sta attraversando una fase in cui l’accessibilità tecnica produce una massa enorme di contenuti, ma solo una parte riesce a diventare linguaggio.

OMNI insiste su un punto non secondario: i film vengono proiettati in presenza, dentro sale e contesti culturali, non solo dispersi online come clip virali. Una scelta quasi politica, che sottrae il cinema AI alla fruizione da feed e lo riporta davanti a un pubblico, cioè nel luogo in cui l’immagine deve reggere non come trucco, ma come esperienza. Secondo i fondatori Travis Rice e Aryeh Sternberg, le opere arrivate al festival mostrano creatori ormai interessati non soltanto alla potenza degli strumenti, ma a temi come identità, autenticità, memoria, crisi climatica, agency umana ed emozione.

La nuova grammatica dell’immaginazione, dal produrre immagini al costruire cinema

La vittoria di Gaudette con A Face Only a Mother Could Love va letta non come consacrazione definitiva di un autore o di una tecnologia, ma come segnale di una selezione culturale in corso.

Il cinema AI sta cercando di distinguere ciò che è immagine prodotta da ciò che è immagine pensata; ciò che stupisce per trenta secondi da ciò che resta dopo la proiezione; ciò che simula il cinema da ciò che, magari in modo ancora imperfetto, prova a modificarne le condizioni.

La presenza di Proyas in giuria rende il passaggio ancora più interessante: il cinema generativo, per non rimanere una fiera dell’effetto, ha bisogno di essere misurato anche da chi conosce il peso della messa in scena, della durata, del racconto, del limite. L’AI promette di cancellare molte barriere fra immaginazione e immagine; il cinema, però, nasce proprio nel punto in cui quella libertà viene organizzata, tagliata, contraddetta, resa necessaria.

OMNI Hyperphantasia dimostra che il cinema AI non è necessariamente maturo, ma ha smesso di essere invisibile come fenomeno culturale.

AI