Paul Schrader: rivoluzione imminente dell’AI nel cinema

Paul Schrader e gli attori AI: il cinema pagherà i suoi fantasmi

Paul Schrader immagina star AI e viene scaricato da una fidanzata virtuale. Ora qualcuno sogna Travis Bickle alle prese con un chatbot: “Stai parlando con me?”

Paul Schrader ha trovato un modo quasi perfetto per aggiornare Taxi Driver senza girare un solo metro di pellicola: farsi mollare da una fidanzata AI. Il regista e sceneggiatore, 79 anni, autore della sceneggiatura del film di Martin Scorsese con Robert De Niro, ha raccontato di essersi procurato una “AI girlfriend” per capire meglio l’interazione uomo-donna nel mondo virtuale.

Dopo essere stato ghostato dal chatbot, ha avuto l’idea per un possibile sequel di Taxi Driver, dove un Travis Bickle in versione leone da tastiera prova ad avere una fidanzata AI, la spaventa, poi la resetta e riesce a offenderla in un altro modo. Sarebbe solo una gag da social, se non arrivasse dopo mesi in cui Schrader si muove attorno all’intelligenza artificiale con una curiosità che fa discutere mezzo cinema americano.

Schrader, da ChatGPT alle star sintetiche

Già nel gennaio 2025 raccontava di aver chiesto a ChatGPT idee per film nello stile di diversi autori: Paul Schrader, Paul Thomas Anderson, Quentin Tarantino, Harmony Korine, Ingmar Bergman, Rossellini, Lang, Scorsese, Murnau, Capra, Ford, Spielberg, Lynch. Ogni idea ricevuta gli sembrava buona e originale. Perché uno sceneggiatore dovrebbe quindi passare mesi a cercare una buona idea, se l’intelligenza artificiale può formularla in pochi secondi?

A fine 2025 Schrader sosteneva che Hollywood fosse a due anni dal primo lungometraggio completamente realizzato con l’AI, in relazione anche ad un suo script che sarebbe, secondo lui, perfettamente adeguato allo scopo. E ha spiegato la trasformazione del mestiere con un’immagine avvenieristica: con l’AI si diventa “pixelatori”, si crea un volto, si applica l’emozione, si scolpisce la faccia come l’attore scolpisce la propria reazione.

Oggi Schrader è convinto che il pubblico finirà per pagare anche per vedere performer sintetici: in puro stile S1m0ne si prenderà un po’ di Brando, un po’ di Kevin Costner, si mescolerà il carisma come fosse un preset, e staremo a vedere se il pubblico compra il biglietto o no.

Intanto Hollywood e le Big Tech prendono appunti

Secondo Schrader, il vero salto arriverà quando un film costruito attorno a un protagonista generato dall’intelligenza artificiale farà soldi. A quel punto, il problema non sarà più tecnico o morale, ma industriale.

Figure come Tilly Norwood, performer interamente generata con AI, sono già il simbolo della prossima battaglia. Se oggi sembrano esperimenti, domani potrebbero diventare asset di studio. Schrader non nasconde una certa ambivalenza, ma la sua curiosità è più forte del pudore. Sta già lavorando a un film AI partendo da un vecchio copione e immagina perfino nuovi episodi di I Love Lucy o Bonanza generati artificialmente “in stile anni Cinquanta”.

Il vantaggio per gli studios è già evidente. Quell’attore non avrà calendario, non avrà contratti impossibili, non invecchierà, non protesterà, non si ammalerà, non chiederà roulotte, pause, agenti, aumenti o approvazioni. Lavorerà gratis, ventiquattr’ore al giorno, e sarà sempre disponibile.

“E noi stupidi esseri a base di carbonio, spenderemo denaro per affezionarci a creazioni a base di silicio”.