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Ridley Scott, l’AI e i papiri carbonizzati di Ercolano
Ridley Scott produce The Vesuvius Challenge, documentario narrato da Guy Pearce sul progetto che legge i papiri di Ercolano con raggi X e AI.
La Scott Free Productions di Ridley Scott ha sviluppato e prodotto The Vesuvius Challenge, documentario dedicato al lavoro dell’informatico Brent Seales e della comunità internazionale che sta decifrando i papiri carbonizzati di Ercolano senza aprirli.
Il documentario è diretto da Daniel DiMauro e Morgan Pehme, già autori di Get Me Roger Stone, e sarà narrato da Guy Pearce, che aveva lavorato con Ridley Scott in Prometheus. Il film racconterà una ricerca iniziata decenni fa, arrivata nel giugno 2026 alla lettura completa del testo conservato all’interno di un rotolo sigillato dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
“Grazie a tecnologie di imaging all’avanguardia, all’intelligenza artificiale e a una determinazione instancabile, il dottor Seales e la sua squadra, partita da una posizione di svantaggio, lavorano per svelare digitalmente i segreti dell’unica biblioteca dell’antica Roma giunta fino a noi. Mentre la loro impresa conquista l’attenzione globale, The Vesuvius Challenge diventa una storia ad alta tensione di perseveranza, scoperta e della ricerca dell’umanità per recuperare i grandi libri perduti dell’antichità”.
The Vesuvius Challenge: registi, produttori e protagonisti
Il protagonista scientifico sarà Brent Seales, professore di informatica all’Università del Kentucky e fondatore di EduceLab. Nel 2023 Seales ha aperto immagini e software sviluppati dal suo laboratorio, creando con Nat Friedman e Daniel Gross il Vesuvius Challenge: una competizione internazionale finanziata da donazioni, basata su machine learning, computer vision e ricostruzione geometrica. Il progetto ha già distribuito 1.800.500 dollari in premi e ha messo a disposizione un ulteriore premio da un milione di dollari per la lettura completa di un altro rotolo.
Il risultato centrale del documentario è stato presentato il 25 giugno 2026 alla Biblioteca Nazionale di Napoli “Vittorio Emanuele III”. Il gruppo ha annunciato la lettura integrale di PHerc. 1667, chiamato Scroll 4 all’interno del progetto: il primo papiro ercolanese arrotolato a essere svolto digitalmente e letto dall’inizio alla fine senza un’apertura fisica.
I tentativi di apertura compiuti nel XIX secolo, nel 1969 e negli anni Ottanta ne avevano distrutto gli strati esterni. La ricostruzione digitale ha recuperato circa 1,4 metri di papiro e le parti inferiori di circa ventidue colonne in greco, successivamente trascritte e controllate dai papirologi. Dati tomografici, superfici ricostruite e trascrizioni sono stati pubblicati con licenza Creative Commons.
Come i raggi X e l’AI hanno letto i papiri di Ercolano
Le scansioni sono state realizzate sulla linea BM18 dello European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble mediante microtomografia a raggi X ad alta risoluzione e contrasto di fase. Il software ha ricostruito la disposizione tridimensionale degli strati, seguito la superficie del papiro, appiattito digitalmente il foglio e utilizzato modelli di machine learning per individuare un inchiostro quasi indistinguibile dal supporto carbonizzato.
Il testo di PHerc. 1667 è un trattato etico probabilmente stoico, databile al II secolo a.C.: affronta la natura umana, l’impulso e il progresso morale. Nell’ultima colonna conservata compare Aristocreonte, nipote e discepolo di Crisippo. Lo studio ha analizzato anche altri due papiri. Nel PHerc. Paris 4, una scansione a risoluzione più alta ha reso l’inchiostro direttamente visibile nei dati tridimensionali; nel PHerc. 139, invece, i ricercatori hanno individuato il titolo e l’attribuzione dell’opera, identificata come l’ottavo libro di Sugli dèi del filosofo epicureo Filodemo.
La partecipazione di Scott Free arriva quindi quando il progetto possiede già immagini, personaggi, risultati verificabili e una progressione narrativa precisa: anni di ricerca, una competizione globale, premi milionari e la prima lettura completa di un oggetto rimasto chiuso per quasi duemila anni. È materiale documentario, ma contiene una struttura che Scott conosce bene: tecnologia avanzata, archeologia e accesso a conoscenze sepolte, questa volta senza bisogno di inventare un pianeta lontano.