Steven Spielberg

Steven Spielberg, il rimpianto di James Bond

È difficile immaginare un mondo in cui Steven Spielberg non abbia ottenuto tutto ciò che desiderava a Hollywood. Eppure esiste un “no” che ancora oggi pesa nella storia del cinema: quello ricevuto dalla saga di James Bond.

Steven Spielberg, in una recente intervista al podcast The Rest Is Entertainment, il regista di Lo squalo, E.T. e Schindler’s List ha raccontato di aver tentato più volte di entrare nell’universo di 007, venendo però sistematicamente respinto dal leggendario produttore Albert Cubby Broccoli. 

Spielberg voleva Bond sin dagli inizi

L’amore di Steven Spielberg per James Bond nasce da lontano. Il regista ha raccontato di essere cresciuto con i film dell’agente segreto britannico e di aver sempre sognato di dirigerne uno. Dopo l’enorme successo de Lo squalo nel 1975, Spielberg decise di fare il grande passo: contattò direttamente Cubby Broccoli proponendosi come regista di un capitolo della saga. La risposta? Un secco rifiuto.

Non soddisfatto, Spielberg ci riprovò pochi anni dopo, quando Incontri ravvicinati del terzo tipo consolidò definitivamente il suo status di wunderkind di Hollywood. Stavolta cercò persino di negoziare: avrebbe concesso alla produzione di utilizzare le celebri cinque note musicali del film in Moonraker, in cambio della possibilità di dirigere un Bond. Anche in questo caso, però, arrivò un altro no.

Un rifiuto che ha cambiato la storia del cinema

A posteriori, il rifiuto di Broccoli assume quasi i contorni di una sliding doors cinematografica. Fu infatti dopo quelle porte chiuse che Spielberg confidò la sua frustrazione a George Lucas. La risposta del creatore di Star Wars è ormai entrata nella leggenda: invece di Bond, gli propose qualcosa di meglio. Quel “qualcosa” sarebbe diventato Indiana JonesPensarci oggi fa quasi sorridere: senza quei rifiuti, forse Spielberg non avrebbe mai diretto I predatori dell’arca perduta, e il cinema d’avventura moderno avrebbe avuto un volto completamente diverso.

Come sarebbe stato un Bond diretto da Spielberg?

La vera domanda, naturalmente, è un’altra: che tipo di James Bond avrebbe realizzato Steven Spielberg? Guardando la sua filmografia degli anni Settanta e Ottanta, si può immaginare un 007 più spettacolare e forse persino più emotivo. Probabilmente avremmo avuto sequenze action rivoluzionarie molto prima dell’era di Casino Royale, con una messa in scena più cinematografica e meno legata alla formula classica della saga. E chissà: magari un Bond spielberghiano avrebbe anticipato di decenni l’evoluzione blockbuster del franchise.

Spielberg ha chiuso il racconto con l’ironia di chi, nel frattempo, è diventato una leggenda vivente. Se oggi gli chiedessero di dirigere un film di Bond? La sua risposta sarebbe semplice: “Non potreste permettervi il mio cachet”. Una battuta che suona quasi come una rivincita dopo anni di porte chiuse.

Resta il fascino di un grande what if della storia del cinema: un James Bond firmato Steven Spielberg non esisterà mai, ma continua a vivere nell’immaginazione degli spettatori. E forse è proprio questo il bello dei film mai realizzati: diventano perfetti perché nessuno li vedrà mai.