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Michael Douglas

White Lies, Oliver Stone riunisce Douglas e Dafoe

Michael Douglas, Willem Dafoe, Ellen Barkin, Homer Gere e Yvonne Chapman nel cast di White Lies, nuovo film narrativo di Oliver Stone.

Oliver Stone ha finito in silenzio un film nuovo. Si intitola White Lies, è il suo primo lungometraggio narrativo dopòo 10 anni da Snowden e oggi rivela un cast che parla anche al passato del regista: Michael Douglas, l’uomo che con Wall Street ha trasformato Gordon Gekko in un emblema dell’avidità americana, e Willem Dafoe, già con Stone in Platoon e Nato il quattro luglio.

Con loro entrano nel progetto anche Ellen Barkin attrice dal carisma ruvido e immediatamente riconoscibile, insieme a Homer Gere, figlio di Richard Gere, e Yvonne Chapman, accanto ai già annunciati Josh Hartnett e Leila George.

Il film, scritto e diretto da Stone, segue Jack Freeman, ragazzo segnato dal divorzio dei genitori che finisce per riprodurre in età adulta le stesse fratture nel proprio matrimonio e nel rapporto con i figli. Da lì parte una fuga fatta di desiderio, errore e perdita di orientamento, fino all’incontro con una donna che lo costringe a guardare la propria vita da un’altra prospettiva.

White Lies, un ritorno lontano da Hollywood

Il film è stato girato lontano dal rumore dei grandi set hollywoodiani, tra Europa e Asia, con una produzione indipendente guidata da Fernando Sulichin, Maximilien Arvelaiz e Jordan Gertner per New Element Media.

Le riprese si sono concluse il 4 giugno, dopo una lavorazione passata anche dall’Italia, ma White Lies resta ancora un film senza volto pubblico: nessun trailer, nessuna immagine ufficiale, pochi dettagli. Un rientro più raccolto, e forse proprio per questo più esposto.

Stone ha commentato la chiusura delle riprese con una dichiarazione insolitamente affettuosa: “Il cast è stato una gioia dall’inizio alla fine. E la troupe italiana è stata la più calorosa con cui abbia mai lavorato. Sono profondamente grato per questa opportunità”.

Oliver Stone cambia scala ma resta sulle ferite

Stone non sta semplicemente tornando dietro la macchina da presa: sta rientrando nel cinema narrativo richiamando due volti legati ad alcune delle sue ossessioni più forti, dal potere economico alla guerra, dalla colpa individuale alla frattura morale.

Questa volta, però, il campo di battaglia sembra più domestico: famiglia, perdita, dolore, desiderio, matrimonio, figli. Per un regista abituato a raccontare l’America come un sistema sotto processo, White Lies potrebbe essere il tentativo di spostare quel processo dentro una casa, dentro una coppia, dentro una biografia.

Stone arretra dal fronte dei grandi conflitti pubblici, proprio per cercarne la prima forma nei rapporti umani: è lì che le bugie bianche, quelle dette per affetto e sempre protette da un alibi, possono diventare una velenosa eredità: non la menzogna clamorosa, ma quella quotidiana, accettabile, quasi gentile, che passa da una generazione all’altra finché qualcuno smette di chiamarla amore.