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Hollywood, tra intelligenza artificiale e tutela del lavoro

The Sandbox, il discorso della regista per far riflettere

The Sandbox: intervistata di recente, la regista del film ha espresso parole molto chiare con l’intento non solo di promuovere, ma anche di far riflettere.

La regista del film The Sandbox, Kenya-Jade Pinto, parla della sua storia sul potere e della speranza di farci riflettere su come scegliamo di usare, o non usare, la tecnologia come strumento.

The Sandbox, il film

Il film della regista in questione è stato presentato in anteprima al CPH:DOX di Copenaghen, e si addentra in una sorta di scatola nera globale riguardante il tema della migrazione, della sorveglianza e del controllo.

Le opinioni

“La regista Kenya-Jade Pinto ci offre una visione sconvolgente di una scatola nera globale fatta di migrazione, sorveglianza, controllo e, non da ultimo, della mentalità di chi ne è responsabile”, si legge in una nota sul sito web ufficiale del CPH:DOX a proposito proprio del documentario.

“Dalle fiere delle armi negli Stati Uniti ai confini meridionali dell’UE e oltre, ha creato un film di immensa attualità e rilevanza, sia per le sue acute analisi politiche sia per il suo reportage visivamente impeccabile da un mondo di droni e telecamere a infrarossi.

Ma la vita e la dignità dell’individuo non vengono mai perse di vista nella mappatura cinematografica di Pinto delle linee di faglia del XXI secolo- e di una matrice globale di militarizzazione ad alta tecnologia e politiche di sicurezza, dove paura e potere si alimentano a vicenda.”

La conclusione del film afferma inoltre che si tratta di una istantanea lucida su di un mondo in continua trasformazione ed evoluzione.

E’ prodotto da Shasha Nakhai e dalla stessa Pinto, e vede la fotografia di Luc Forsyth, Gabriela Osio Vanden, Pinto e Nick Wambugu.

Il montaggio è invece affidato a Jordan Kawai.

La distribuzione e le vendite sono di Together Films.

Il documentario ci catapulta nel deserto dell’Arizona al Mediterraneo sorvegliato interamente da speciali droni. Si incontrano migranti, soccorritori e anche specializzati agenti di frontiera.

“Gli strumenti testati alle frontiere si riversano nei database e nella vita quotidiana, annullando la distanza tra chi osserva e chi viene osservato.”

Così recita la sinossi ufficiale.

Pinto ritiene che le problematiche che affronta richiedano una maggiore consapevolezza e un dibattito molto più ampio.

Siamo noi a creare la tecnologia che ci circonda secondo la regista, e un paio di frasi presenti nel film lo testimoniamo perfettamente.

La Pinto lo ritiene un film tecnologico ma anche politico, di potere, e su come vengono applicate determinate dinamiche a questi livelli.

Il film inoltre non si rivolge a cerchie ristrette, ma a tutto lo spettro politico. E’ munito di una morale, un punto di vista, ma al tempo stesso c’è anche un elemento di universalità.

Riguardo invece i suoi prossimi progetti, si parla di un lungometraggio sulla narrativa, basato ovviamente su un romanzo ancora top secret.