Feff28: autobus che esplodono in pieno centro a Hong Kong, drammi personali che sfociano in tragedia e fantasmi che massacrano detenuti in un carcere in Indonesia.
Questi in sintesi i temi trattati dai film visti durante la seconda giornata della 28^ edizione del Far East Film Festival di Udine.
Vi lascio un veloce parere a caldo sui film visti ieri.
We’re nothing at all
Un autobus segue il suo percorso di linea a Hong Kong. Ad un certo punto esplode e muoiono moltissime persone. Iniziano le indagini e viene richiamato un ex investigatore ormai in pensione. Contemporaneamente assistiamo alla storia di due ragazzi omosessuali che intraprendono una relazione condannata da tutti, familiari compresi. Scopriremo che i due fatti raccontati sono strettamente collegati tra loro.
Iniziamo subito con il dire che il film è ben realizzato, ben scritto e ben recitato. Il montaggio parallelo che alterna il presente delle indagini con il passato della love story proibita funziona bene e risulta abbastanza coinvolgente. La parte crime risulta interessante e la critica sociale alla Hong Kong contemporanea fa la sua figura. Il problema però è che molti passaggi risultano leggermente forzati, in particolare per quanto riguarda la relazione tra i due ragazzi. Si susseguono tutte situazioni verosimili se prese singolarmente ma forzate se accumulate tutte assieme, come descritto nella pellicola. Detto ciò il film merita senz’altro una visione, è un vero e proprio pugno nello stomaco e non si dimentica facilmente.

Ghost in the Cell, fantasmi indonesiani al Feff28
Con un titolo che omaggia l’immortale Ghost in the Shell (Mamoru Oshii, 1995), questo horror indonesiano si è rivelato una piacevole sorpresa. In un carcere durissimo si presenta un fantasma che inizia a massacrare i detenuti realizzando poi delle opere d’arte con i loro corpi smembrati. Apparentemente non c’è nessuna logica nel suo operato ma un carcerato che stava realizzando un reportage sulla deforestazione illegale nel paese proverà a collegare tutti i fili.
Il film merita un plauso per il modo in cui unisce horror splatter e commedia a tratti demenziale. Fare un lavoro del genere risulta veramente difficile e tantissimi tentativi finiscono per risultare peggio del trash. Ghost in the Cell invece ci presenta un risultato egregio. La pellicola è divertente, non annoia, è splatterosissima e riflette anche sulla società corrotta contemporanea. Ovviamente senza nessuna pretesa, ma l’idea c’è e fa la sua figura.