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L’Inconnue: nel labirinto dell’identità con Léa Seydou
L’Inconnue, enigmatica e sofisticata opera, affronta il tema del body switch con piglio autoriale, orchestrando un affascinante dramma esistenziale.
L’Inconnue è l’ultimo film scritto e diretto da Arthur Harari, premio Oscar alla miglior sceneggiatura originale per Anatomia di Una caduta di Justin Triet. La pellicola è stata presentata quest’anno al 79º Festival di Cannes, dove si è affermata come il film evento, alimentando un acceso dibattito tra chi ne ha celebrato l’audacia e i detrattori che hanno messo in discussione le scelte narrative. Adattamento cinematografico della graphic novel Le Cas David Zimmerman, l’opera si avvale della partecipazione di Niels Schneider e Léa Seydoux come protagonisti principali.
L’Inconnue, la trama
David è un fotografo schivo, affascinato dalle trasformazioni dei luoghi nel tempo. Prosegue un progetto avviato dal padre scomparso, documentando con i suoi scatti il lento mutare degli spazi. Tuttavia un incontro casuale con Eva, una misteriosa donna, sconvolge la sua esistenza. Dopo aver trascorso la notte con lei, il protagonista si risveglia intrappolato nel corpo della ragazza, mentre la ragazza sembra essere svanita nel nulla.
Una visione audace e inaspettata
Il lungometraggio di Arthur Harari sfugge a ogni definizione e non si lascia ricondurre in un unico genere cinematografico. Quello che inizialmente appare un semplice scambio di corpo — un topos ormai ampiamente inflazionato — si rivela, invece, un’esperienza totalizzante, anche grazie alla macchina da presa che segue, e quasi pedina, gli attori senza timore di alcun pudore fisico, dando vita a riflessione complessa sull’identità e sulla percezione di sé. Il regista è abile e arguto nel dare forma a una narrazione che scava nelle profondità emotive dei personaggi, costruendo un racconto intimo e immersivo, dove i colpi di scena, calibrati, arrivano a sorprendere lo spettatore senza mai tradire la coerenza dell’opera.
L’Inconnue è un viaggio straniante che attinge alle maschere pirandelliane, amplia il concetto di persona esplorato da Ingmar Bergman, dando forma cinematografica alle inquietudine che si celano oltre il confine tra corpo e anima. Harari fa propria la lezione di Michelangelo Antonioni e celebra la bellezza di perdersi esistenzialmente, come i suoi protagonisti, nel racconto senza mai smarrire il cuore narrativo ed emotivo dell’opera. Con il merito, tutt’altro che trascurabile, di non scivolare in un progetto distaccato e troppo concettuale.
L’inquietudine del corpo
La pellicola è impreziosita dalle interpretazioni di Schneider e Seydoux: il corpo diventa un elemento narrativo, superando la dimensione meramente estetica. L’attore appare emaciato, fragile, quasi disumano con una postura raccolta, riflesso di quello che vorrebbe essere un annientamento da sè stessi. La fisicità del protagonista esprime una tensione tra presenza e assenza: una materia vulnerabile che non riesce più a coincidere con l’identità che dovrebbe contenere.
L’eterea attrice francese, che a partire dall’interpretazione ne La vita di Adele di Abdellatif Kechiche ha fatto del suo corpo un’espressione artistica, in questo caso affronta la sfida di mettere in scena la propria immagine, in cui ha dichiarato di non riconoscersi, reduce da una gravidanza che le ha cambiato l’aspetto. Oltretutto Seydoux, in un gioco meta attoriale, esplora ancora di più il confine tra corpo e anima, recitando una parte da uomo — un sogno che ha dichiarato di avere sempre avuto — in cui tenta di assumere atteggiamenti propri del genere maschile, pur restando intrappolata nella sua fisicità femminile.
L’Inconnue, in conclusione
L’opera di Harari rappresenta un affascinante percorso, stratificato e introspettivo, alla ricerca del significato più recondito dell’io e del rapporto con il proprio corpo. L’Inconnue accompagna lo spettatore nelle vite dei personaggi, in un racconto esistenziale e surreale, che volutamente si perde nell’interiorità di David ed Eva, senza mai smarrire la propria coerenza narrativa.
Così come la fotografia, elemento centrale del film — attraverso lo sguardo del protagonista, un timido fotografo che si rifugia dietro la lente per osservare e conservare le metamorfosi degli spazi urbani circostanti — anche l’Inconnue tenta di dare forma cinematografica ai mutamenti più profondi della coscienza: grazie al potere delle immagini, in particolare le inquadrature fisse e in primo piano dei protagonisti, l’opera restituisce ed esplora il modo in cui l’identità si trasforma nel corso della vita.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4.5
★★★★⯨
