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Close

Close, la seconda poetica opera di Lukas Dhont

Close è la seconda opera del regista belga Lukas Dhont, dopo l’acclamato Girl. Identità e condizionamenti sociali caratterizzano entrambe le pellicole.

Close ha vinto il Gran Prix a Cannes 2022, ed ha ricevuto una candidatura come miglior film internazionale agli Oscar 2023. Dhont, dopo aver vinto un Oscar con Girl (2018), la storia di un’aspirante ballerina transessuale, torna a parlare di crescita e sofferenza. Protagonisti del film sono due migliori amici dodicenni belgi, che si ritrovano a dover giustificare la loro affezione agli occhi degli altri.

La trama di Close

Léo e Rémi, non più bambini ma non ancora adolescenti, sono molto legati fin dall’infanzia e affettuosi fra di loro e con i loro genitori. In particolare, Léo vive praticamente a casa di Rémi ed ha uno stretto rapporto anche con la madre del suo migliore amico. Sono una grande famiglia.

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I due amici vivono in una dimensione idilliaca, passando le giornate d’estate tra i fiori dai colori sgargianti delle piantagioni dei genitori di Léo e la cameretta di Rémi. I due giocano e si divertono ma sono anche di supporto l’un l’altro nei momenti di sconforto. Soprattutto Léo è molto affettuoso e protettivo nei confronti di Rémi.

Le cose cambiano irreversibilmente quando inizia il nuovo anno scolastico. Il legame che li unisce viene visto con sospetto dai loro compagni di classe. Se le ragazze seminano il dubbio che tra loro ci sia qualcosa di più dell’amicizia, alcuni ragazzi iniziano a bullizzare in particolare Léo, apostrofandolo con insulti omofobi.

Rémi sembra non dare peso a queste insinuazioni ma Léo si sente ferito e inizia ad allontanarsi dall’amico. Col passare del tempo lo allontana sempre più per sentirsi accettato dagli altri e per dare dimostrazione della sua virilità. Infatti, inizia a frequentare un corso di hockey sul ghiaccio insieme ad altri ragazzi della scuola.

La separazione dall’amico crea una drammatica sofferenza in Rémi che lo porta a chiudersi in sé stesso e ad avere un forte crollo psicologico. Léo presto dovrà fare i conti con il dolore provocato all’amato amico e con il senso di colpa e la perdita.

Lo sguardo degli altri

Al centro di Close c’è il tradimento di un’amicizia. Rémi capisce che il forte sentimento che lo lega all’amico è stato tradito e ridimensionato inspiegabilmente. E sembra anche aver capito che non si potrà tornare indietro. Rémi non vede via d’uscita dal dolore per quei momenti di spensieratezza e libertà che non rivivrà mai più.

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Il regista belga è drastico in questo senso. Rappresenta la pre-adolescenza come un momento in cui manca la capacità di razionalizzazione. E questo porta i protagonisti a prendere decisioni definitive. Léo è il più estroverso ed esuberante dei due ma anche il più condizionato dallo sguardo altrui. Non riesce ad accettare di poter essere visto come alterità, come diverso. Allora, si affretta a conformarsi a tutto ciò che viene associato al maschile: sport e violenza. La tenerezza ed empatia sempre dimostrata per Rémi viene meno in pochissimo tempo. E l’amico questo non può accettarlo.

Il mondo degli adulti in Close

Un ruolo centrale in Close lo ha anche il rapporto fra ragazzi e adulti. La madre di Rémi rappresenta per Léo il senso di colpa. I due si avvicinano e allontanano cercando conforto l’un l’altra. Nessuno però, né la madre di Rémi né i genitori di Léo, cerca di imporsi su di loro. Sono lasciati elaborare i loro stati d’animo in maniera indipendente e libera.

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La seconda parte del film si concentra proprio sul percorso interiore e solitario che Léo deve affrontare per cercare di elaborare la perdita dell’amico. Nonostante gli adulti si dimostrino intelligenti e all’altezza del loro ruolo di guida, il ragazzo vive tutte le fasi della mancanza in prima persona, senza intermediari. Prendendosi, infine, anche le proprie responsabilità.

La regia di Lukas Dhont

Dhont inserisce il film in un orizzonte poetico, sia attraverso le immagini che i dialoghi. I primi piani sugli sguardi ora tristi, ora feriti o spaventati dei due interpreti, gli eccezionali Eden Dambrine (Léo) e Gustav De Waele (Rémi), puntano alla sublimazione del dramma raccontato.

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Anche le immagini, soprattutto dei vasti campi di fiori, tendono al lirismo e cercano il coinvolgimento emotivo dello spettatore. I dialoghi sono essenziali ma realistici. A colpire maggiormente sono i silenzi e gli sguardi. Il regista sembra dirci che a volte, difronte sentimenti talmente forti da piegare, le parole sono superflue.

In conclusione

Close si inserisce in un filone di film che vuole raccontare la crescita soprattutto da un punto di vista sentimentale e identitario. Un esempio recente ne è sicuramente L’Innocenza (2023) di Kore’eda Hirokazu. In entrambi i film viene esplorata la reticenza della società ad accettare comportamenti e attitudini differenti nei giovani maschi.

In Close, però, sembra che il vero problema sia dentro di noi più che fuori. Perché se è vero che Léo viene vessato da alcuni compagni, la maggioranza prende le sue difese ed è aperta all’accettazione del suo modo di essere.

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Il film, inoltre, non vuole concentrarsi su l’orientamento sessuale dei suoi protagonisti. Ma mostrare come un modo differente di essere maschi comporti un livello altissimo di ripercussioni psicologiche e sociali. Léo e Rémi sono solo due migliori amici che trovano conforto l’uno nelle braccia dell’altro. Infatti Léo, ormai privato dell’amato Rémi, cercherà nel fratello maggiore quell’affetto che possa scaldarlo.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4.3
★★★★