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FEFF27: opinione a caldo sui film in concorso, giorno 6

FEFF27: genitori ricchissimi che fanno credere al loro figlio di essere i più poveri, un dramma familiare a Taiwan e un autista di carri funebri misterioso.

La sesta giornata del FEFF27 si potrebbe riassumere in questo modo, vediamo però leggermente più nel dettaglio cosa ci ha regalato ieri il Festival.

Successor, una sorta di Truman Show al FEFF27

Successor è stato il più grande incasso cinese del 2024 e uno dei più alti incassi della storia del cinema nazionale. Il film racconta di una coppia di miliardari che, avendo un primogenito estremamente viziato, decidono di organizzare un sistema educativo diverso per il loro secondo figlio. Gli fanno infatti credere di essere la famiglia più povera del quartiere, composto ovviamente da abitanti che sono in realtà attori pagati proprio da loro.

In questo modo secondo loro il figlio non crescerà viziato e, anzi, sperimenterà i sacrifici necessari che lo dovranno portare un domani a guidare l’azienda del padre. Partiamo subito con il dire che il film è estremamente divertente, sono due ore abbondanti che sembrano 20 minuti e i tempi comici sono azzeccati alla perfezione, finale compreso.

Il punto fondamentale è però che dalla pellicola emerge un’enorme critica alla società cinese. Essa programma infatti la vita dei suoi cittadini al millesimo fin da quando sono piccoli. Spesso aspirazioni e sogni vengono sopraffatti dalle imposizioni della famiglia o della società stessa. Non che in occidente sia così diverso ma in Cina questo tema è particolarmente sentito.

Un film da recuperare assolutamente.

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Family matters

Questa volta ci spostiamo a Taiwan e il FEFF ci mette di fronte a un intimo dramma familiare. Il film è diviso in quattro capitoli ognuno dedicato a uno dei membri della famiglia: padre, madre e i due figli. Il risultato è una pellicola molto gradevole, ben girata e soprattutto ben scritta. Viene coperto infatti un arco temporale di circa vent’anni e ogni capitolo riesce a spiegare ciò che rimaneva in sospeso in quello precedente.

La parte drammatica è ben fatta e i personaggi sono scritti molto bene e quasi tutti sono trattati con dei tempi cinematografici che funzionano. In ogni caso nulla di incredibile ma senza dubbio un film riuscito, tenendo presente che il regista è alla sua opera d’esordio.

Silent city driver

Questa volta ci spostiamo nella periferia della Mongolia. Un ex carcerato appena uscito dopo 16 anni scontati per omicidio, si ritrova a ricominciare la propria vita. Inizia così a lavorare per una ditta di onoranze funebri come autista. Il senso di colpa però è pesantissimo e il nostro protagonista è alla ricerca di un’occasione per redimersi.

Probabilmente il film più strano e complesso visto finora. Premesso che il protagonista è uguale a John Wick, la pellicola ha un ritmo decisamente lento e i tempi non sono proprio scorrevoli. La regia e la fotografia sono però al limite della perfezione e ci sono una serie di movimenti di macchina veramente indimenticabili.

La colonna sonora è composta da una canzone che sembra la versione mongola di The house of the rising sun, è bellissima e inserita perfettamente nelle situazioni e nelle immagini che si vanno a creare. Almeno quattro sequenze sono di una potenza rara e il finale è una delle chiusure più perfette che mi siano capitate di vedere negli ultimi anni.

Da vedere assolutamente, quando siete un momento tranquilli e magari non alle 22 di sera.