Festa del Cinema di Roma 2026, presentato il film Fjord

Festa del Cinema 2026: Fjord, la recensione

La recensione di Fjord, di Cristian Mungiu, con Sebastian Stan e Renate Hansen Reinsveen, presentato alla Festa del Cinema 2026.

Cristian Mungiu arriva alla festa del cinema di Roma 2026 con il suo primo film girato fuori dalla Romania: Fjord, Palma d’oro al 79° Festival di Cannes e che rappresenterà la Romania agli Oscars 2027.

Fjord, la trama

La famiglia Gheorghiu, si è appena trasferita in una cittadina su un fiordo norvegese. Il padre Mihai (Sebastian Stan) è rumeno mentre la e la moglie Lisbet (Renate Reinsve) è norvegese, hanno 5 figli, due adolescenti, due bambini e un neonato.

La famiglia Gheorghiu è di fede evangelista e anche l’educazione dei figli segue le Scritture, imponendo un modello di vita più conservatore. Ai ragazzi è vietato l’utilizzo di smartphone, videogiochi, social network, presenziare a feste o balli. Ma nella Norvegia progressista, questo stile di vita non è realmente accettato.

Notando un livido sulla schiena della figlia maggiore, gli insegnanti della scuola decidono di aprire un’indagine per violenza su minori che stravolgerà completamente la vita della famiglia Gheorghiu.

Fjord, la recensione

Fjord è un dramma familiare a cui si aggiungono sfumature più tipiche del genere d’inchiesta. Un racconto sull’insanabile scontro tra le due autorità sovrane della società odierna: lo Stato e la Fede.

Mungiu mette a nudo l’ipocrisia e la freddezza di un ultra-progressismo che, con la giustificazione di agire per il bene collettivo, è capace di creare addirittura un ambiente per alcuni ostile. Al contempo, espone i limiti di un conservatorismo religioso troppo rigido, che tenta di sopravvivere in una società che ha ormai superato certi tradizionalismi.

A questo quadro abbastanza corposo, il regista riesce ad aggiungere anche qualche spunto su altre tematiche critiche come l’eutanasia, le problematiche ambientali e l’accettazione dell’omosessualità.

Per scrivere la sceneggiatura, Mungiu ha impiegato circa dieci anni studiando atti giudiziari, assistendo a reali processi e consultando assistenti sociali, istituzioni, forze dell’ordine e comunità religiose.

Il film, nello specifico, trae ispirazione dal caso della famiglia Bodnariu a cui  i servizi sociali norvegesi hanno ritirato i cinque figli, accusando la coppia romeno-norvegese di possibili violenze domestiche. Un caso che scosse l’opinione pubblica e che scatenò numerose proteste.

Festa del Cinema 2026: Fjord, la recensione

Dal punto di vista formale, il regista mantiene asciuttezza, scegliendo di essere del tutto neutrale. Mungiu predilige inquadrature fisse, elimina completamente campi e controcampi: la cinepresa resta statica per evitare qualsiasi manipolazione nello sguardo dello spettatore. Manca una colonna sonora extradiegetica e le rare musiche presenti sono esclusivamente diegetiche e legate a specifici momenti della storia. A tratti, sembra quasi di assistere a un documentario.

L’intento è quello di lasciare che siamo noi spettatori a scegliere se e dove puntare il nostro sguardo, per decidere autonomamente se e dove schierarci. Vorremmo essere onniscienti, vorremmo capire di più per farci un’idea definitiva, ma di fatto non possiamo. Speriamo che prima o poi il regista ci dia un indizio, una verità assoluta sulla questione.

Un film come Fjord aiuta ad allenare lo spirito critico. Come nell’Apologia di Socrate, sappiamo di non sapere, sappiamo che non c’è una verità assoluta, esiste solo un’interpretazione di questa possibile verità che ognuno di noi elabora in base alla propria etica e morale.

Il talento che si riconferma: Sebastian Stan e Renate Reinsve

La pellicola si poggia sulle interpretazioni straordinarie di due grandi talenti contemporanei: Sebastian Stan e Renate Reinsve.

Sia Stan che Reinsve tornano alle proprie radici linguistiche: lui rumeno naturalizzato statunitense, lei norvegese. Il film, recitato prevalentemente in inglese, lascia spazio a entrambi per recitare nelle rispettive madrelingue, dando ulteriore realismo alla storia

Fjord: il manifesto ideologico di Mungiu

Cristian Mungiu ha spesso ribadito la propria filosofia: “il cinema deve occuparsi essenzialmente di cose rilevanti“. E Fjord ne è la dimostrazione.

Il film non nasce per attaccare la società o le leggi norvegesi, ma per indagare i confini della libertà personale, e di cosa accade quando i propri valori entrano in rotta di collisione con quelli della maggioranza attorno a noi.

Se è vero che la mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro, questa parità è reale o è solo un’utopia? Una società moderna ha l’obbligo morale e pratico di tutelare le minoranze e diffondere i propri valori inclusivi, ma senza mai imporli con la forza o con la censura.

Con Fjord, Mungiu non vuole confermare le convinzioni pregresse dello spettatore, ma spingerlo a riflettere. Il cinema si fa così specchio della realtà: racconta cose che accadono, che sono accadute e che potrebbero accadere. Non ci sono risposte immediate o soluzioni pronte, solo spunti di riflessione.

Fjord si attesta come una delle opere più interessanti e complete di questa stagione festivaliera. Concorre per la Romania come miglior film internazionale agli Oscars e, personalmente, faccio il tifo (anche) per lui.

Fjord di Cristian Mungiu uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 19 novembre 2026 distribuito da BIM Distribution. Ecco il trailer:

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4.5
★★★★⯨