About Luis, il racconto di una crisi familiare in un road movie diretto da Lucia Chiarla, alla XIX edizione della Festa del Cinema di Roma.
Dopo aver sceneggiato e recitato in Bye Bye Berlusconi! di Jan Henrik Stahlberg (2005) e scritto e diretto il suo primo film Reise nach Jerusalem (2018), Lucia Chiarla presenta alla Festa del Cinema di Roma 2024 il suo ultimo lavoro: About Luis (Es geht um Luis).
Trama
Siamo a Stoccarda, Jens (Max Riemlet) fa il tassista, è sposato con Costanze (Natalia Rudziewicz) e hanno un figlio di nome Luis. I due lavorano tanto, gli unici momenti in cui riescono a incontrarsi sono nell’auto di lui, mentre la accompagna o la va a riprendere da lavoro. Luis frequenta una scuola molto diligente e attenta alle apparenze. Indossa ogni mattina uno zainetto viola, con disegnato sopra un unicorno e tanti brillantini e per questo motivo è vittima di bullismo da parte dei compagni.
Quelle che all’inizio sembrano semplici battute e piccole prese in giro tra coetanei, si tramutano poi in spinte e violenze fisiche più serie. La scuola avvisa i genitori, ma sminuisce il problema e cerca di riversare la responsabilità sulla famiglia, chiedendo esplicitamente di cambiare lo zaino di Luis per far si che il bambino sia meno appariscente rispetto al resto della classe. Luis, così come anche i genitori, inizialmente si rifiuta di imporsi a tale richiesta, fino a che le cose a scuola non iniziano peggiorare.
Per 90 minuti assistiamo all’evoluzione di un problema familiare che da piccolo e apparentemente facilmente risolvibile, diventa un problema enorme che trascina, come in un vortice, tutti i personaggi della storia con un naturale crescendo della drammaticità degli eventi.
La regia di Lucia Chiarla
About Luis sfrutta due tecniche cinematografiche narrative particolari. Per prima cosa si tratta di un road movie, ambientato completamente in auto, non ci sono locations interne se non quelle del veicolo. Chiarla sfrutta il pretesto del lavoro di Jens, tassista, per creare un microcosmo di personaggi che orbitano attorno alla sua auto: clienti, colleghi o familiari che lui accompagna da qualche parte. Riducendo al limite gli spazi della narrazione e facendo ambientare da subito lo spettatore allo spazio chiuso del veicolo, dà risalto ai dialoghi: il vero elemento portante della narrazione.
C’è poi il personaggio di Luis che non vediamo mai, ne sentiamo solo la voce attraverso le chiamate tra lui e i suoi genitori. Seppur mai visibile in scena, la sua presenza è forte. I suoi interventi diventano sono sempre più drammatici e coinvolgenti, a pari passo con una sempre maggiore sensazione di impotenza e frustrazione da parte dei genitori.
Lo sguardo dello spettatore si allinea così a quello dei genitori. Siamo distaccati dalla vicenda, perché non la stiamo vivendo in prima persona e siamo inermi davanti alle diverse strade percorribili. Mentre cerchiamo di capire cosa sia meglio fare, la situazione si fa sempre più seria e sfugge di mano. Anziché concentrarci sui fatti per capire come risolvere il problema, ce ne stiamo paradossalmente allontanando.
Lucia Chiarla riesce a unire diversi temi di attualità di non facile soluzione: le dinamiche di una coppia fragile, le ansie e le preoccupazioni riguardanti il lavoro, il senso di inadeguatezza che si può provare nelle diverse fasi della vita, i condizionamenti socioculturali, il concetto di normalità e diversità.
Il tema della genitorialità
Nel corso della narrazione scopriamo sempre più dettagli su Jens e Costanze, sia come coppia che come singoli individui. Quella che inizialmente ci viene mostrata come una complicità che ha saputo ritagliarsi i suoi spazi e ha trovato i suoi equilibri, con l’avvento del bullismo nella vita di Luis, anche la coppia entra in crisi.
Jens lavora tanto ma non guadagna abbastanza e a preoccuparlo c’è anche una nuova società di trasporto automobilistico privato, più conveniente rispetto al taxi, che gli fa concorrenza. Anche Costanze, che fa l’architetto, lavora tanto ma non le vengono riconosciuti gli straordinari. In questo contesto c’è una coppia che cerca di ritagliarsi anche dei momenti di intimità, nonostante le numerose difficoltà e due genitori che cercano di agire nel modo migliore per il loro bambino.
Il vero tema del film si esplica nella grande domanda che probabilmente ogni genitore si pone: cosa è più giusto per mio figlio? Quale scelta recherà a lui meno dolore e sofferenza?
Davanti a questa domanda i due genitori si dividono: da una parte c’è Costanze che pensa sia giusto cambiare lo zaino sperando che così suo figlio possa smettere di venir preso di mira dai bulli, dall’altro Jens che invece insiste perché lo zaino non venga cambiato e supporta la scelta di suo figlio con la speranza che con il tempo i compagni possano accettarlo.
Ma man mano che la storia prosegue, gli atti di bullismo sono sempre più frequenti e si fanno sempre più feroci, portando Luis e i due genitori allo stremo. Vengono vagliate diverse possibilità: dal far cambiare scuola a Luis, a denunciare l’istituto e il preside per le imposizioni alla famiglia e la negligenza nei confronti degli atti subiti dal bambino. I due faranno affidamento anche a una psicologa per cercare di comprendere come mai il piccolo Luis abbia un attaccamento così forte verso uno zaino e perché si senta forte solamente grazie a quell’unicorno.
I temi del film
C’è una scena in cui Jens parla con un suo cliente, un ragazzino di 15 anni circa, che caricando il cofano del taxi vede lo zaino di Luis e chiede a Jens se gli piacciano gli unicorni, l’altro con molto tranquillamente risponde che è di suo figlio e il ragazzo ribatte, con estrema calma: “Ah, fa parte della comunità LGBTQIA+”. Così nel tragitto in macchina i due iniziano un dialogo sul tema della normalità. Cosa è normale? Quanto è attendibile come concetto? Se anche lo fosse, lo sarebbe al punto da poter influenzare le nostre vite al punto di limitarci nel nostro essere?
Ci si chiede se Luis possa essere omosessuale, un dilemma che viene espresso piuttosto tardi nella narrazione nonostante aleggi nell’aria da subito, perché la questione non è “perché a Luis piacciono gli unicorni”, ma “perché a Luis non possono piacere gli unicorni?”. Perché le preferenze di un bambino devono essere per forza giustificate dal suo genere e catalogate tra giuste e sbagliate? E quali sono i poteri e i limiti di un genitore davanti a questo tipo di problema?
A fare le regole nella società è la maggioranza, soprattutto se si tratta di convenzioni. Qualcuno un giorno ha deciso che il rosa è il colore delle femmine mentre l’azzurro è quello dei maschi. Qualcuno un giorno ha deciso di abbinare un genere ai colori, ai giochi, agli animali, alle payette. Non c’è una regola scritta, non c’è una legge, eppure la maggior parte di noi le rispetta. E per chi, come Luis, non vuole seguire una regola non scritta, ma preferisce seguire i gusti personali, molto spesso la risposta sociale è lo scherno e l’emarginazione.
Conclusione
Il film si fa carico di un messaggio forte, che ha diverse modalità di percezioni rispetto all’età dello spettatore o al ruolo che ricopre. Un adolescente lo percepirà diversamente da un adulto, così come un insegnante da un genitore. Ci porta a provare quella sensazione di impotenza e fragilità che provano Jens e Costanze, ma anche quella di spaesamento e dolore che invece prova il piccolo Luis.
About Luis ci porta a riflettere sul tema della diversità e delle minoranze, su quanto queste ultime vengano sovrastate, circoscritte e annullate da una società troppo conservativa che preferisce omologare piuttosto che integrare.
