629Views
Festa del cinema di Roma: La Pie voleuse, la recensione
Arriva alla Festa del Cinema di Roma 2024 l’ultimo lavoro di Robert Guédiguian, La Pie voleuse, una commedia tenera dai risvolti inaspettati.
Robert Guédiguian rimane nella sua Marsiglia e ancora una volta si affida ai suoi attori feticcio per una commedia luminosa e imprevedibile. Se in E la festa continua! la militanza politica (tema a lui caro) era ancora abbastanza centrale nella trama, qui il regista sceglie di raccontare la dimensione collettiva che ha a che fare con i sentimenti più che con gli ideali.
Non solo l’amore e la passione travolgente, ma anche i desideri e i sogni infranti. I protagonisti di La Pie voleuse cedono umanamente alle tentazioni del mondo, ma sono pronti ad accettare ciò che li aspetta. Il regista ci presenta una realtà rassicurante in cui la comprensione del prossimo è ancora il perno di una società capace di perdonare.
La trama di La Pie voleuse
Maria (Ariane Ascaride) lavora come badante. È premurosa, accogliente e molto benvoluta dalle persone che assiste. Suo marito è un incallito giocatore, a cui capita di vincere, ma soprattutto di indebitarsi per gioco. La donna, allora, arrotonda, per così dire, il suo stipendio con dei piccoli furti nelle case che frequenta. Piccole somme di denaro, piccole bugie sul resto della spesa, ma anche veri e propri assegni.
Questi soldi, oltre a permetterle alcuni confort che ama come le immancabili ostriche mangiate di fronte al mare di Marsiglia, le servono per aiutare suo nipote. Maria, grande amante della musica classica, gli ha trasmesso sin da piccolo la sua passione. Il bambino suona il piano ed è la nonna a pagargli l’affitto dello strumento e a seguirlo nella sua formazione. La sua “truffa” ai suoi occhi ha nobili obiettivi. In più, nessuno dubiterebbe mai di lei, così affezionata alle persone che aiuta.
Tuttavia, quando il figlio di uno degli assistiti scopre che la donna da anni opera furti ai danni del padre, questo piano perfetto si inceppa. Le conseguenze dell’accusa prenderanno una piega inaspettata, dimostrando come la vita possa essere impetuosa e imprevedibile.
La ricetta della felicità
Oltre che una riflessione sulle leggerezze umane, La Pie voleuse è un inno alla vita e al suo godimento. Maria ruba per concedersi cose che per molti possono essere superflue: la musica oppure un piatto particolarmente amato. Eppure, quando il marito le dice che può farne a meno lei risponde convintamente che non è così.

È lì, nell’apprezzare quelle cose semplici, che Maria trova la felicità. Non solo però nel possederle quelle cose, nel poterne usufruire, ma nella sua capacità di apprezzarle davvero. Quando sul suo terrazzino, davanti al mare azzurro di Marsiglia, con Listz in sottofondo, si ritrova di fronte al suo piatto di ostriche, il suo volto parla per lei. Un’estasi piena di entusiasmo, che ricorda molto l’appagamento di Juliette Binoche e Benoît Magimel ne Il gusto delle cose (2023).
E, in fondo, Maria la gioia la trova anche nel suo lavoro. Si prende cura con calore e dedizione degli anziani che assiste, il suo sentimento è autentico verso di loro. Per questo, probabilmente, il suo allungare le mani nei loro portafogli riesce a ottenere da subito il beneplacito dello spettatore. Un peccato veniale rispetto al modo in cui davvero riesce a rassicurarli e ad accompagnarli nelle loro giornate.
Le occasioni della vita
Il film riflette anche sulle occasioni perdute. Maria è una donna che si gode la vita, la assapora come fa con le sue ostriche. Al personaggio di Jean-Pierre Darroussin, suo assistito, che le ricorda ciò che potevano essere risponde stizzita: non le piace pensare a ciò che non è stato. Vive nel presente dei suoi desideri, e nel presente con concretezza cerca di realizzarli.
Lui, invece, con la sua malinconia e con la sua dolcezza verso Maria, incarna proprio quel sentimento di rimpianto. Non a caso, forse, in molte delle scene che lo vedono protagonista sullo sfondo c’è un treno che passa, metafora per eccellenza delle opportunità mancate.
C’è chi, poi, le occasioni le coglie al volo, lasciandosi trafiggere dal più classico dei colpi di fulmine. Senza dire troppo, si tratta forse della parte meno riuscita del film. Non per la trama quanto per l’esecuzione, un po’ bizzarra soprattutto agli inizi. Quello che, però, emerge è la volontà di Guédiguian di dipingere l’amore come una forza a cui è impossibile sottrarsi. Un piano inclinato, per dirla alla Aldo, Giovanni e Giacomo, di cui bisogna semplicemente attendere gli sviluppi.
Lo stile di La pie voleuse
Dal punto di vista estetico La Pie voleuse è un lavoro decisamente godibile. La fotografia, sognante e luminosa, si lascia impreziosire dai colori di Marsiglia così come dalle camicie floreali di Maria. L’insistenza sui primi piani e sulle inquadrature fisse permette di scrutare i personaggi intimamente. In un’intervista Robert Guédiguian ha ammesso di aver lavorato dando rilievo alle immagini più che ai dialoghi. L’intenzione era quella di costruire le scene quasi come fosse un film muto. Da qui l’importanza della musica.
Potremmo definire le musica quasi come l’ennesimo personaggio di La Pie voleuse. Innanzitutto, la prima sequenza del film, che scopriremo centrale nella trama, ci porta all’interno di un negozio di strumenti musicali. Il titolo (in italiano La gazza ladra) richiama, oltre alla tendenza fuorilegge di Maria, l’omonima opera di Gioacchino Rossini. E infine è per la musica che la donna è disposta a rubare, per permettere al nipote di realizzare quel sogno che forse apparteneva a lei.
Pertanto, la colonna sonora, con il pianoforte a farla da padrone, accompagna tutta la narrazione. Si va da pezzi classici (Schubert e Liszt, per citarne alcuni), a una colonna sonora originale realizzata in contemporanea al montaggio. La musica riempie i silenzi, senza essere di troppo, ma anzi arricchendo con poesia la fotografia.
In conclusione
La Pie voleuse è un film esteticamente piacevole, tanto per la colorata fotografia, quanto per la musica che accompagna la narrazione dall’inizio alla fine. Un’ottima commedia che, al netto di alcune evoluzioni un po’ forzate nell’esecuzione, fa sorridere e scalda.
Ariane Ascaride, a cui il regista e marito dedica una particolare cura nella ripresa, brilla, e quando non è in scena ne sentiamo la mancanza. La sua Maria è una sognatrice, pecca senza malignità, ed è impossibile condannarla. Una donna amorevole, ironica, e con una vivace furbizia negli occhi che gli spettatori ameranno.
Robert Guédiguian con La Pie voleuse riflette su umanità semplici, sole, bisognose di cure e compagnia. Personaggi ritratti con grande sensibilità e che per questo suscitano tenerezza. Il regista accende un faro sulle più comuni debolezze umane, le accarezza, e assolve con affetto i suoi protagonisti.
La Pie voleuse verrà distribuito in Italia da Officine Ubu.
