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Festa del Cinema di Roma: The Dead Don’t Hurt, la recensione
The Dead Don’t Hurt, di Viggo Mortensen, un western dai toni femministi con Vicky Krieps. Al cinema dal 24 ottobre.
Al suo secondo film da regista, dopo Falling. Storia di un padre, Viggo Mortensen questa volta è anche sceneggiatore, attore, produttore e compositore della colonna sonora. Alla Festa del Cinema di Roma, dove Mortensen ha ricevuto anche il Premio alla Carriera, il film ha riscosso una standing ovation e quasi cinque minuti di applausi.
The Dead Don’t Hurt è un western fuori dal comune, forse l’unica cosa che lo accomuna al genere western è proprio l’ambientazione. La narrazione si costruisce attorno alla figura di Vivienne, una donna forte e indipendente, e ai personaggi (tutte maschili) vicino a lei.
Il film affronta i temi dell’amore, della famiglia, ma anche della lontananza, della guerra e della violenza. L’unione di tematiche forti all’interno di un racconto fine, soprattutto per via delle musiche composte dallo stesso Mortensen, che entrano in scena “in punta di piedi”, accompagnando il racconto con melodie leggere dove dominano gli archi e il pianoforte.
La donna dietro il personaggio di Vivienne Le Coudy
Il film è dedicato e ispirato a Grace Gamble Atkinson, la defunta madre di Viggo Mortensen.
“L’idea era di scrivere una storia che raccontasse di una donna energica, curiosa, indipendente e psicologicamente molto forte, non ordinaria, proprio come lo era mia madre. Quindi ho trasportato questa figura femminile nell’ambientazione del western perché mi piaceva come genere: da qui è nata la storia di The Dead Don’t Hurt”, ha dichiarato Mortensen in conferenza stampa.
Così è nato il personaggio di Vivienne Le Coudy, una donna di origini francesi che vive in America nel XIX secolo. Suo padre le ha insegnato a cacciare e a cavarsela nel bosco, sua madre le legge i libri su Giovanna d’Arco e storie di fanti e cavalieri. Vivienne, magistralmente interpretata da Vicky Krieps, diventa una donna adulta indipendente e intraprendente, che non ha assolutamente bisogno di un uomo al suo fianco (un concetto ripetuto molto spesso dal personaggio durante il film).

La trama e i tre livelli del plot (contiene piccoli spoilers)
Il film si apre sulla scena della morte di Vivienne (Vicky Krieps) che esala l’ultimo respiro mentre Holger (Viggo Mortensen) le stringe la mano. Da qual momento ha inizio una narrazione che alterna tre diverse linee temporali: una racconta Vivienne bambina, una invece laVivenne adulta e la sua storia con Holger, e poi le vicende successive alla morte di lei.
Analizziamo ora il plot principale, quello che prende anche più spazio all’interno del film, che racconta la storia di Vivienne e Holger.
1800, frontiera occidentale degli Stati Uniti, Vivienne Le Coudy incontra Holger Olsen al mercato del pesce. Tra i due è amore a prima vista, tant’è che nella scena successiva li troviamo a fare colazione insieme nella cucina di lei. Davanti a un’omelette discutono di quale sia la giusta pronuncia del piatto: se alla francese, come lo pronuncia lei, o se all’americana, come lo pronuncia lui.
Li vediamo poi in viaggio verso la California dove rimettono a nuovo la casa di lui per viverci assieme come coppia.
L’idillio, però, non dura a lungo perché Holger decide di arruolarsi volontario per combattere nella Guerra Civile, lasciando sola Vivienne per diversi anni. Al suo ritorno Holger trova molti cambiamenti. Durante l’assenza di Holger, Vivianne è stata vittima della violenza di Weston, un giovane aggressivo e presuntuoso, protetto da suo padre, uomo potente che controlla gli affari in città. Dal brutale atto Vivianne rimane incinta e nasce un bambino: Vincent.
C’è uno scambio di battute molto bello tra i due personaggi che si rivedono dopo anni. Lei chiede a lui “Come è andata la guerra?” e lui risponde “Troppo lunga, la tua?”; lasciando così intendere che a modo loro, in diversi contesti, entrambi hanno combattuto una guerra: lui al fronte, lei tra le mura di casa e nella cittadina.
E così i due personaggi si ritrovano a doversi conoscere una seconda volta. Vivienne deve fare nuovamente spazio a Holger nella sua vita, e Holger deve imparare a conoscere il piccolo Vincent e trovare un posto nella vita con i due.
Ci sono due scene, una di seguito all’altra, che ben descrivono il tema chiave del film.
La prima vede Vivienne e Holger a cavallo sulle rive del fiume. Lei ha in sella anche il bambino. La donna è avanti, lui la segue: è lei che “guida”. Lei porge la mano verso di lui, senza nemmeno guardare indietro e lui le prende la mano. Nessuno dei due ha bisogno di aiuto in quel momento, ma scelgono di percorrere quel pezzo di strada assieme, uniti.
“È un modo per dire proviamoci insieme. Funziona perché racconta tanto del legame tra i due. Lei in quel momento porge la mano per fargli nuovamente spazio nella sua vita” ha detto Mortensen in conferenza stampa.
La seconda scena vede invece Holger alle prese con la costruzione del granaio, è lì con martello e chiodi mentre Vivienne e il piccolo Vincent lo guardano. Lui si gira, lascia il martello e si china verso di lei, prende la sua mano, la bacia e la tiene vicina al suo viso. Non ci sono battute, solo sguardi tra i due. Si gira poi verso il bambino e lo invita a dargli una mano a costruire il granaio.
L’ultima volta che avevamo visto Holger prendere così la mano di Vivienne era per chiederle di sposarlo, richiesta da lei ovviamente rifiutata perché, come aveva specificato: “Non ho bisogno di un marito, né ora né mai”. In questo caso, invece, nel silenzio dei loro sguardi si comprende che i due si sono nuovamente accettati l’uno nella vita dell’altra, con tutti i cambiamenti che gli anni passati distanti hanno portato. I due vivranno in armonia fino alla prematura morte di lei per via di un’infezione.

Cronologicamente si torna quindi alla prima scena del film dove vediamo Vivienne morire, dando inizio alla linea narrativa della vendetta di Holger, che dopo aver seppellito Vivienne, lascia la casa e con suo figlio va alla ricerca del violento Weston, con l’intento di punirlo per ciò che aveva fatto a sua moglie.
L’ultima linea narrativa, che entra nella narrazione sotto forma di flashback, è quella che racconta della Vivienne bambina. ci vengono mostrate le origini della sua famiglia: la dolorosa morte di suo padre, impiccato dalle forze armate, e le letture sulle storie di cavalieri con sua madre.
Ma soprattutto sono importanti dei momenti in cui la piccola Vivienne ha delle visioni nel bosco, dove vede e parla con un cavaliere. Durante il film questo accade in circa quattro momenti, in tre dei quali intravediamo lo sguardo del cavaliere: una volta è lo sguardo di suo padre, la successiva è lo sguardo del suo compagno Holger. Nell’ultima invece, scena che vediamo in seguito alla morte di lei, il cavaliere è la stessa Vivianne.
Tre momenti molto importanti dal punto di vista metaforico. È come se vedessimo in chi, nei diversi momenti della sua vita, Vivianne ha visto una figura protettiva. È bello notare come questa si evolva fino a diventare una presa di coscienza di sé stessa e della sua indipendenza rispetto alle figure maschili della sua vita.
Conclusione
Mortensen ci regala il racconto di una donna coraggiosa, curiosa, indipendente e psicologicamente molto forte. Un delicato racconto femminista. La fotografia (di Marcel Zyskind) e musiche sono perfette per la narrazione. Il film non risulta troppo pesante, pur declinandosi in una narrazione un po’ lenta.
Se Vivienne fosse esistita davvero, probabilmente sarebbe stata oggetto di una delle biografie di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri in Morgana: l’uomo ricco sono io: la storia di una donna che non ha bisogno di un uomo per emergere e sentirsi protetta.
Del resto la protagonista di The Dead Dont’ Hurt non ha mai chiesto aiuto a nessun uomo, non ha mai chiesto la salvezza, non era ciò di cui aveva bisogno. Citando la stessa Vivianne in una scena del film: “Ero solo una ragazzina ma ero forte, dovevo esserlo. Non ho mai voluto essere salvata, volevo solo un po’ di tenerezza”.
The Dead Dont’ Hurt è un film scritto e diretto da Viggo Mortensen prodotto in Messico, Canada e Danimarca, da Talipot Studio, Recorded Picture Company, Perceval Pictures. Dal 24 ottobre distribuito nelle sale italiane.
