359Views
La Gioia, il desiderio inespresso
La gioia di Nicolangelo Gelormini con Valeria Golino, Saul Nanni e Jasmine Trinca è un’opera corrosiva che scuote lo spettatore dall’interno. La potenza emotiva della pellicola non lascia indifferente chi guarda, il regista dimostra di saper raccontare un fatto di cronaca con un’emotività rara.
Arrivato nelle sale italiane il 12 febbraio 2026 dopo il suo passaggio alle giornate degli Autori dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, La gioia racconta un fatto di cronaca per andare oltre la cronaca stessa: Gelormini parla di temi universali come la solitudine e la scoperta del desiderio. Non è la prima volta che l’autore decide di raccontare fatti di cronaca, ricordiamo infatti Fortuna, sempre con Valeria Golino, che trattava del caso di Fortuna Loffredo.
La trama, ispirata liberamente al caso di Gloria Rosboch, ritratta attraverso l’opera teatrale Se non sporca il pavimento si concentra su Gioia, una professoressa del liceo interpreta da un’immensa Valeria Golino. Gioia è una donna che non ha mai conosciuto l’amore, intrappolata in un desiderio inespresso si innamora di Alessio (Saul Nanni), un giovane studente che non conosce l’amore materno ma neanche scrupoli.
La gioia sospesa
Gioia vive ancora con i genitori, intrappolata in una vita che si ripete giorno per giorno, senza cambiamenti. Si capisce che Gioia non ha mai conosciuto la vita fuori ma che ha un grosso bisogno d’amore. Quest’amore sembra arrivare con Alessio. Per lui Gioia prova un amore che ha letto solo sui libri, si comporta come un’adolescente, perché infondo questo è: una donna che non ha mai potuto vivere un’adolescenza, una donna intrappolata in una gabbia dove risuona l’eco della madre che le dice di lavarsi le manine. Alessio diventa per lei una proiezione di un sentimento mai provato, di una giovinezza mai vissuta, uno spiraglio di gioia che non riesce mai ad afferrare. Dall’altra parte del racconto c’è Alessio vende il suo corpo per soldi, per mantenere una madre (Jasmine Trinca) che, invece è rimasta intrappolata nella gabbia della giovinezza. Uno degli aspetti meglio riusciti della pellicola sono le scene di Saul Nanni dove balla e dove si sente perfettamente a suo agio con la parte femminile, diventando quasi ipnotico. In questo modo la pellicola si propone di raccontare due binari dove il punto in comune è la mancata educazione affettiva da parte delle figure genitoriali e dalla presenza di una madre opprimente e di un’altra menefreghista.
Il rapporto tra Gioia e Alessio non ci sembra un amore romantico, il regista non vuole esprimere un giudizio ma chiede allo spettatore di osservare un rapporto che nasce da due solitudini speculari. Non c’è giudizio, c’è un racconto quasi lucido che vive da una parte nel corpo come potere di Alessio e nel sogno di una femminilità inespressa di Gioia. Le emozioni arrivano, lo spettatore accoglie la guida di Gelormini e si lascia trasportare in una realtà claustrofobica, dove la tensione cresce piano e fino alla fine speri che non sia come pensi.
Interpretazioni e regia
Gli interni dominano lo spazio filmico di La gioia, optando per una messa in scena della costrizione e del poco spazio di scelta. Gli esterni sono pochi, tra questi spicca la scena del murales di Monica Vitti, un momento di aria fresca per Gioia che per un attimo non si fa investire, salvata proprio da chi sarà il suo assassino. La macchina da presa va sugli oggetti che diventano parte caratterizzante del personaggio di Gioia, rendendola agli occhi del pubblico più vicina a chi guarda. Ogni scena sembra trattenere qualcosa che non esplode mai del tutto, proprio come la vita della protagonista. Quello che sorprende di più è l’utilizzo del suono, alternato da silenzi. Le musiche comprendono canzoni degli anni Ottanta per sottolineare l’adolescenza mai vissuta dalla protagonista che si sta proiettando in una romantica storia d’amore, proprio come quella del Tempo delle Mele.
L’interpretazione della Golino è ipnotica. La trasformazione fisica è incredibile, riesce ad accompagnare una delle interpretazioni più convincenti degli ultimi anni nel panorama del cinema italiano. Attraverso dei silenzi iniziali che esplodono solo alla fine, l’attrice fa commuovere il pubblico con una interpretazione che punta sulla forza di una realtà disarmante. Saul Nanni regge bene il confronto, è totalmente a suo agio con il suo corpo e di questo fa un punto di forza di Alessio ma anche dell’interpetazione.
Conclusioni
La gioia si muove tra diversi generi, passa dal dramma al noir. Non è un film sulla passione o che vuole raccontare solo un fatto di cronaca, ma è un film sul conoscere se stessi. Gelormini ci dimostra come l’assenza educativa per quanto riguarda le emozioni possa far prendere strade totalmente sbagliate. Il film convince alla perfezione, è una pellicola che lascia un senso di inquietudine e lascia lo spettatore nell’attesa di una gioia che non arriva.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★★
