Rosamund Pike e Sacha Baron Cohen in Ladies First, la recensione su Almanacco Cinema

Ladies First, la recensione del film Netflix

Ladies First, remake del film francese Non sono un uomo facile (2018), è una divertente e a tratti demenziale commedia sui generi. A partire dal titolo.

Ultima uscita sul catalofgo Netflix, e già al primo posto tra i film più visti, Ladies First (2026) è un film destinato a riscuotere ampio successo di pubblico, ammiccando sia al pubblico maschile che a quello femminile.

Diretto dalla regista britannica Thea Shamrock, il film reca nel titolo una frase che da sempre è sulla linea di confine tra galanteria e maschilismo: “Ladies First“, “prima le signore”. Una frase che il protagonista (uomo) della nostra storia pronuncerà una volta alla fine del film.

Ladies First, la trama

Damien Sachs, brillante pubblicitario convinto di avere la strada spianata verso la guida dell’agenzia Atlas, vede i suoi piani complicarsi quando gli azionisti chiedono una donna come nuovo volto dell’azienda. Per salvare la propria posizione, decide così di assumere Alex, manager competente e determinata che da 20 anni lavora nell’agenzia, pensando però di poterla controllare facilmente.

Dopo un incidente improvviso, Damien si ritrova però in una realtà ribaltata, dove i ruoli di potere sono occupati dalle donne e gli uomini vivono discriminazioni e umiliazioni quotidiane. Costretto a confrontarsi con questo nuovo equilibrio, dovrà mettere in discussione privilegi, atteggiamenti e convinzioni che aveva sempre dato per scontati, mentre il rapporto competitivo con Alex diventa sempre più personale e complesso.

Ladies First, ammiccamenti facili in un mondo alla rovescia

Ciò che garantisce il successo di Ladies First è la rappresentazione del mondo parallelo dominato dalle donne: un mondo in cui tutto, ma proprio tutto, è declinato alla rovescia. Anche i nomi dei brand: Victoria’s Secret diventa Victor’s Secret, Paul Smith diventa Paulina Smith e così via. Anche la dittatura dei reggiseni, in un mondo al femminile, si trasforma in quella dei reggi-testicoli, oggetto spacciato per pratico e sensuale al tempo stesso, ma in effetti piuttosto scomodo (e protagonista di alcune delle scene più divertenti del film).

Le donne non sono quelle “sedotte e abbandonate” dopo una sola notte di sesso con un regalo: sono quelle potenti che esigono rapporti fisici senza complicazioni. E che non si fanno problemi a sfruttare la propria posizione di potere per portarsi a letto un proprio sottoposto. In questa realtà parallela sono gli uomini a dover sedurre, con esiti spesso grotteschi. È il mondo femminile ma interpretato dalle donne come fossero uomini, con tutti i loro stereotipi: non un mondo autenticamente femminile.

Se questo, da un lato, suscita sorrisi, dall’altra sta suscitando un dibattito tra generi che vede alcuni uomini convinti che la realtà alternativa raccontata in Ladies First sia, in effetti, più veritiera: ciò, ovviamente, è una distorsione e una falsificazione della realtà che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Fatta di diseguaglianze salariali e una percentuale consistente di donne obbligate, malgrado il clamore del Me Too, a subire sorridendo molestie e sopraffazioni.

Una storia di questo tipo raccontata, ancora una volta, dalla parte di un uomo

Ladies First presenta una pecca veniale: è una storia di questo tipo raccontata, ancora una volta, dalla parte di un uomo. Dove Barbie di Greta Gerwig aveva regalato agency alla bambola più famosa del mondo, in un originale rovesciamento di generi, ruoli e mondi, questo film mette per l’ennesima volta al centro un uomo (egoista, narcisista, seduttore incallito), parente stretto del Nick Marshall interpretato da Mel Gibson in What Women Want – Quello che le donne vogliono (2001) e il suo viaggio verso una versione migliore di sé.

Tutto, anche la co-protagonista femminile Alex che pure rivela un’incredibile agency nella realtà alternativa, ruota attorno a lui.

Una domanda sorge spontanea, fermo restando che il film è un remake: non sarebbe stata forse più originale la storia di una donna catapultata in una realtà tutta plasmata sulle proprie esigenze, nella quale è una privilegiata? Magari di una donna non bianca, giusto per cambiare ogni tanto prospettiva.

Ladies First, il gotha del cinema britannico. Con un tocco di USA

Ladies First ha senza dubbio un grande punto forte: il cast. A parte Sasha Baron Cohen, attore specializzato nel comico demenziale che abbiamo imparato ad apprezzare fin dai tempi di Borat (2008), troviamo un grande attore inglese specializzato in cattivi come Charles Dance (lord Tywin Lannister in Game of Thrones) nei panni dell’alter ego/mentore del personaggio di Damien, del quale quest’ultimo è destinato a prendere il posto come futuro CEO dell’agenzia Atlas. E che nella realtà alternativa del film è subordinato alle dirigenti dell’agenzia con esiti molto comici.

C’è poi un terzetto davvero succulento di attrici che sa come dare spettacolo: dalla talentuosa e mutevole Rosamund Pike, che sappiamo essere più a suo agio in panni più perfidi, a Fiona Shaw, diventata celebre in tutto il mondo come zia di Harry Potter e qui insolitamente sexy, e la caratterista statunitense Kathryn Hunter, anche lei legata alla saga del maghetto inglese.

Il caso di omonimia nel catalogo Netflix

Una curiosità: su Netflix è disponibile anche un altro film intitolato Ladies First, forse più interessante, che racconta la storia di Deepika Kumari, indiana, diventata il migliore arciere donna al mondo.

Ladies First, in breve

Ladies First è una commedia che, incredibilmente, è in grado di strizzare l’occhio sia alle femministe che ai più ferventi esponenti della manosfera, almeno per i 2/3 della sua durata. Qualche risata facile, un cast inglese di tutto rispetto e il consueto happy end la rendono un po’ per tutti. Forse per troppi.

🎬 Valutazione

Regia
★★
Interpretazioni
★★★
Storia
★★
Emozioni
★★
🏆 Voto Totale
2.3
★★