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Nightbitch – Bestia di notte, la recensione, su Almanacco Cinema

Nightbitch – Bestia di notte, la recensione

Disponibile su Disney Plus “Nightbitch – Bestia di notte”, un comedy horror di Marielle Heller sul tema della maternità, con Amy Adams protagonista.

Nightbitch il film del 2024 scritto e diretto da Marielle Heller (Copia originale, Un amico straordinario) tratto dall’omonimo romanzo di Rachel Yoder. La pellicola offre una riflessione originale e potente sulla maternità, sull’identità femminile e sulle pressioni sociali che accompagnano il ruolo di Madre.

La trama di Nightbitch

La storia segue una donna, anzi una Madre di cui non si conosce nemmeno il nome (Amy Adams), ex artista promettente che dopo la nascita di suo figlio, decide di dedicarsi completamente alla maternità mentre il marito (Scoot McNairy) è spesso lontano per lavoro. Con il tempo, l’isolamento e il peso delle responsabilità in una routine sempre uguale iniziano a opprimerla, facendole perdere il contatto con la sua identità. Improvvisamente comincia a notare strani cambiamenti nel suo corpo, inizialmente attribuiti allo stress o alla perimenopausa, e ciò che all’inizio appare come una crisi psicologica si rivela poi una sorta di metamorfosi fisica e mentale. Abbracciando questa trasformazione, la protagonista si libera dalle oppressioni sociali e psicologiche del suo ruolo di madre, riscoprendo un lato istintivo e selvaggio di sé.

Donna, Madre e nuovamente Donna

“Donna non si nasce, lo si diventa”, scriveva Simone de Beauvoir ne Il secondo sesso (1949) opera tra i capisaldi del pensiero femminista; e Nightbitch sembra incarnare proprio questa riflessione declinandola al concetto di maternità.

La maternità, nell’era contemporanea, non è più un destino inevitabile per la donna, ma una scelta libera e consapevole, che però tende inevitabilmente a una sorte già scritta, fatta di stereotipi oppressivi ancora troppo influenzati dal pensiero patriarcale. Così la donna finisce per rimanere incastrata in uno stato di perenne tensione tra il suo ruolo di madre, con le responsabilità e le aspettative sociali che a esso derivano, e la ricerca della sua identità, quella più soggettiva e profonda, precedente alla maternità.

Nightbitch esplora questa tensione, mostrando come il desiderio di libertà e autorealizzazione sfociano in una ricerca nel proprio intimo attraverso gli istinti più primitivi e animaleschi. Amy Adams interpreta con grande intensità una Madre divisa tra amore e frustrazione, tra dedizione e desiderio di fuga. Il film non idealizza la maternità, ma la rappresenta in tutta la sua complessità, tra momenti di profonda tenerezza e altri di soffocante oppressione.

“Sono stata una giovane, una sposa, una madre e ora una bestia” 

Nightbitch – Bestia di notte, la recensione, su Almanacco Cinema

Nightbitch: narrazione e stile visivo

La regia di Marielle Heller alterna sequenze iperrealistiche a momenti di allegoria visiva, sottolineando la frattura tra la percezione soggettiva della protagonista e la realtà. L’uso di una voce narrante enfatizza il monologo interiore della Madre, a volte in modo anche troppo esplicito; in scene dove basterebbero le immagini a parlare, si aggiunge un voice over quasi ridondante.

Se da un lato il film riesce a trasmettere con efficacia il disagio e la ribellione interiore della Madre, dall’altro alcune scelte narrative risultano eccessivamente didascaliche, smorzando l’impatto emotivo di certe scene. L’aspetto più potente di Nightbitch, oltre l’interpretazione di Amy Adams, è la sua metafora visiva: la trasformazione della protagonista non è solo fisica, ma soprattutto simbolica, rappresentando il tentativo di riconquistare un’identità troppo a lungo repressa.

Tra horror, ironia e critica sociale

Definire Nightbitch un horror è forse eccessivo: il film gioca con gli elementi del body horror, ma in modo delicato. Tocca tematiche tipiche del fantasy, con un richiamo alle storie di metamorfosi e del mito della licantropia, ma lo fa con un certo distacco ironico. Piuttosto che puntare su effetti scioccanti, utilizza la metamorfosi per parlare di tematiche profonde: il corpo che cambia dopo la gravidanza, l’isolamento materno, la perdita delle proprie aspirazioni personali, la necessità di farsi guidare dagli istinti naturali.

Il film si inserisce in un filone cinematografico che esplora la maternità in modi non convenzionali, accostandosi a titoli come E ora parliamo di Kevin di Lynne Ramsay, La figlia oscura di Maggie Gyllenhaal, o Hereditary di Ari Aster e infine, più di tutti, The Animal Kingdom, di Thomas Cailley.

Conclusione

Essere genitori è una delle esperienze più complesse e totalizzanti, ma anche più intime e tenere; Nightbitch si fa portavoce di questa dicotomia e la racconta senza troppi giri di parole. Nonostante alcune fragilità narrative, il film offre una visione autentica e cruda della maternità, restituendo dignità alle emozioni spesso taciute delle Madri: dubbi, frustrazioni e la paura di perdere il contatto con sé stesse.

Nightbitch- bestia di notte, è il ritratto di una Donna, prima e oltre che madre, che cerca di ritrovare la propria identità, sfidando il ruolo che la società le ha imposto, muovendosi libera come una “bestia” nella notte.