Spaceman: fantascienza e introspezione. Un viaggio emotivo tra stelle, silenzi e rivelazioni umane, con la regia di Johan Renck.
Uscito su Netflix nel 2024, Spaceman è l’adattamento del romanzo Spaceman of Bohemia (2017) scritto dal ceco Jaroslav Kalfar. Libro che ha incantato il pubblico di mezzo mondo, grazie alla sua prosa filosofica ed ironica.
La trama
L’astrofisico ceco, Jakub Procházka (Adam Sandler), accetta di restare nello spazio per otto mesi in solitaria, con l’obbiettivo di esplorare e attraversare una nuvola di polvere intergalattica, chiamata Chopra. La missione è la prima della Repubblica Ceca dopo la Rivoluzione di Velluto.
Jakub, però, lascia sulla Terra la moglie Lenka (Carey Mulligan), incinta e sempre più distante a causa della separazione.
Man mano che passa il tempo, la solitudine per Jakub si fa insostenibile e inizia a risentirne fisicamente. Un giorno, dal nulla, nell’astronave compare Hanuš, un ragno alieno gigante, ultimo della sua specie, doppiato in originale da Paul Dano.
Questo incontro diventa il fulcro della narrazione: Hanuš, con la sua parlata poetica e la sua empatia, spinge Jakub a confrontarsi con le proprie paure, i rimpianti e il senso profondo dell’amore.

Spaceman, la recensione
Il film si sviluppa tra dialoghi intensi filosofici col ragno alieno e lunghi momenti di introspezione. Grazie al suo interlocutore, Jakub inizia a sentire la necessità di aprirsi, condividendo i propri stati d’animo.
Il protagonista impara, lentamente, a riconoscere i sentimenti che lo attraversano, a lasciare andare i momenti tristi, fino a desiderare di tornare a casa fisicamente ed emotivamente.
Renck lascia che la macchina da presa segua la fluttuazione antigravitazionale all’interno della cabina pressurizzata, creando un’atmosfera sospesa e poetica, quasi ipnotica.
Non c’è un fulcro stabilito, ma una narrazione che si muove tra silenzi e rumori, accompagnata dalla colonna sonora di Max Richter (Hamnet) a sottolineare la dimensione emotiva e drammatica del film. Il viaggio nello spazio diventa così metafora di un viaggio interiore, alla scoperta di sé.
Regia e sceneggiatura
Spaceman è il secondo lungometraggio di Johan Renck, già apprezzato per la serie Chernobyl e come regista di videoclip (ha lavorato con i New Order, Madonna, Kylie Minogue, Robbie Williams).
Il regista svedese qui si distingue particolarmente per la capacità di adattare lo stile visivo alle emozioni dei personaggi.
La sceneggiatura, firmata da Colby Day, rinuncia all’approccio ironico del romanzo per concentrarsi sulla profondità psicologica del protagonista, esplorando temi come la paternità, la paura di affrontare la vita e la solitudine come auto-punizione.

Spaceman, il cast
Il cuore pulsante di Spaceman è senza dubbio Adam Sandler. L’attore offre una delle sue interpretazioni più intense e misurate, riuscendo a trasmettere con pochi gesti e sguardi la fatica, la fragilità e la lenta rinascita emotiva del suo personaggio, confermando la sua versatilità anche in ruoli drammatici.
Carey Mulligan, nei panni di Lenka, restituisce con sensibilità il dolore e la distanza di una donna che si sente abbandonata, mentre Paul Dano (voce originale) e Emiliano Coltorti (in italiano) prestano la voce a Hanuš, il ragno alieno, donandogli una profondità poetica e malinconica che arricchisce il film di sfumature inaspettate.
Il cast secondario, seppur meno presente (tra cui Isabella Rossellini, come responsabile della missione), contribuisce a rendere credibile e coinvolgente l’universo emotivo in cui si muovono i protagonisti.
Conclusioni
Spaceman è un film sul silenzio come via d’accesso all’interiorità. Come spazio e dimensione dell’esperienza umana. Un film che, pur partendo dalla fantascienza, si rivela profondamente umano, capace di emozionare anche chi non ama il genere.