Disponibile dal 27 febbraio 2025, Toxic Town è una miniserie in quattro episodi che racconta uno dei più grandi scandali ambientali del Regno Unito.
Scritta da Jack Thorne e diretta da Minkie Spiro, con Jodie Whittaker (Doctor Who), Aimee Lou Wood (Sex Education), Claudia Jessie (Bridgerton), Robert Carlyle (The Full Monty), Joe Dempsie (Game of Thrones) Lauren Lyle (Outlander) e Rory Kinnear (The Diplomat).
Toxic Town, la trama
Corby, Regno Unito, fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90 si verificano un insolito numero di nascite di bambini con malformazioni fisiche. Un gruppo di madri, si unisce per intraprendere una causa legale contro il consiglio comunale della cittadina.
Toxic Town racconta la vera storia di Susan McIntyre (Jodie Whittaker), Tracey Taylor (Aimee Lou Wood) e Maggie Mahon (Claudia Jessie), le tre madri simbolo della battaglia legale sullo scandalo di Corby. Nella cittadina britannica, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, la popolazione fu vittima di un grave disastro ambientale causato dallo smaltimento irresponsabile di rifiuti tossici. Camion scoperti trasportavano scorie altamente nocive, disperdendo polveri velenose nell’aria e fango contaminato sulle strade. Queste sostanze furono inalate anche da donne incinte, causando la nascita di bambini con gravi malformazioni. Grazie alla loro determinazione e al supporto di un team di avvocati e di una rete di madri unite nella lotta, dopo 13 anni di battaglie legali riuscirono a far emergere la verità e a ottenere giustizia, portando alla condanna i responsabili.
Toxic Town: una storia di giustizia
Toxic Town racconta la storia di Susan McIntyre (Jodie Whittaker) e di suo figlio Connor, nato senza dita su una mano, di Tracy Taylor (Aimee Lou Wood), che perse sua figlia Shelby Anne pochi giorni dopo il parto a causa di malformazioni agli organi interni e di molte altre madri di Corby, accomunate dallo stesso dramma.
Nei suoi quattro episodi, la serie intreccia storie di famiglie e battaglie legali, alternando il racconto intimo e familiare alla lotta pubblica per la giustizia. Strutturata secondo le classiche dinamiche del legal drama, Toxic Town pone al centro due protagoniste: Susan, una madre single combattiva che affronta la nascita del suo secondo figlio affetto da una malformazioni fisica, e Tracy, segnata dal dolore e dal senso di colpa per la perdita della sua bambina a pochi giorni dalla nascita.
La serie, attraverso il racconto delle vicende familiari e legali delle protagoniste, denuncia un sistema che privilegia il profitto a discapito della salute pubblica, mettendo in luce l’indifferenza delle grandi industrie e delle istituzioni, spesso complici nel sacrificare il benessere della comunità per meri interessi monetari.
Un tema ancora oggi attuale e su cui è necessario sensibilizzare. A confermare ciò poi sono i cartelli che precedono i titoli di coda dell’ultimo episodio, rivelando l’impressionante numero di siti tossici ancora presenti nel Regno Unito, su alcuni dei quali sorgono addirittura delle scuole.

Il vero caso dello “scandalo di Corby”
Corby, cittadina del Northamptonshire, ha legato per decenni la propria identità all’industria siderurgica. Quando l’acciaieria locale chiuse nel 1980, lasciando senza lavoro 11.000 operai, la comunità fu devastata non solo economicamente, ma anche dal punto di vista ambientale. I residui tossici della lavorazione dell’acciaio, erano stati accumulati in enormi bacini di decantazione, trasformando le vecchie cave della zona in pericolose pozze tossiche.
Per rilanciare la città e scongiurare un disastro ambientale, il consiglio comunale ottenne fondi governativi per un ambizioso progetto di bonifica. Tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90, però, i rifiuti tossici vennero trattati in modo negligente: camion carichi di fanghi contaminati attraversavano Corby senza alcuna protezione, disperdendo per le strade liquidi e polveri tossiche, contaminando l’aria e finendo nei polmoni degli abitanti, comprese le donne incinte.
Ben presto si notò un aumento anomalo di bambini nati con malformazioni agli arti: tra il 1989 e il 1998, 19 neonati presentarono gravi deformità, mentre alcuni casi furono ancora più tragici, come quello di Shelby Anne, la figlia di Tracy Taylor, nata con gravi problemi agli organi e morta poco dopo la nascita. Susan McIntyre, il cui figlio Connor nacque senza una mano, si accorse che molte altre madri condividevano la sua stessa tragedia.
Ma la questione non venne mai affrontata realmente, fino a quando Graham Hind, giornalista del Sunday Times, nel 1999 decise di indagare e pubblicò un’inchiesta che scosse l’opinione pubblica. A quel punto, l’avvocato Des Collins si fece avanti per difendere le famiglie e intentò una causa contro il consiglio comunale di Corby, il quale negava però ogni responsabilità.
La svolta avvenne con l’arrivo di un misterioso fascicolo anonimo recapitato all’ufficio di dell’avvocato Collins, contenente documenti che rivelavano la consapevolezza, da parte dei membri del consiglio, dei rischi delle pratiche di smaltimento dei rifiuti.
Nel 2009, dopo una battaglia giudiziaria durata 13 anni, le madri di Corby ottennero finalmente giustizia: il tribunale riconobbe la negligenza del consiglio comunale, dichiarandolo responsabile dei danni ambientali e delle violazioni alla sicurezza pubblica. Alle famiglie furono assegnati 14,6 milioni di sterline come risarcimento.
Conclusione
Toxic Town si conferma una serie ben scritta e coinvolgente, con ottime interpretazioni da parte di tutto il cast. La miniserie si fa carico di un racconto importante, che merita di essere conosciuto; a tal proposito, oltre alla serie, vi consigliamo di guardare anche l’intervista realizzata da Netflix: The True Story Behind Toxic Town: The Cast Meet the Real Mums, in cui il cast incontra le tre donne protagoniste della vera storia di Corby. Potete vederla qui:
https://www.youtube.com/watch?v=WHpMd88vy6c