di Davide Perin6 Ottobre 2024
5 minuti di lettura Recensioni film
Dellamorte Dellamore compie 30 anni e dal 14 ottobre ritornerà al cinema quello che è ancora oggi il miglior film su Dylan Dog… senza Dylan Dog!
Dellamorte Dellamore (1994) è un film di Michele Soavi (Deliria, La Chiesa, Arrivederci amore ciao) ed è stato realizzato in un momento per il nostro Paese in cui il genere horror era ormai al tramonto.
Mario Bava (La maschera del demonio, Operazione paura) era morto, Lucio Fulci (Zombie 2, E tu vivrai nel terrore… L’aldilà) era alla fine della sua carriera e sarebbe morto due anni più tardi e Dario Argento (Profondo rosso, Suspiria) aveva finito le idee.
Nonostante questo Argento sapeva riconoscere chi aveva talento e si impegnava molto a produrre horror a basso budget di registi nostrani quali Lamberto Bava (Demoni) o lo stesso Michele Soavi. Nel 1994 Dellamorte Dellamore risulta essere una ventata d’aria fresca in un periodo difficile per il cinema di genere italiano.
Dellamorte Dellamore, la trama
Francesco Dellamorte, interpretato da Rupert Everett, lavora come becchino nel cimitero di un piccolo paesino: Buffalora. Francesco non ha vita sociale e vive assieme al suo assistente, Gnaghi, un povero ragazzo con un evidente ritardo mentale che è in grado di dire solamente “Gnà” e che lo aiuta nel suo lavoro di gestione del cimitero.
Francesco però ha un piccolo segreto: da un po’ di tempo tutti coloro che muoiono si risvegliano entro 7 giorni dal decesso e spetta a lui il compito di ucciderli nuovamente con un colpo di pistola alla testa o fracassandogli il cranio in qualche modo. L’incontro con una donna molto particolare (Anna Falchi) e l’episodio relativo alla sua morte porteranno Francesco a non distinguere più ciò che è vero da ciò che non lo è, spingendolo a compiere delle azioni terribili.
Dylan Dog aka Francesco Dellamorte
Nell’ottobre del 1986 usciva in edicola L’alba dei morti viventi, il primo numero del fumetto edito dalla Sergio Bonelli Editore basato sul personaggio immaginario di Dylan Dog. Il creatore del personaggio, Tiziano Sclavi, pochi anni prima aveva scritto un romanzo dal titolo Dellamorte Dellamore e le caratteristiche del suo protagonista, Francesco Dellamorte appunto, sono state riprodotte fedelmente in Dylan Dog. Per questo motivo Dellamorte Dellamore può essere definito il miglior film su Dylan Dog pur non essendoci il personaggio in questione ma solamente un “suo antenato”.
Ad eccezione di alcuni interessanti esperimenti amatoriali, l’unica pellicola ispirata (che è già un’iperbole) al personaggio bonelliano rimane Dylan Dog – Il film di Kevin Munroe che purtroppo oltre al nome non mantiene nulla del nostro eroe. Se il film si fosse intitolato Giovanni Muciaccia e tra una rissa con i lupi mannari e l’altra si fosse messo a ritagliare la carta con le forbici dalle punte arrotondate, sarebbe stato comunque un film più fedele al suo personaggio di questo. Francesco Dellamorte è quindi Dylan Dog, parla come lui, pensa come lui e agisce come lui ed è proprio l’ottima caratterizzazione di questo personaggio il punto più forte del film, dato che lo spettatore si appassiona immediatamente a lui.
Dellamorte Dellamore, un mix tra Fellini e Lucio Fulci
Sicuramente uno degli elementi che più emergono dal film di Michele Soavi è quello grottesco. L’ironia è perennemente presente anche di fronte a situazioni estremamente tragiche e consente la costruzione dell’assurdità di certe sequenze. Il fatto che il protagonista Francesco Dellamorte voglia cambiare nome in Andrea Dellamorte perché gli piace di più già è un indizio molto importante sul taglio che il regista (e Sclavi nel romanzo) ha voluto dare al film.
Accadono cose grottesche e i personaggi reagiscono ad esse in modo non comprensibile e assurdo e prevedere le azioni e le scelte dei protagonisti ci risulta in questo modo complesso. La regia matura e l’assurdità di certe scene completamente grottesche che ci portano alla memoria alcuni grandi film di Federico Fellini (8 e mezzo, Amarcord, La voce della Luna) si contrappongono a sequenze, al contrario, al limite del trash ed estremamente splatter che si ispirano ad alcuni horror italiani anni Settanta-Ottanta di Umberto Lenzi, Sergio Martino oppure Lucio Fulci.
Essi erano degli abili registi ma certamente non miravano a realizzare un cinema “alto” e da grandi tecnici quali erano riuscivano a realizzare film a basso budget con delle grandi idee e delle scene splatter di grande effetto, anche se in alcuni casi si rischiava di cadere nel trash. Soavi è riuscito a realizzare una perfetta sintesi di questi due stili di messa in scena tanto diversi quanto affascinanti.
L’elemento epico
Un altro elemento da tenere in considerazione è l’epica. Sembra che Soavi abbia imparato la lezione di Sergio Leone su come si costruisce l’epica nei personaggi e nelle situazioni e su come si unisce l’immagine alla musica e abbia applicato tutto al genere horror. La musica infatti, qui molto dinamica, si lega perfettamente a scene movimentate come a sequenze più lente.
Alcune situazioni sono costruite proprio per risultare epiche e in un crescendo continuo fino alla loro risoluzione. Cito ad esempio la scena in cui Francesco parla nel cimitero con la morte in persona che gli suggerisce di prendersi avanti con il lavoro e quindi di sparare in testa ai vivi. Oppure ai diversi momenti, ad esempio quello inziale, in cui Francesco uccide gli zombie con nonchalance, quasi come fosse Clint Eastwood che spara ai cattivi con il sigaro in bocca e poi si sistema il cappello appena ha finito.
In conclusione
Per concludere, Dellamorte Dellamore è certamente uno dei film italiani più originali degli anni Novanta che riesce a distaccarsi dal classico horror. Michele Soavi si dimostra un grande regista anche se gli ultimi progetti andrebbero dimenticati per rimanere con il bel ricordo che abbiamo di lui con questo film.
Tutti gli amanti dell’horror ma anche del cinema più d’autore non possono lasciarsi scappare questo film, in modo particolare se appassionati del personaggio di Dylan Dog.
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