Arriva in sala grazie ad A24 la sofisticata romcom fantasy Eternity; David Freyne confeziona un’opera divertente ma imperfetta che rende onore al genere.
C’è un passo nei Vangeli in cui si racconta che alcuni uomini, con l’intento di provocare Gesù, gli chiesero cosa sarebbe accaduto nell’aldilà a una donna che in vita era stata sposata sette volte. Insomma, con quale dei suoi sette mariti avrebbe trascorso la vita eterna?
Eternity parte da una premessa molto simile per affrontare temi come l’amore, il rimpianto, il dolore, il lutto, ma anche il vero valore della felicità nella nostra vita. La sceneggiatura scritta da Pat Cunnane nel 2022 era stata selezionata, nel noto sondaggio The Black List, tra le migliori scritture non realizzate di quell’anno.
David Freyne la mette a frutto sul grande schermo insieme a tre protagonisti affiatati, Elizabeth Olsen, Miles Teller e Callum Turner, e a tre centratissimi comprimari come John Early, Olga Merediz, e Da’Vine Joy Randolph.
Eternity, la trama
Larry e Joan, insieme ormai da 67 anni, si spengono a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra. Arrivati nell’aldilà scoprono un universo ricco e complesso. Ogni defunto, reincarnato nell’età anagrafica in cui è stato più felice, dopo una fase di riflessione, è chiamato a scegliere in quale mondo vivere per l’eternità e, soprattutto, con chi trascorrerla.
Larry, arrivato per prima, è convinto che la moglie, dopo una vita passata fianco a fianco, lo seguirà senza esitazione. Joan, però, giunta in questo temporaneo limbo, trova anche un altro uomo ad attenderla. Si tratta di Luke, affascinante primo amore e primo marito della donna, morto giovanissimo in guerra. Luke, che non ha mai smesso di aspettarla, è pronto a recuperare finalmente il tempo perduto.
Joan sarà così posta di fronte a un dilemma complicato da sciogliere: restare con Larry e continuare la vita felice che hanno condiviso per quasi settant’anni, o dare una seconda possibilità all’amore mai consumato con Luke?
Eternity, tutti i mondi possibili
Uno degli elementi forti di Eternity è l’originalità dell’ambientazione e dell’universo diegetico. Quando i defunti, subito dopo la morte, arrivano in questo spazio “di mezzo” tra la vita vera e l’eternità, vengono travolti da una pioggia di possibilità. I mondi nei quali possono scegliere di vivere per sempre sono moltissimi e coinvolgono ogni categorizzazione.
Si va da criteri geografici (le montagne, il mare, la natura incontaminata) a criteri sociali e politici (il mondo capitalista, il mondo queer, il mondo senza uomini), passando per città cristallizzate in particolari periodi storici (come la Parigi anni ’60, affascinante e libera).
Tutte queste alternative (finemente realizzate in una scenografia che è fiore all’occhiello del film) devono, però, convergere in una sola scelta che, una volta presa, deve essere categoricamente mantenuta. Proprio in questa imprescindibilità nasce il conflitto interno di Joan.
Come sarebbe stato se…
Nel commovente finale di Mine Vaganti (qui la nostra recensione) il personaggio della nonna, saggio e poetico, dice “Gli amori impossibili non finiscono mai. Sono quelli che durano per sempre”. Le relazioni che nel pieno della loro nascita, quando il sentimento è puro e privo di contingenze, subiscono una rottura forzata, rimangono nella nostra memoria come perfette, irraggiungibili. L’unica cosa che è possibile fare è chiedersi “come sarebbe stato se…”.

Quando Joan muore e si ritrova nell’aldilà ha la possibilità di andare oltre, e provare a vivere davvero per la prima volta questo amore impossibile. Eternity mette al centro del racconto il conflitto tra quello che è stato e quello che poteva essere, tra il sogno e la realtà, e lo fa chiedendo alla sua protagonista di riflettere attentamente su cosa sia davvero la felicità.
Eternity: un’ottima premessa che non si realizza pienamente
La prima parte del film è un ottimo esempio di buona scrittura e buon setting. La domanda di partenza è lecita e prepara il campo a riflessioni profonde e audaci. Quando un amore si chiude tragicamente e la vita ci regala un’altra possibilità di felicità, è possibile davvero paragonare quei due sentimenti?
Eternity affronta con delicatezza la questione, sfiorando il tema del lutto e del rimpianto, e lo fa con grande ironia. Nella prima parte del film, infatti, grazie anche all’esplosiva Da’Vine Joy Randolph si ride di gusto, e la sensazione è che il film voglia portarci verso riflessioni innovative, o quantomeno con freschezza su consolidate considerazioni.
Dalla metà in poi, pur mantenendo intatto lo stile della romcom (di cui Eternity rimane comunque un buon esempio), il film si allunga troppo perdendo la sua scintilla e dirigendosi verso scenari prevedibili e mano accattivanti del suo inizio.
In conclusione
Eternity è un film che parte benissimo ma che forse arresta la sua corsa ben prima del finale. Il ritmo e l’estro della sua prima parte non vengono mantenuti nel corso dell’opera, che si imbarca in mari prevedibili e non del tutto soddisfacenti.
Nonostante ciò, è un film confortevole, divertente grazie a una sceneggiatura brillante di qualità, che risponde anche al tipico bisogno di sentimentalismo che caratterizza il periodo natalizio. Pur non innovativo nel significato del suo racconto, Eternity porta sul grande schermo ottime interpretazioni attoriali e soprattutto una scenografia curata, ricca di dettagli, ed esteticamente godibile.
Se siete amanti delle romcom, e avete voglia di una storia romantica che metta in gioco qualcosa di più e che soprattutto faccia ridere, Eternity fa al caso vostro. Il film è distribuito in Italia da I Wonder Pictures a partire dal 4 dicembre.
🎬 Valutazione