Stranger Things chiude il cerchio con un finale epico e commovente: i Duffer Brothers onorano dieci anni di storia pop senza tradire i fan
È difficile scrivere ora che lo schermo è diventato nero per l’ultima volta. Quella che era iniziata nel 2016 come una lettera d’amore a Spielberg e King si è trasformata, nell’ultimo decennio, nell’ultimo vero “evento” televisivo condiviso a livello globale. Con il mastodontico finale uscito a Capodanno, i Duffer Brothers hanno compiuto l’impresa più ardua: dare una conclusione soddisfacente a un cast immenso e a una mitologia sempre più complessa. E, incredibilmente, ci sono riusciti.
La quinta stagione non ha perso tempo. Abbandonate le dispersione geografiche della quarta (Russia, California), la narrazione è tornata alle radici, a Hawkins. Questo ha permesso di ritrovare quella chimica di gruppo che è sempre stata il cuore pulsante dello show. Millie Bobby Brown (Eleven) guida l’assalto finale contro Vecna con una maturità recitativa impressionante, ma è Noah Schnapp (Will) a ricevere finalmente la giustizia narrativa che meritava, chiudendo il cerchio iniziato con la sua scomparsa nel primo episodio.
Blockbuster prestato alla TV
Visivamente, siamo di fronte a qualcosa che la televisione non aveva mai osato prima. Il budget si vede tutto: il Sottosopra che invade il mondo reale è reso con effetti visivi che fanno impallidire molte produzioni Marvel recenti. Ma la tecnica non soffoca l’emozione. La regia riesce a bilanciare le sequenze d’azione spettacolari con i momenti intimi, quelli in cui Winona Ryder e David Harbour ci ricordano perché li abbiamo amati così tanto.
La nostalgia come arma
La colonna sonora, ancora una volta, è protagonista. Non si limita a citare gli anni ’80, ma li usa per amplificare il dramma. Il finale non è perfetto: qualche sottotrama viene chiusa frettolosamente e il fan service abbonda, ma è un peccato veniale in un’opera che ha sempre fatto della citazione la sua anima. Non è solo la fine di una serie, è la fine dell’adolescenza per una generazione di spettatori.I
n definitiva, Stranger Things ci lascia con gli occhi gonfi e la consapevolezza che difficilmente vedremo presto un altro fenomeno pop di questa portata. È stato un viaggio incredibile, strano e bellissimo.
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