I Want Your Sex, l'ultimo film di Greg Araki

Gregg Araki: “L’IA cambia il cinema indipendente”

Gregg Araki torna al cinema dopo oltre dieci anni e racconta come l’intelligenza artificiale abbia rivoluzionato la post-produzione di I Want Your Sex.

Dopo oltre dieci anni di assenza dal grande schermo, Gregg Araki torna dietro la macchina da presa con il suo ultimo film, I Want Your Sex.

Il regista e co-sceneggiatore ha raccontato a Deadline come le nuove tecnologie abbiano trasformato il modo di realizzare un film, soffermandosi sul contributo dell’intelligenza artificiale durante la post-produzione della sua nuova commedia thriller erotica, già nelle sale.

Gregg Araki ha spiegato che gli strumenti basati sull’IA si sono rivelati fondamentali per sistemare una sequenza dialogata interpretata da Cooper Hoffman e Chase Sui Wonders, girata in un campo da minigolf situato accanto a un’autostrada.

Per me, una delle cose più incredibili è che la tecnologia oggi è così avanzata da essere davvero a misura di regista. Ricordo di averne parlato con Rick Linklater. Ai tempi, quando io giravo Three Bewildered People [in the Night] e lui Slacker, realizzare un film era semplicemente dannatamente difficile, dal punto di vista tecnico. C’erano la pellicola da 60 millimetri, il caricamento dei magazzini, i fori di trascinamento che si rompevano, i tagli da incollare con il nastro e tutto quello che dovevamo affrontare. Bisognava essere persone incredibilmente ossessive anche solo per provare a fare un film.

Gregg Araki: “L’IA è uno strumento, non un sostituto”

Il regista ha precisato di non vedere l’intelligenza artificiale come un mezzo per rimpiazzare il lavoro creativo di attori e sceneggiatori. Al contrario, considera preziosi gli strumenti che oggi possono semplificare il lavoro tecnico.

Oggi, invece, con la tecnologia, le videocamere estremamente sensibili, gli iPhone e tutti i software disponibili, le possibilità sono enormi. Non sono un grande sostenitore dell’intelligenza artificiale quando si tratta di sostituire attori e sceneggiatori, ma per quanto riguarda gli strumenti utilizzabili in post-produzione, ci sono cose che abbiamo fatto in I Want Your Sex davvero impressionanti. Abbiamo girato tutta quella scena del minigolf letteralmente accanto a un’autostrada.

Nei primi montaggi il rumore era assordante, ma grazie agli strumenti oggi disponibili in post-produzione, durante il missaggio sembrava addirittura di sentire i grilli. È stato davvero incredibile vedere come funzionano queste tecnologie. Lo stesso vale per il montaggio: è straordinario. Gli effetti e tutto il resto stanno vivendo una vera rivoluzione, che rende questi strumenti accessibili anche ai registi indipendenti con budget ridotti.

“Hollywood è come il Titanic”

Gregg Araki ha poi allargato il discorso allo stato dell’industria cinematografica. Il regista vede un sistema in piena trasformazione, dove le vecchie certezze stanno lasciando spazio a nuovi modelli produttivi. Il successo di film indipendenti come Obsession, secondo lui, dimostra che qualcosa si sta muovendo.

Sono tempi folli, tutto è sottosopra. Anche per il cinema indipendente è difficile ottenere una distribuzione e trovare finanziamenti, ma è sempre stato così, è una lotta continua, solo con difficoltà diverse. Personalmente sono piuttosto ottimista riguardo al futuro. Credo che molte delle vecchie formule non funzionino più. Hollywood sta cercando disperatamente di capire cosa fare, è un po’ come il Titanic, con tutti che corrono da una parte all’altra. Le regole, insomma, stanno venendo riscritte.

Scritto da Gregg Araki insieme a Karley Sciortino, I Want Your Sex vede Olivia Wilde nei panni della dominatrice Erika Tracy, artista e provocatrice che coinvolge il suo assistente Elliot, interpretato da Cooper Hoffman, nel ruolo del suo “schiavo” sessuale.