Greta Garbo

Greta Garbo torna con l’AI: il divismo ha un altro programma

Greta Garbo ricompare in uno spot per cuscinetti. Tra caveau hollywoodiani e incontri fuori copione, il suo ritorno racconta qualcosa che va oltre la nostalgia.

Greta Garbo è tornata a lavorare, e questa volta deve spiegare i cuscinetti magnetici. Il 30 settembre SKF ha presentato una campagna che ricostruisce l’attrice con l’intelligenza artificiale, recuperando un precedente piuttosto conveniente: prima di diventare la Divina, Garbo era già comparsa in un film promozionale dell’industria svedese nel quale figurava l’azienda. A Hollywood si chiamerebbe rilancio di una proprietà intellettuale; a Göteborg, continuità aziendale.

Craig Reisfield, che ne gestisce l’eredità, al Guardian non esclude futuri ruoli cinematografici: una likeness iconica come Garbo ha già un pubblico e una notorietà che nessun ufficio marketing deve costruire da zero. La notizia invita a discutere di resurrezioni; le agenzie, intanto, sembrano attrezzarsi con un certo anticipo sui decessi.

Il caveau di Hollywood ha parecchie uscite

Nel 2024 CAA, una delle maggiori agenzie dello spettacolo, ha annunciato con Veritone il suo caveau digitale: un deposito di scansioni e registrazioni vocali a disposizione degli artisti. Il comunicato prometteva protezione dell’identità e, con altrettanta franchezza, la possibilità di monetizzarne le sembianze.

A luglio Vanity Fair ha visitato la struttura. Alexandra Shannon, dirigente CAA, ha illustrato possibilità che vanno dagli interventi sui film agli avatar pubblicitari; Liz Randall ha immaginato lettori capaci di interrogare il doppio digitale di un autore sul libro che stanno leggendo. Shannon prospetta inoltre conversazioni con le star nella lingua del fan. La celebrità, che per decenni ha concesso interviste col contagocce, potrebbe ritrovarsi un giorno a rispondere personalmente a chiunque, senza interrompere il pranzo.

Il deposito viene preparato con la partecipazione dell’artista: scansioni e registrazioni possono servire a costruire gemelli digitali destinati a nuovi ingaggi, mentre l’interprete continua la propria carriera. La cassaforte custodisce così anche il materiale per prestazioni ancora da inventare. Un tempo l’agente doveva trovare una parte compatibile con l’agenda del cliente; adesso può cominciare a cercare un cliente compatibile con più agende.

Già nel marzo 2024 Soul Machines e Authentic Brands Group avevano presentato al SXSW Digital Marilyn, una Monroe virtuale capace di conversare in tempo reale e adattare le risposte all’interlocutore. Greg Cross, cofondatore di Soul Machines, raccontava la sensazione di avere “un buon rapporto con un’icona”. Il divismo aveva insegnato a milioni di persone a desiderare una confidenza impossibile; chi ne amministrava i diritti poteva adesso cominciare a prometterla.

La carriera che continua anche senza l’attore

Già in Rogue One, nel 2016, Peter Cushing era tornato nei panni di Tarkin, ricostruito in CGI attraverso la recitazione di Guy Henry. Il volto che il pubblico riconosceva e l’attore che aveva lavorato sul set appartenevano a due persone diverse: Hollywood conservava la continuità del personaggio, distribuendo altrove il lavoro necessario a farlo esistere.

Nel maggio 2025 Fortnite ha sperimentato un Darth Vader capace di conversare con i giocatori usando una voce sintetica basata su quella di James Earl Jones, con l’approvazione dei suoi eredi. Epic invitava a chiedergli della Forza, dell’Impero o della strategia per la partita. Le risposte nascevano durante il gioco, mentre la familiarità della voce arrivava da quasi mezzo secolo di cinema. Il personaggio che al cinema soffocava i subordinati era diventato disponibile per una consultazione tattica.

Per As Deep as the Grave, il caso di Val Kilmer riguarda invece una parte mai girata: era stato scelto per padre Fintan, ma la malattia gli aveva impedito di arrivare sul set. Dopo la sua scomparsa, con il sostegno dei figli Mercedes e Jack, il regista Coerte Voorhees ne ha ricostruito la presenza attraverso l’AI generativa: cambiare interprete avrebbe richiesto nuove riprese, per le quali non c’era budget.

Le copie di un film distribuiscono la stessa interpretazione a milioni di spettatori

Questi esperimenti fanno intravedere una distribuzione diversa: lo stesso volto potrebbe accompagnare partite differenti, abitare racconti che cambiano con le scelte del pubblico, sostenere conversazioni simultanee. Il pubblico entrerebbe nella scena e potrebbe contribuire a deciderne il seguito, con la sensazione che la star abbia trovato tempo proprio per lui.

È una possibile ubiquità su licenza, nella quale il calendario dell’attore smette di coincidere con quello delle sue apparizioni. Il prestigio accumulato davanti alla macchina da presa potrebbe alimentare una presenza disponibile in molti luoghi, lingue e storie, mentre il titolare continua a recitare, sceglie altri progetti o si concede il lusso di sparire.

Per una diva come Greta Garbo sarebbe un discreto cambio di programma: l’incontro esclusivo, finalmente, si potrebbe vendere a tutti.