Naza

Naza: oltre i confini della banalità del male

Naza, tragico documentario-inchiesta, ripercorre il modus operandi dell’intelligence israeliana, svelando atroci azioni nel conflitto israeliano-palestinese. 

Naza, firmato dal duo di registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, sta diventando un caso cinematografico e un atto di resistenza politica. Presentato alla 83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, unico documentario in concorso per il Leone d’Oro, si è aggiudicato il Premio Speciale della Giuria; e considerate le tematiche affrontate – oltretutto il pubblico italiano ha risposto con un milione di incasso nel primo giorno di programmazione – Abraham e Szor hanno deciso di rendere fruibile e gratuita l’opera attraverso la pubblicazione sul sito del Guardian.

 

Naza, la trama

Ambientato quasi interamente sui tetti di Tel Aviv, Naza penetra nel cuore operativo della macchina bellica israeliana. Attraverso le testimonianze in ombra di 24 militari e analisti dell’intelligence, il film ricostruisce il funzionamento delle nuove tecnologie belliche e dei sistemi di intelligenza artificiale impiegati nella Striscia di Gaza.

Tra tracciamenti telefonici e programmi algoritmici ideati per la selezione automatizzata delle coordinate, il racconto documenta come le vite umane e le strutture residenziali vengano progressivamente ridotte a freddi bersagli, inseriti in un protocollo burocratico, definito appunto Naza, che contempla l’eliminazione di intere famiglie (e quartieri) come margine di errore calcolato.

La sottile linea rossa

Al netto delle valutazioni politiche, Naza cerca di costruire un’opera che non si limita a una semplice inchiesta giornalistica, bensì delinea un teso thriller attraverso un’articolata costruzione del racconto. Lo spettatore, guidato dalle testimonianze degli intervistati, viene introdotto nel cuore del sistema dell’intelligence israeliana, che poco alla volta svela i gradi di invasione e disumanità crescenti delle sue operazioni.

Seppur lontano dalla narrazione e dalla forma cinematografica tradizionale, il racconto esplora con insistenza i confini del noir psicologico: sono molteplici le sequenze in cui vengono riprese le palazzine, con i propri abitanti che non vengono mai inquadrati. Si assiste, quindi, alla disumanizzazione delle persone, resa ancora più evidente dai discorsi e dalle giustificazioni dei membri dell’intelligence: parole vacue, che restano sospese sui tetti e si perdono nell’oscurità della notte.

La violenza delle parole

Yuval Abraham e Rachel Szor, dopo il resoconto in No Other Land della Cisgiordania occupata, scelgono deliberatamente di sottrarsi al ricatto visivo dell’orrore: il conflitto israeliano-palestinese non viene mostrato attraverso una raccolta di immagini esplicite, bensì evocato tramite la cruda testimonianza dei suoi esecutori.

Oltretutto, rinunciando quasi del tutto alla musica extradiegetica e a un montaggio ad effetto, il documentario lascia che la brutalità emerga in maniera spontanea e devastante dalla voce stessa dei militari. In tal modo, sono le loro parole, piatte e burocratiche nella loro lucida quotidianità, a generare nello spettatore una forma di indignazione ancora più vivida e viscerale.

Naza, in conclusione

Premiata alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la pellicola si configura come un atto d’accusa di lucida e dolorosa necessità contro le azioni condotte dall’esercito israeliano. In bilico tra il documentario d’inchiesta e il thriller d’indagine, Naza va tuttavia oltre il rigoroso resoconto giornalistico: prova a tessere un racconto intimo capace di addentrarsi nei meandri più oscuri della psiche umana, interrogandosi sulle radici profonde, culturali e sistemiche, che spingono individui comuni a compiere ed eseguire scelte così empie.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★★