Festa del Cinema 2026: È andata così, recensione del film di Gianni Zanasi con Valerio Mastrandrea e Valentina Lodovini.
Proiettato in anteprima alla Festa del Cinema 2026, È andata così di Gianni Zanasi è un film che parte in modo surreale e dà il suo meglio nella seconda parte. Ecco la recensione in anteprima.
È andata così, la trama
Cecilia, madre single di due figli, si ritrova ad affrontare un’improvvisa crisi e decide di chiedere aiuto ai tre uomini più importanti della sua vita: i suoi ex compagni. Christophe, regista teatrale ancora legato ai successi del passato, Guido, ex manager diventato rider, e Tony, sedicente manager musicale che l’ha sposata per poi lasciarla. Si ritrovano così tutti a convivere con lei sotto lo stesso tetto.
È andata così, la recensione
È andata così presenta da subito i suoi personaggi allo spettatore. A partire da Tony, manager che si ispira visibilmente nel look e negli atteggiamenti all’omonimo Tony Manero di La febbre del sabato sera. Poi si passa a Elisa, una ragazza che come tante trascorre una serata in discoteca con il suo ragazzo, finché succede qualcosa di inaspettato e drammatico.
L’evento innesca l’arrivo di Cecilia, che è il vero fulcro di questo racconto, fungendo da trait d’union di tutti i personaggi. Che a lei sono legati indissolubilmente non solo per motivi familiari ma per ragioni che verranno svelate verso il finale del film.
La parte iniziale del film risulta bizzarra, apparentemente inconcludente, caratterizzata dalla curiosa scelta di usare la musica in modo preponderante e rimbombante, in modo che quasi copra ogni dialogo (e i dialoghi architettati dall’ottimo Giacomo Ciarrapico meritano di avere spazio). Ma poi nella sua seconda parte il film cambia faccia: il merito è molto di Valerio Mastrandrea, vero e proprio trascinatore della trama e delle fila dei personaggi, oltre che del mood (termine assai inviso al suo personaggio) dell’intero film.
È lui, in tutta la sua isteria e generosità, che curerà le ferite dei e tra i personaggi, in un espediente di meta-teatro che è decisamente interessante. Così la seconda parte del film finisce per avere due temi centrali: quello della famiglia allargata e quello dell’arte come strumento di catarsi. La famiglia di È andata così è una famiglia allargata, anzi, è una “famiglia aumentata”. Una famiglia forse atipica, ma di cui non vergognarsi, della quale si fa alfiera la stessa Cecilia che di quella famiglia è il capo. L’arte che tutto emenda è proprio il teatro, del quale il personaggio di Mastrandrea, Cristophe, è un professionista, pur essendosi trasformato in un emarginato di quel mondo. Il teatro, paradossalmente, fa cadere le maschere di tutti i personaggi e fa riemergere il trauma.
Ci sono sette, capre abbandonate nel bosco e gatti che rischiano di essere divorati dai lupi. Non mancano neppure riferimenti queer, come va di moda oggi, che in verità sembrano quasi inseriti a forza nel film per non scontentare proprio nessuno. E che generano dubbi e domande in alcuni dei personaggi. Sono elementi che cercano di inserirsi nel tessuto del film ma che, a opinione di chi scrive, sembrano sempre essere lì un po’ per caso.
In È andata così, oltre a Mastrandrea, segnaliamo le ottime prove di Valentina Lodovini, dell’ormai lanciatissimo Leonardo Lidi (protagonista di Serpenti) e di Alma Teresa Giardina, alla sua seconda prova d’attrice nelle vesti dell’adolescente Elisa. Michele Riondino, nei panni di Tony, è decisamente sopra le righe, forse un po’ troppo, ma in fin dei conti adatto al personaggio che deve incarnare.
Finale a sorpresa, per un film come È ancora così che sembra diviso a metà e che si riscatta alla grande nella sua seconda parte.