Dal 5 al 15 agosto, la 79ª edizione del Locarno Film Festival passa dai nuovi film di Hong Sang-soo e Denis Côté alle notti in Piazza Grande, dalla blacklist di Hollywood ai nuovi finanziatori. Il filo comune non è un tema imposto ai film, ma una domanda concreta: chi decide che cosa può arrivare su uno schermo?
La sera del 5 agosto, sullo schermo di Piazza Grande, capace di accogliere ottomila spettatori, il Locarno Film Festival si aprirà con Les Yeux Verts di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh. La mattina successiva, nella Sala Granda dell’Hotel Belvedere, l’analista Stephen Follows parlerà invece di star, test screening, franchise e algoritmi come strumenti acquistati dall’industria per rendere prevedibile il pubblico.
Il programma annunciato il 9 luglio comprende 233 film, 103 anteprime mondiali e produzioni o coproduzioni provenienti da 69 Paesi. A dare una forma a queste cifre sono i diversi luoghi e stadi di lavorazione: quattordici titoli destinati alla grande platea all’aperto, diciassette opere in corsa per il Pardo d’oro, una competizione per primi e secondi film, cortometraggi, restauri, cinema per ragazzi, progetti africani e opere ancora prive di colore o suono definitivi.
Locarno Film Festival 2026: film, ospiti e programma
La Piazza Grande porta il volto più accessibile dell’edizione.
Il 6 agosto Armony di Dario Albertini, con Valerio Mastandrea, Asia Argento e Ornella Muti, sarà seguito da Wild at Heart; il giorno dopo il nuovo Ich ist ein Anderer precederà la versione estesa, di quasi quattro ore, di Dances with Wolves. Arriveranno poi The Invite di Olivia Wilde, con Penélope Cruz, Edward Norton e Seth Rogen, Paper Tiger di James Gray con Adam Driver e Scarlett Johansson, e Ni vue, ni connue di Marc Fitoussi, che chiuderà il festival il 15 agosto con Isabelle Huppert, Sandrine Kiberlain e Diane Kruger.
Con una logica ormai familiare sulle piattaforme streaming, i titoli storici non sono relegati in una sezione laterale: Taxi Driver condivide la stessa piazza delle nuove produzioni.
Nel Concorso internazionale Nowhere to Lay My Eyes, scritto, diretto, prodotto, montato, fotografato e musicato da Hong Sang-soo, segue Sang-hee nel viaggio verso la madre, stabilitasi dieci anni prima sull’isola di Jeju. In Hearing di Lê Bảo, un tecnico che installa misuratori di decibel attraversa una vita segnata dal silenzio mentre il lavoro lo conduce fra presenze in un cimitero e scimmie irrequiete in uno zoo. Donkey Princess di Cristóbal León e Joaquín Cociña parte invece da un re che vieta l’amore: sua figlia Diana usa un bracciale magico per inseguire l’amato esiliato attraverso altri mondi.
Nel Concorso Cineasti del Presente, Los Días Libres di Lucila Mariani colloca la giovane Bego in una Buenos Aires soffocata dal caldo e dall’inflazione, mentre si avvicina un’eclissi e la ragazza cerca online una tecnica chiamata “shifting” per raggiungere una realtà alternativa. Ai corti, Pardi di Domani riserva quaranta anteprime mondiali da ventinove Paesi. E per la prima volta i sette film competitivi di Locarno Kids Screenings saranno valutati e premiati da tredici spettatori tra gli undici e i quindici anni.
La lista nera: quando l’esclusione aveva nomi e verbali
La domanda su chi possa apparire in un programma acquista una misura storica con Red & Black – Hollywood Left and the Blacklist, la retrospettiva curata da Ehsan Khoshbakht. Più di quaranta fra film, documentari, corti e cinegiornali ricostruiscono ciò che accadde dal 1947, quando le audizioni della Commissione per le attività antiamericane spinsero gli studios a cancellare contratti e crediti.
Alcuni autori lavorarono sotto pseudonimo, altri emigrarono. La rassegna accosta Broken Arrow, scritto senza accredito da Albert Maltz, uno degli Hollywood Ten, a Salt of the Earth, realizzato da professionisti colpiti dalla lista; include anche On the Waterfront di Elia Kazan, che davanti alla commissione aveva fatto nomi. Non costruisce quindi un passato compatto e rassicurante: rimette nello stesso programma opere nate da risposte incompatibili alla pressione politica.
La blacklist non è l’antenata degli algoritmi, offre però un precedente preciso per osservare il potere di selezione: allora erano riconoscibili la commissione, gli studios e i nomi rimossi dai titoli; oggi criteri proprietari stabiliscono quali opere vengano consigliate, quali dati siano restituiti ai produttori e quali comportamenti passati diventino la base delle decisioni future. Anche il manifesto di Cindy Sherman lavora sul problema dell’autorialità: un personaggio costruito in bianco e nero, avvolto da un foulard giallo maculato che rende il leopardo insieme visibile e irriconoscibile.
James Gray riceverà il Pardo alla carriera il 9 agosto e presenterà subito dopo Paper Tiger; il giorno seguente Zoe Saldaña riceverà uno Special Pardo e incontrerà il pubblico; Darren Aronofsky accompagnerà il Pardo d’onore con The Fountain e Mother!. Per l’Excellence Award, Isabella Rossellini ha costruito un proprio programma di corti: mosche, lumache, vermi, anatre, cervi e delfini dei cicli Green Porno, Seduce Me e Mammas. L’omaggio mostra una parte laterale e concretissima del suo lavoro, anziché ridurla alle immagini più note della sua carriera.
Locarno Pro: dietro lo schermo, il costo delle scelte
Il 6 agosto l’analista Stephen Follows aprirà StepIn con Fear, Lies, and the Illusion of Control. La sua ricostruzione parte da un secolo di tentativi di contenere l’incertezza: prima le star, poi le proiezioni di prova, i sondaggi, i franchise e infine gli algoritmi. Il problema non è che i dati siano inutili, ma che un’impresa finisca per porre soltanto le domande alle quali i propri strumenti sanno rispondere. Sapere dove uno spettatore interrompe un film non stabilisce quale film inesistente meriti di essere finanziato.
Il titolo di StepIn 2026, Power, People, Data, comprende anche le condizioni economiche di accesso al mestiere. Negli stessi giorni la seconda Locarno Investment Community farà incontrare cinema indipendente, investitori privati e fondazioni. L’ingresso di quel capitale apre una domanda che il programma non può risolvere in anticipo: quali garanzie di riconoscibilità, pubblico e rendimento verranno chieste in cambio?
L’AI tornerà nel programma il 9 agosto, nella conversazione con il produttore Marco Perego-Saldaña, dopo un’edizione di Cannes in cui tre film da lui prodotti erano nel concorso principale: Locarno la accosta alla concentrazione industriale e all’impatto delle piattaforme sui mercati locali, invece di isolarla come questione di effetti visivi. Il problema si sposta così dalla qualità delle immagini generate al momento in cui un sistema entra nelle decisioni: quando un progetto viene valutato, un pubblico stimato o una scelta creativa tradotta in previsione commerciale.
Per il cinema indipendente, il rischio è che decisioni contestabili vengano presentate come risultati tecnici, mentre dati, criteri e margini d’errore restano nelle mani di chi possiede la piattaforma.
Nove anni per arrivare in Piazza Grande
Il sostegno assume una forma più direttamente misurabile con First Look. Sei lungometraggi uruguaiani in postproduzione saranno mostrati al Cinema Rialto; fra i premi disponibili ci sono color grading, postproduzione sonora, supervisione musicale per un valore di 45.000 euro e un poster internazionale da 10.000. Non si premia un’idea astratta di indipendenza: si procura ciò che manca a immagini già girate perché possano diventare film distribuibili.
A monte della postproduzione interviene Open Doors. Nel secondo anno del ciclo dedicato a 42 Paesi africani, ha selezionato sei progetti, sei produttori e cinque registi. Le attività sono iniziate online tra giugno e luglio e proseguiranno a Locarno dal 5 al 10 agosto con formazione, tutoraggio, accesso al mercato e proiezioni pubbliche. La provenienza geografica entra così nel calendario di lavoro, non soltanto nel catalogo.
Il Cileno di Sergio Castro-San Martín, in programma il 13 agosto in Piazza Grande, nasce dall’incontro fra un produttore italiano e uno cileno avvenuto a Match Me! nel 2017 e ha ricevuto anche un contributo dal Canton Ticino. Nove anni separano quella conversazione dalla proiezione pubblica.
È forse questa distanza a offrire la misura più concreta del lavoro che circonda il festival.
Negli undici giorni di Locarno convivono film già pronti per migliaia di spettatori, opere che devono ancora completare colore e suono e progetti alle prime fasi di sviluppo. È lungo questa filiera, molto prima che si accendano le luci di Piazza Grande, che si decide quali storie avranno davvero la possibilità di diventare cinema.