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Il Martin Scorsese che non vedremo mai
Sentiamo notizie di un nuovo progetto di Martin Scorsese almeno una volta al mese e, purtroppo, i film che poi non realizza sono più di quelli che ha fatto.
Il mondo del cinema, e più in generale quello dello spettacolo non necessariamente affine alla settima arte, è un’arena di combattimento abbastanza assurda e grottesca. Le notizie, false o vere che siano, si muovono come una giornata di vento e ciò che lasciano potrebbe essere distruzione quanto novità. False o vere che siano, a nessuno importa, alla fine.
L’importante è portare qualcosa di nuovo, qualcosa che non esiste o qualcosa che esiste in un’altro modo. Ecco perchè, a volte, ripensare al corso degli eventi ma ribaltandone il punto di vista, può modificare interamente la percezione stessa di ciò che è successo e di ciò che succede. In spicci e in parole anche troppo banali, nel mondo del cinema, questo si traduce nel pensare ad un’autore che realizza qualcosa.
Martin Scorsese
Sicuramente, un’autore lo si riconosce dalla sua versatilità tanto quanto dalla sua riconoscibilità. Martin Scorsese ha reso ciò una delle fondamenta del suo lavoro, che si tramuta in una vera e spasmodica ricerca dell’attrazione, al di là di quale sia la storia e quale sia il genere, ma sempre rifacendosi ad un principio: la personalità. Anche il suo prossimo film, What Happens at Night, sembra ricalcare questo filo.
Scorsese riesce a prendere una storia distante anni luce da lui – basti pensare a L’età dell’innocenza o Fuori orario – e la scava a tal punto da trovarne punti con cui lui in primis riesce a riconoscersi, per poi renderli tanto specifici quanto universali. Questa sua incredibile dote lo ha reso uno degli autori più ricercati del mercato statunitense ed internazionale.

Ti farò un’offerta che dovrai rifiutare
Partiamo dalla più semplice delle ipotesi, ovvero, i film proposti al maestro che lui ha deciso di rifiutare. A partire dagli anni ’70, Martin Scorsese era un nome di peso ad Hollywood, per quanto il suo modo di fare le cose fosse alquanto fuori dalle traiettorie del cinema classico. Nonostante ciò, il suo talento istrionico e i temi trattati nei suoi film, lo hanno reso il potenziale regista di molti film, tanto distanti da lui quanto vicini.
Serpico, Il Padrino – Parte II, per cui Francis Ford Coppola voleva fortemente l’amico, Yakuza dallo script di Paul Schrader. L’alternativo remake di Scarface con Robert De Niro protagonista. Il remake 3D de La piccola bottega degli orrori, Un piedipiatti a Beverly Hills, Witness. The Doors, Dick Tracy. Clockers di Spike Lee. Terapia e pallotole, Alexander. The Last Duel, The Fighter, The Gambler, Maestro. E, più incredibile di tutti, Schindler’s List. Dietro a quasi ognuno di questi rifiuti, si cela l’idea di identità autoriale che Scorsese riconosce in sè quanto nei suoi collaboratori.
L’ultima tentazione di Marty
La religione, per Scorsese, è sempre stato un qualcosa di vicino ma lontano, potente ma debole. Lui ha affermato che, se non avessa fatto il regista, avrebbe avuto due scelte: il gangster o il prete. D’altronde, queste sue idee e questa spinta personale, lo ha portato ad osare tantissimo in film come L’ultima tentazione di Cristo, Kundun e Silence, portandogli di ritorno un mare di odio e qualche divieto di ingresso in qualche paese del mondo.
All’inizio degli anni ’60, Scorsese voleva adattare il Vangelo, ma ambientandolo nella contemporanea Manhattan ed in bianco e nero. Inutile dire che, dopo aver visto Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, ha lasciato perdere. Stesso discorso per Jerusalem, Jerusalem, primo della trilogia spirituale sul senso di colpa cattolico con Chi sta bussando alla mia porta? e Mean Streets, sempre con Harvey Keitel come protagonista.
Dalla penna allo schermo
Impossibile citare anche tutti gli adattamenti che avrebbe voluto realizzare. Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick, Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij, Paura e delirio a Las Vegas di Hunter S. Thompson, di Elmore Leonard, l’irrealizzabile Meridiano di sangue di Cormac McCarthy e i più recenti fallimenti di adattamento de La vita di Gesù e sul romanzo Home.
Per non parlare di adattamenti di sceneggiatura, dal film su Modigliani con Al Pacino, quello sul bluesman Robert Johnson, il film su Dean Martin con Tom Hanks e John Travolta come Frank Sinatra. Il più recente Old Blue Eyes sul re dello swing stesso, il biopic su Richard Pryor, Roosevelt con Leonardo DiCaprio, il biopic su Mike Tyson, quello su Cleopatra, e poi uno sui Ramones e uno sui The Grateful Dead.