Il 6 novembre 2014 usciva nelle sale italiane Interstellar di Christopher Nolan. Per il suo decimo anniversario torna al cinema dall’11 al 13 novembre.
Ambizioso, complesso, intimo e sentimentale: un viaggio interstellare che trascende il tempo e lo spazio. Interstellar, Il nono film di Christopher Nolan uscì nelle sale il 6 novembre 2014, ormai dieci anni fa, dominando i botteghini con un incasso iniziale di circa 132 milioni di dollari nella prima settimana diventati poi oltre 700 milioni.
Alla sua uscita i pareri furono contrastanti: sul sito di Rotten Tomatoes, il film ottenne un punteggio di 7/10 dalla critica e di 4.2/5 dal pubblico, mentre la classifica di IMDb lo colloca ancora oggi al diciannovesimo posto dei 250 migliori film con un punteggio di 8.7.
La filmografia di Nolan è costellata di gioielli cinematografici: da The Prestige (2006) a Memento (2000) e come non parlare di Inception (2010), o della trilogia di Batman con Christina Bale: Batman Begins (2005), The Dark Knight (2008) e The Dark Knight Rises (2012) dove ha decostruito la figura dell’eroe della DC.
Nel 2014 Interstellar, appunto, e solo 3 ani dopo Dunkirk, un quasi documentario sull’Operazione Dynamo: l’evacuazione delle truppe alleate dal porto di Dunkerque nel maggio del 1940. Nel 2020 è poi uscito Tenet, un esperimento poco riuscito di spy movie che cerca di sfidare le leggi del tempo, e infine Oppenheimer, nel 2023, il grande biopic sul fisico creatore della bomba atomica.
Interstellar si compone di un cast pluripremiato: Matthew McConaughey nei panni del protagonista Cooper, Anne Hathaway che interpreta la scienziata Amelia Brand, Jessica Chastain nel ruolo Murphy “Murph” Cooper, poi ancora il grande Michael Caine, Matt Damon, Casey Affleck e un giovane Timothée Chalamet, nel suo quinto film, forse la sua prima produzione importante.
Decisamente uno dei maggiori successi di Christopher Nolan, Interstellar si è portato a casa anche diversi premi per i migliori effetti speciali (tra cui l’ambito Premio Oscar) e il premio come Miglior Film e Miglior Regia agli Empire Awards.

La trama
La terra è quasi completamente infertile, i campi sono aridi e le tempeste di sabbia sono sempre più frequenti. Sembra la fine del mondo, o perlomeno l’inizio della fine, siamo in un futuro imprecisato che ad ‘oggi non sembra nemmeno uno scenario troppo distopico e lontano da noi.
Cooper (Matthew McConaughey), che un tempo era un pilota della NASA, ora è un agricoltore e il padre vedovo di Tom e Murphy. Indagando su una serie di anomalie gravitazionali arriverà a un centro spaziale NASA dove un gruppo di scienziati sta tentando una serie di missioni spaziali per trovare pianeti ospitali nella galassia circostante. Cooper, invitato a prendere parte alla missione dovrà lasciare la sua famiglia per partire verso un viaggio interstellare con lo scopo di salvare l’umanità.
Interstellar: tra tempo e amore
Interstellar pone come premessa uno scenario apocalittico: la specie umana rischia l’estinzione e un gruppo di astronauti parte verso una rischiosa missione per salvare l’umanità.
Ridotta in soldoni la trama è banale, sembra quella di un qualsiasi blockbuster fantascientifico, ma sappiamo che Interstellar è molto di più. Nolan trascende la semplice idea di inizio-fine della vita e va oltre il racconto di fantascienza, tornando a parlare dei due temi che più caratterizzano il suo cinema: il tempo e l’amore.
La fisica dei buchi neri, dell’universo e dei viaggi intergalattici, sono però solamente il pretesto che Nolan usa per raccontarci una storia straordinariamente umana. Il futuro della specie viene affidato a un padre che tenta l’impossibile per tornare da sua figlia e garantire un futuro a lei, alla sua famiglia e quindi al resto della specie umana. Un viaggio nell’iperspazio alla ricerca di un nuovo mondo abitabile che permetta di abbandonare una Terra ormai consumata e che sembra respingere l’uomo.
Nel film è proprio la dottoressa Brand (Anne Hathaway) a spiegare, con una semplice frase, l’intero senso del film: “l’amore è l’unica cosa che trascende dal tempo e dallo spazio”. L’amore tra padre e figlia, l’amore tra amanti, l’amore per la vita stessa che spinge l’uomo a tentare l’impossibile per salvarsi.
E dopo un’odissea lunga decenni (o pochi giorni, dipende dal pianeta sul quale ti trovi), grazie ai sacrifici di un padre, alla fede di una figlia, all’amore per la scienza e per la vita stessa, si arriva a un dolce happy ending per la l’umanità.
Nolan affida l’epilogo del film alle due donne della storia: Amelia Brand e Murphy Cooper, coloro che più di tutti hanno avuto fede nel tempo e nell’amore, le due matrici che il regista vuole porre all’origine di tutto.

Una storia produttiva lunga un decennio
Inizialmente, il soggetto originale di Interstellar è stato scritto dalla produttrice Lynda Obst e dal fisico Kip Thorne, basato sulle idee che il fisico aveva sulle conseguenze che le leggi della relatività avrebbero avuto su un possibile viaggio interstellare da parte degli umani.
È il 2006 e l’idea attira l’attenzione del regista Steven Spielberg che si rende disponibile per curare la regia del film, nel marzo dell’anno successivo viene poi coinvolto lo sceneggiatore Jonathan Nolan (fratello di Christopher).
La pre-produzione di Interstellar prosegue fino al 2008, anno in cui l’accordo tra Paramount e Spielberg scade e il regista abbandona il progetto. Jonathan Nolan a quel punto propone suo fratello per la regia, che in quel periodo aveva da poco chiuso un accordo con Warner per Inception.
Nel 2012 il progetto passa ufficialmente nelle mani di Nolan che ricomincia a lavorare anche sulla sceneggiatura insieme a suo fratello e al fisico Kip Thorne.
Le leggi della fisica in Interstellar
Tutta la sceneggiatura del film è stata scritta con la consulenza del fisico Kip Thorne, uno dei maggiori esperi di relatività gravitazionale, Premio Nobel per la fisica nel 2017. Nolan gli offrì anche di fare una comparsa nel film, ma Thorne non accettò e si limitò a seguire la stesura della sceneggiatura e la produzione del film per correggere eventuali inesattezze scientifiche.
In Interstellar si parla tanto di wormhole e buchi neri, ma di preciso ci cosa si tratta?
Un wormhole, (letteralmente “buco di verme”), è una struttura teorica ipotetica ancora non dimostrata, idealizzabile come una sorta di tunnel che collega due punti distanti nello spazio-tempo. Nel film viene utilizzato come scorciatoia per spostarsi verso i pianeti in cui si trovano gli astronauti partiti nelle missioni precedenti (il pianeta di Miller e il pianeta di Mann).
Diverso è invece il buco nero, che nel film prende il nome di Gargantua, che è in realtà il risultato del collasso di una grande stella, che ha provocato un vortice gravitazionale fortissimo, tale da risucchiare tutto ciò che gli orbita attorno, persino la luce stessa. Non si sa cosa ci sia all’interno di un buco nero poiché non è possibile avvicinarsi senza venirne risucchiati. Nel film diventa una sorta di portale verso le 5 dimensioni dello spazio-tempo dove Cooper può muoversi e mandare dei segnali a sua figlia (la giovane Murphy del passato) attraverso la gravità.
Nessun wormhole è stato ancora scoperto o confermato dalla scienza, mentre i buchi neri sono una realtà osservabile nel nostro universo. I wormhole, se reali, potrebbero offrire la possibilità di viaggi interstellari, ma rimangono solo un’ipotesi, a cui Nolan dà credito e prova a concretizzare nel film.
Interstellar, un film ricco di citazioni
Per i grandi amanti del cinema le citazioni ai grandi cult del passato saranno state ovvie, nel film Nolan si ispira tanto ai grandi lavori di registi come Kubrick e Tarkovskij, nell’estetica e nel design minimalista e funzionale degli ambienti e della tecnologia spaziale.
L’aspetto e i movimenti della nave Endurance di Nolan, ha una geometria e una simmetria che richiama l’iconica astronave Discovery One di 2001: Odissea nello spazio, così come l’aspetto dei robot Tars e Case ricordano il monolite che apre il film del 1968 di Kubrick.
Ma c’è anche tanto della cinematografia del sovietico Andrej Tarkovskij, in particolare nella rappresentazione del rapporto tra umanità, tempo e universo. Gli elementi stilistici e tematici di Solaris (1972) e Stalker (1979) emergono chiaramente nel film, influenzando il modo in cui Nolan esplora la profondità dei legami emotivi e la dimensione spirituale del viaggio spaziale.

Nolan: scelte di regia
Il film è stato totalmente girato con una cinepresa IMAX e una pellicola da 70mm, che viene esposta orizzontalmente (anziché verticalmente), rendendo l’immagine più ampia e offrendo una risoluzione significativamente più alta.
Ormai è raro trovare registi che si affidino ancora alla pellicola anziché al digitale, ma Nolan è uno dei più affezionali al vecchio supporto analogico. Nonostante la scelta implichi un maggiore dispendio di denaro, energie e tempo, a livello tecnico il film girato in pellicola con una cinepresa IMAX dona all’immagine maggiore profondità e ampiezza e una qualità visiva decisamente superiore. Per questo Interstellar, visionato in un apposito cinema IMAX, è un’esperienza di tutt’altra qualità.
Per gli ambienti Nolan ha optato per un approccio realistico, evitando il green screen e optando per costruire intere sezioni di set, anche le più complesse, in teatri di posa. Per esempio, nella scena in cui Cooper si “muove tra gli istanti” all’interno della libreria di camera di sua figlia, si potrebbe pensare sia tutta CGI, al contrario l’intero set è stato costruito realmente e Matthew McConaughey fluttua tra le impalcature attaccato con dei ganci al soffitto, rimossi poi in post-produzione.
Anche per girare la scena in cui Cooper e i suoi figli inseguono un drone tra i campi di granturco, Nolan fece davvero piantare 500 acri di granturco. A fine riprese il grano venne anche venduto, generando un ottimo profitto.
Ma non è la prima volta che Nolan sorprende con scelte di produzione particolari e azzardate, se pensiamo al Boeing 747 che ha fatto realmente schiantare in Tenet o all’esplosione dell’edificio alle spalle di Joker in The Dark Knight (2008).
La colonna sonora di Hans Zimmer
La colonna sonora è firmata da Hans Zimmer, si tratta forse di una delle sue colonne sonore più ambiziose e innovative.
Zimmer crea una partitura che mescola organo, sintetizzatori e orchestrazioni, riuscendo a trasmettere tanto la vastità quanto la solennità dello spazio. Di grande impatto sono anche i momenti di totale assenza sonora che ben rendono l’immensità del vuoto cosmico.
In pochi sanno che per convincere Zimmer a lavorare al film, Nolan si limitò a scrivere una pagina di racconto sulla storia di un padre che lascia la figlia per una missione importante. Zimmer, lesse la storia e accettò, in seguito lavorarono assieme per 45 sessioni, creando passo paso l’epica colonna sonora che tutti conosciamo.
C’è invece un dettaglio della colonna sonora, in particolare del brano Mountains, che è più conosciuta: appena i protagonisti atterrano sul pianeta di Miller (il pianeta completamente ricoperto d’acqua), parte un ticchettio ogni 1.25 secondi che rappresenta un giorno intero passato sulla Terra. Un piccolo dettaglio che unisce perfettamente musica e narrazione.
In conclusione
Che il film piaccia o meno non si può negare la sua grandiosità e iconicità. Si tratta di un progetto ambizioso che Nolan ha saputo realizzare con la maestria che da sempre lo caratterizza.
In questi anni Nolan non ha fatto che continuare a regalarci altri grandi film, come l’ultimo grande Oppenheimer che insieme a Barbie di Greta Gerwig ha sbancato ai botteghini dei cinema di tutto il mondo.
Intanto si parla già di un nuovo progetto di Nolan con Matt Damon protagonista (leggi qua l’articolo!)
L’11, il 12 e il 13 novembre, Interstellar torna nei cinema, insieme anche a Pulp Fiction di Tarantino (1994) che quest’anno compie 30 anni, Il Padrino – parte II di Francis Ford Coppola (1975) e Paris, Texas di Wim Wenders (1984).
Oltre ovviamente le attese nuove uscite di novembre come: Modì – Tre giorni sulle ali della follia e Anora (che abbiamo già recensito per voi) e l’attesissimo Il gladiatore II di Ridley Scott.