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Letterboxd

La sindrome da Letterboxd

Letterboxd e gli altri social hanno contribuito a portare nuova linfa vitale verso il mondo giovanile, finendo col sostituire la critica specializzata.

Una sindrome può propogarsi principalmente attraverso due meccanismi: la trasmissione genetica o ereditaria oppure la trasmissione per contagio. Soffermandoci sulla seconda possibilità, allora, possiamo dire che la moda è una forma di sindrome, che essa sia positiva o no. E, per quanto esterno ed interno a questo meccanismo, il cinema e il mondo della settima arte subiscono contagi ciclici.

App, o social per specificarli maggiormente, come Letterboxd o IMDb sono ormai diventate il centro vero del dibattito tanto cinematografico quanto politico, sociale e culturale. Coinvolgendo anche gli artisti stessi – il maestro Martin Scorsese stesso è ad oggi l’utente più seguito – l’alone di interesse si è allargato a macchia d’olio, ma siamo sicuri sia così positivo.

Letterboxd

Letterboxd nasce nell’ormai lontanissimo 2011 da due webdesigners neo-zelandesi, incredibilmente cinefili e con l’obiettivo di fare con il social per il cinema ciò che Goodreads ha tentato di fare con la letteratura. L’app, tra il marzo 2020 e il dicembre 2023, ha visto un’aumento spasmodico dei suoi utenti, soprattutto grazie all’astutissimo e creativo team di marketing dietro, che ormai è parte stessa della pubblicità statunitense di molti film.

Poi, dal 10 dicembre, Letterboxd è anche una piattaforma di noleggio. Con Letterboxd Video Store è possibile noleggiare film e guardarli direttamente sulla piattaforma, senza abbonamenti aggiuntivi. La lista dei film disponibili è limitata, proprio perchè l’iniziativa risponde alla volontà di rendere disponibili due categorie: Lost and Found, cioè chicche del passato introvabili; Unreleased Gems, ovvero, titoli di festival internazionali senza grande distribuzione.

Quell’oscuro oggetto dell’ossessione

Letterboxd è passata, nel giro di qualche anno, da essere la snobbata app per nerd del cinema ed esclusivi ed elitari snob, alla stato attuale, per cui, praticamente, si è ribaltata la situazione. Chi si definisce un cinefilo o un’amante del cinema, non può non avere Letterboxd e non può non usarlo. E, in tutto questo, bisogna riconoscere che Letterboxd non ha tentato troppo di cambiare il suo approccio, almeno fino ad ora.

La cosa è andato così oltre che, ora, anche le stesse celebrità che vengono recensite devono avere Letterboxd. Sulla scia del discorso del suo incredibile ultimo film – The Drama Robert Pattinson l’ha chiamata Letterboxd-ification, rendendo l’industria cinematografica in primis un mondo di cinefili davvero. Allora, dov’è il confine tra lo snobbismo e l’apertura? Qual’è il confine tra il pensare qualcosa e il pensare che meriti il rispetto e l’attenzione di tutti?

Letterboxd

Quentin Tarantino e i soliti sospetti

Se c’è qualcosa che i tempi che viviamo e il mondo che abitiamo sembrano averci insegnato è che il valore importante non è il possedere la libertà di parola, ma esercitarla appieno. Quindi, qualsiasi cosa si dica, qualsiasi conseguenza porti, la cosa che davvero conta è affermare il diritto a poter dire tutto, proprio nella stessa epoca in cui le linee guide del politicamente corretto e di ciò che è giusto e sbagliato iniziano a polarizzarsi sempre di più.

In questo contesto storico, sociale e culturale, non solo il mondo dello spettacolo diventa la perfetta arena di combattimento, ma uno specchio preciso e distorto della realtà, come al solito. Quentin Tarantino rappresenta l’utente medio di Letterboxd, perchè Tarantino, coerentemente con la sua vita prima di essere un cineasta, è stato un critico da poltrona, un leone da tastiera. Ma c’è una differenza sostanziale nell’esserlo da comune cittadino o da celebrità.

Stelle e strisce e voti

Quando poi si parla di darsi addosso a vicenda, Tarantino e la cricca hollywoodiana di ipocrisia diventano, ancora una volta, il nocciolo centrale della questione. Per quanto la discussione e il conflitto siano davvero il perno dell’evoluzione, o comunque del cambiamento, insultare Paul Dano in un momento di grave crisi del cinema, non sembra la mossa migliore.

In fin dei conti, Letterboxd ed affini hanno analiticamente permesso a tutti gli interessati di potersi sentire al centro del discorso, una volta tanto. E, in quanto sua funzione di social, mettere in comunione qualsiasi tipo di dibattito. Allora, in qualità di social e in qualità di app e in veste di entità cinematografica, sarà il caso che il mondo che è rimasto indietro si adegui o che il nuovo includa il vecchio?

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