Almanacco Cinema presenta: l’intervista a Steven Keslowitz, autore di libri che analizzano il cinema contemporaneo, con particolare attenzione alla serialità televisiva.
Oggi vi proponiamo un’intervista a Steven Keslowitz, conclamato cineasta oltre che autore pluripremiato di libri sul cinema, che ha ricevuto il prestigioso Charles Barron Writing Award dalla Cardozo.
È autore di sette libri a tema cine-tv, tra i quali The World According to the Simpsons, The Tao of Jack Bauer, Traveling the Yellow Brick Road, Why You Better Call Saul e From Poland to Brooklyn e di diversi articoli accademici incentrati sull’intersezione tra diritto e cultura pop.
Almanacco Cinema presenta: l’intervista a Steven Keslowitz
Steven, ti definiscono un “esperto di cultura pop”. Come autore, consideri questa attività un lavoro, una passione o entrambe le cose?
“Direi che è un mix di entrambe le cose. Sono anche un avvocato, che poi è la mia professione principale. Parte dei miei scritti si concentra proprio sui legami tra diritto, media e cultura popolare”.
Hai scritto sette libri, sette bestseller. Quale di questi consideri il tuo “preferito” e perché?
“È una domanda difficile! The World According to The Simpsons avrà sempre un posto speciale nel mio cuore; è stato il mio primo libro, pubblicato quando avevo 19 anni. Grazie a quest’opera ho vissuto esperienze straordinarie: ho stretto amicizia con le persone che realizzano lo show, ho visitato lo studio di animazione e ho assistito alla lettura dei copioni attorno a un tavolo.
From Poland to Brooklyn è un libro profondamente personale, poiché racconta le vicende vissute dai miei nonni durante l’Olocausto. I miei due lavori più recenti, Traveling the Yellow Brick Road e il libro di prossima uscita The Enduring Wisdom of The Twilight Zone, si concentrano in modo significativo sulle questioni politiche e sociali dell’attualità. Ne vado molto fiero”.
Come leggo nella tua stessa bio (scritta da te), parte del tuo lavoro consiste nel creare connessioni. Pensi che questo rientri tra i “doveri” di un artista?
“Beh, credo che ogni artista abbia un approccio unico. Personalmente, trovo stimolante individuare legami tra i nostri film e programmi televisivi preferiti e le questioni politiche e sociali che affrontiamo nella società. Impariamo molto su noi stessi attraverso le storie che raccontiamo. Io cerco di scovare significati più profondi in alcune delle opere a noi più care, da Il mago di Oz ad Ai confini della realtà.

Passiamo alla tua pubblicazione You Better Call Saul, con evidente riferimento alla serie spin off di Breaking Bad. Gli esperti definiscono Better Call Saul un “romanzo di formazione al contrario”, ed è forse proprio questo il motivo del suo grande successo. Come analizzi questa serie nel tuo libro?
“Considero il percorso di Saul come una duplice tragedia shakespeariana: dotato di grande talento e di ottime prospettive, è finito fuori strada a causa sia di condizioni e influenze esterne, sia di demoni interiori. Esamino inoltre le questioni legali che emergono sia in Breaking Bad che in Better Call Saul. È stato affascinante analizzare il cammino di Jimmy e la sua rovina. Esploro l’evoluzione dei personaggi di Walt e Saul, nonché i messaggi che possiamo trarre da entrambe le serie”.
Passando alle favole, hai scritto un libro su Oz. Sia Il mago di Oz che Wicked hanno rivestito un ruolo importante nella storia del cinema. Forse perché questi film portano al cinema archetipi umani significativi, in particolare quelli femminili.
“Sì, L. Frank Baum, l’autore de Il meraviglioso mago di Oz, è stato un fervente sostenitore dei diritti delle donne, in particolare del diritto di voto. Ha creato figure femminili potenti: se ci pensi, tutti i personaggi dotati di potere nella storia originale (così come in Wicked di Gregory Maguire) sono donne: Glinda, la Strega Cattiva e Dorothy.
I personaggi maschili, specialmente il Mago, appaiono, al contrario, meno potenti. Entrambe le storie sono iconiche per molte ragioni; nel mio lavoro esamino il ricco simbolismo racchiuso in queste opere e ciò che esse ci insegnano su tematiche che spaziano dalla politica monetaria al razzismo, fino alla censura e molto altro ancora”.
La prossima domanda riguarda il tuo libro sui Simpson, di cui già hai accennato. I Simpsons è una serie animata che ha conquistato un pubblico di ogni età e di diverse generazioni. Hai una teoria sul perché?
“Si tratta di un fenomeno globale, capace di creare un legame con lo spettatore su molti livelli. Al centro c’è una famiglia comune che cerca di vivere la propria vita circondata da istituzioni corrotte e incapaci. La serie può essere letta su più piani: gli studiosi possono analizzare come affronti questioni sociali e politiche, mentre il pubblico più giovane può divertirsi con le battute senza avere la sensazione di perdersi i temi più complessi che fanno da sfondo.
È una serie straordinaria, che ci insegna moltissimo sul mondo. Dico sempre che Springfield funge da trampolino di lancio per approfondire le tematiche proposte dallo show: da quelle politiche (come il controllo delle armi) a quelle sociali (ad esempio, le dinamiche all’interno della famiglia nucleare). È una serie senza tempo.
Hai un altro libro nel cassetto, uno di quelli che desideri ardentemente scrivere? Il tuo prossimo best seller?
“Al momento non saprei. Di solito cerco di scegliere serie TV e film caratterizzati da un solido sviluppo dei personaggi e/o che ci insegnano molto sul mondo che ci circonda. Sono sempre alla ricerca di opere che soddisfino questi criteri”.