futurismo cinema Professor Federico Gizzi

Futurismo e cinema, dialogo con il Professor Federico Gizzi

Il futurismo fu la prima avanguardia occupatasi di cinema. Il Manifesto della cinematografia futurista venne redatto nel 1916.

L’evento Avanguardie, organizzato dall’Associazione Aurora presso la Collezione Cerasi (Palazzo Merulana, Roma), si è rivelato utile per un dialogo tra due mondi: quello del cinema, rappresentato dal nostro inviato, e quello del futurismo, rappresentato dal Professor Federico Gizzi. Il professor Gizzi è conosciuto come saggista storico-artistico, legato allo studio dell’identità nazionale italiana.

Professor Federico Gizzi, quali risonanze ebbe il futurismo sulla storia del cinema?

L’eredità del futurismo può essere per lo più ricondotta al mondo della dinamica filmica: come in tutte le discipline cui fu applicato, infatti, il futurismo cinematografico sviluppò una riflessione su velocità, movimento, dinamismo e modernità.

Filippo Tommaso Marinetti stesso, nel 1916, recitò in un film – Vita futurista. Me ne può parlare?

Vita futurista è un film realizzato da Arnaldo Ginna nel 1916, in cui Filippo Tommaso Marinetti, il padre del futurismo, compare come attore. Oggi è difficile ricostruire il significato complessivo dell’opera. Stupisce il poco utilizzo fatto dai futuristi dell’arte cinematografica, probabilmente perché non avevano i mezzi tecnici di cui hanno disposto registi quali Fritz Lang e Robert Wiene.

Però esiste un Manifesto della cinematografia futurista…

Sì, ha ragione, nel 1916 i futuristi hanno realizzato questo Manifesto della cinematografia futurista, nel quale riconoscono il cinema come arte futurista per eccellenza. Non avendo una sua tradizione consolidata, infatti, la cinematografia poteva essere il principale mezzo per opporsi a quello che chiamavano ‘passatismo’.

Quale utilizzo venne fatto dai futuristi dei trucchi cinematografici?

La passione dei futuristi per i trucchi cinematografici, passione che ha in qualche modo anticipato l’optical art degli Anni Sessanta, nasce dalle origini stesse del cinema. La cinematografia affonda le sue radici nelle fiere, nei circhi e nei luna park, mondi che hanno da sempre affascinato i futuristi e che si prestavano ad artifizi giocosi.

C’è chi ha parlato di influenze futuriste sul cinema d’avanguardia tedesco…

Mi sento in grado di affermare che le avanguardie tedesche affondano le loro radici nella cultura popolare germanica; e, a essere sinceri, i tedeschi avevano avanguardisti infinitamente più dotati dei futuristi italiani. Si può chiaramente parlare di un’analogia, ma questa era dovuta alla temperie culturale, non a un’influenza diretta.

Che trama aspettarsi da un film futurista?

Nessuna. I film futuristi non avevano una trama. Erano incentrati su corpi ‘burattineschi’ e movimenti automatizzati. Nel cinema futurista, che concedeva uno spazio estremamente ridotto ai grandi talenti attoriali, la trama veniva sacrificata in nome della sperimentazione visiva. 

Uno dei nomi più rilevanti, all’interno del cinema futurista, è quello di Anton Giulio Bragaglia. Me ne può parlare?

Anton Giulio Bragaglia, nato a Frosinone nel 1890, è ricordato per il film Thaïs, unica opera futurista ancora reperibile. Nella sua produzione artistica, Anton Giulio Bragaglia si interrogò costantemente sul movimento corporeo, sul mutamento degli stati d’animo e sulla condizione animica. In questo fu influenzato dalle dottrine esoteriche, che ebbero forti legami con il movimento futurista.

Perché i futuristi erano affascinati dal cinema comico popolare?

La commedia, specialmente nelle sue declinazioni umoristiche e popolari, concede grande spazio all’incongruo e all’esplosione di energia, elementi fondamentali dell’estetica futurista. I futuristi, inoltre, si approcciavano all’arte come un bambino si approccia a un giocattolo; quale genere si presterebbe meglio della commedia a questo approccio?

Per chiudere, vorrei farle una domanda che sembra esulare dall’argomento. Secondo Sandro Bernardi c’è un legame tra il cinema di Alfred Hitchcock e il futurismo. Lei cosa ne pensa?

Possiamo effettivamente parlare di un collegamento visivo. Tuttavia, nonostante Alfred Hitchcock fosse un europeo di grande cultura, dubito seriamente che potesse conoscere il futurismo. Anche qui, come per il cinema d’avanguardia tedesco, posso però evidenziare un’analogia. Se vogliamo cercare degli eredi del cinema futurista, dovremmo piuttosto guardare all’optical art.