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Peppe Romano, passione e umanità di un grande artista
Peppe Romano: l’attore napoletano si è raccontato ai nostri microfoni parlando della sua carriera, dei suoi inizi, e dei sogni ancora custoditi nel cassetto.
Peppe Romano, giovane e talentuoso attore di origini campane, è stato con noi per una piacevole chiacchierata incentrata sui suoi progetti e sulla voglia di stupire ancora.
Peppe Romano, gli inizi
Ciao Peppe, la tua formazione nasce tra teatro, cinema e televisione. C’è stato un episodio in particolare che ti ha fatto capire che questa sarebbe stata la tua strada?
“Non credo ci sia stato un singolo episodio capace di farmi capire che questa sarebbe stata la mia strada. E’ stato più un insieme di sensazioni, qualcosa che si è costruito nel tempo. Ogni volta che andavo in scena sentivo il bisogno, quasi l’urgenza, di trasmettere qualcosa al pubblico, di essere un tramite, un mezzo attraverso cui far passare emozioni, storie, riflessioni.
Questa sensazione mi ha sempre gratificato profondamente ed è il mantra che ancora oggi porto avanti nel mio lavoro: cercare di arrivare alle persone in maniera autentica.”
Hai lavorato in produzioni teatrali, Web Series (Panchinari a tutti i costi) e film indipendenti prima di approdare a Un Posto al Sole. Quali sono state le esperienze che ti hanno formato più come attore?
“Sicuramente mi hanno formato tantissimo tutte quelle esperienze fatte in contesti non convenzionali, soprattutto da giovane, ma a volte ancora oggi. Esibirmi in luoghi lontani dal teatro tradizionale mi ha insegnato a confrontarmi direttamente con il pubblico, senza filtri, imparando a gestire tempi, pause, silenzi e reazioni sempre diverse.
E’ stata una palestra incredibile perchè vivi tutto a pochi centimetri dagli spettatori e impari davvero ad ascoltarli. Poi c’è stata l’esperienza con Gabriele Salvatores nel 2023 per Napoli New York: lavorare con un regista così importante e allo stesso tempo così umile è stato estremamente formativo.
La sua grandezza umana e artistica mi ha fatto crescere molto, sia professionalmente che personalmente.”

Un Posto al Sole, il Castrese di Peppe Romano
Nel 2022 entri nel cast interpretando Castrese Altieri, un personaggio che ha subito conquistato il pubblico. Come sei stato accolto nella grande famiglia Upas?
“Un Posto al Sole è una realtà incredibile. Il pubblico vede il prodotto finale, ma quella è soltanto la punta dell’iceberg. Dietro c’è un lavoro enorme portato avanti da professionisti e maestranze straordinarie, persone che ogni giorno contribuiscono con precisione e passione alla costruzione della serie.
Dal punto di vista umano mi sono sentito accolto fin da subito. Entrare in un contesto così storico poteva intimorire, invece colleghi, registi, e tutta la troupe e redazione mi hanno fatto sentire immediatamente a mio agio, quasi parte di una famiglia.”
Castrese è un personaggio complesso, ironico, emotivo, che tratta il tema dell’omosessualità, con un percorso narrativo molto forte. Come hai lavorato sulla sua identità e quali aspetti senti più vicini a te come attore?
“Fin dalle prime apparizioni di Castrese avevo intuito la sua fragilità e la sua sensibilità, ed è stato proprio questo a farmi entrare subito in empatia con lui. Abbiamo intrapreso il cammino insieme, mano nella mano.
Oltre alla sensibilità, ciò che mi ha colpito molto è il fatto che Castrese abbia spesso dovuto indossare delle maschere per nascondere la propria omosessualità. E’ un aspetto che sento molto forte anche da attore, perchè in fondo, come diceva Luigi Pirandello, tutti noi nella vita indossiamo maschere e interpretiamo ruoli che a volte, in maniera più o meno evidente, finiscono per snaturarci.
Questo rende Castrese un personaggio estremamente umano, e forse è proprio ciò che ha permesso al pubblico di affezionarsi tanto a lui. Dal punto di vista attoriale, le scene che mi hanno coinvolto e appassionato di più sono state sicuramente quelle del tentato suicidio e del coming out. Sono stati momenti molto intensi, delicati, che mi hanno dato la possibilità di lavorare su sfumature emotive profonde e molto diverse tra loro.
Da attore è stato stimolante affrontarle, perchè richiedevano verità, misura e grande ascolto emotivo. Spero che questa intensità sia arrivata anche al pubblico e che chi ha seguito il percorso di Castrese abbia percepito tutta l’umanità e la sincerità che abbiamo cercato di mettere in quelle scene.”
I 30 anni di UPAS
Nel 2026 UPAS compirà trent’anni, e non li dimostra affatto. Un traguardo degno di nota. Secondo te quali sono gli ingredienti chiave per così tanta longevità?
“Un prodotto come Un Posto al Sole è qualcosa di unico, non solo in Italia ma anche probabilmente nel panorama internazionale. Essendo un daily drama riesce a seguire molto da vicino la realtà contemporanea, immergendosi nei temi attuali e raccontandoli attraverso le vite dei personaggi.
Il merito più grande va sicuramente agli autori, che da quasi trent’anni riescono a scrivere storie sempre vive, attuali, capaci di sorprendere ed emozionare il pubblico. Ma credo sia fondamentale anche tutto il lavoro dietro le quinte: ogni reparto contribuisce con grande professionalità a costruire un prodotto che, dopo così tanto tempo, continua a essere riconoscibile e amatissimo.”
Il fulcro è Napoli. Che rapporto hai con la città? Cosa significa per te lavorare in una serie così radicata nel territorio?
“Napoli mi ha adottato. Ci passo tantissimo tempo per lavoro, non soltanto per Un Posto al Sole, ed è una città con cui ho un rapporto molto intenso, quasi materno. Come accade nei grandi rapporti tra genitori e figli, non siamo sempre andati d’accordo; a volte è una città complessa, contraddittoria, persino faticosa.
Però è anche una risorsa inesauribile. Per me rappresenta uno stimolo continuo di ricerca, anche dal punto di vista attoriale. Basta entrare in un bar, in un ufficio postale, in una chiesa, per incontrare umanità vera, personaggi incredibili, storie che sembrano già scritte.
Napoli ti mette continuamente davanti alla vita, e per un attore questo è un regalo enorme.”
Il rapporto con il pubblico
Interpretare un personaggio seriale crea un senso di famiglia con il proprio pubblico. Come vivi tutto questo? Ti piace confrontarti con i tuoi fan, dal vivo e sui social?
“E’ qualcosa di bellissimo. Cerco sempre di rispondere alle persone che mi contattano, perchè alla fine sono loro il cuore pulsante di questo progetto. Il fatto che milioni di spettatori seguano ogni sera Un Posto al Sole permette alla serie di continuare a raccontare storie e a entrare nelle case delle persone da così tanti anni.
Il rapporto con il pubblico, sia dal vivo che sui social, lo vivo con grande gratitudine. Quando qualcuno ti ferma per strada o ti scrive per raccontarti quanto si sia emozionato o riconosciuto in una scena, capisci davvero il valore di questo lavoro.”
Il teatro, Streghe da Marciapiede
Sei nel cast dello spettacolo di grande successo Streghe da Marciapiede, insieme a Luisa Amatucci, Miriam Candurro, Antonella Prisco e Gina Amarante, diretti da Stefano Amatucci. Cosa ti ha colpito di più di questo progetto e cosa rappresenta per te tornare sul palco con un gruppo così affiatato?
“Streghe da Marciapiede è un progetto speciale. Il testo del compianto Francesco Silvestri è straordinario, e il riadattamento e la regia di Stefano Amatucci sono stati curati con un’attenzione meticolosa al ritmo, ai dettagli, alle emozioni.
Quello che amo di più, però, è il rapporto umano che si è creato tra noi. Tornare in scena con Luisa, Miriam, Antonella e Gina significa ritrovare un gruppo davvero affiatato. Ho sempre pensato che il lato umano sia fondamentale per costruire un buon lavoro artistico: senza quello si rischia di cadere nella freddezza, nella sterilità, e di non riuscire a restituire al pubblico l’emozione giusta.”
Cosa ti dà il teatro che la televisione non può darti, e viceversa?
“il teatro è una festa. E’ uno scambio continuo tra palco e platea, tra attori e pubblico, tra persona e personaggio. Anche replicando lo stesso spettacolo decine di volte, ogni sera è diversa, perchè cambia l’energia, cambia il pubblico, cambia il qui e ora. Quell’incertezza che il teatro porta con sè mi esalta molto: è un’agitazione positiva, andrenalina pura.
La televisione e il cinema, invece, ti permettono un lavoro molto più preciso, quasi scientifico. E’ un lavoro a togliere, fatto di dettagli minimi, di sfumature sottili. E poi c’è anche un’altra emozione: quella di potersi rivedere nel tempo, di lasciare qualcosa fissato sullo schermo.”
Progetti e futuro
Guardando avanti, un regista con cui vorresti lavorare, in un ruolo in particolare?
“E’ una domanda difficile, perchè ci sono tantissimi registi con cui mi piacerebbe lavorare e fare un solo nome sarebbe quasi ingiusto nei confronti di tutti gli altri. Però posso dire che mi piacerebbe molto confrontarmi con ruoli più leggeri, comici, magari sorprendenti rispetto a quello che il pubblico si aspetta da me.
Ho la faccia da bravo ragazzo, quindi forse il cattivissimo credibile non riuscirei proprio a farlo!” (ride)
Qual è l’aspetto del tuo metodo di approccio al personaggio che senti maggiormente migliorato nel corso degli anni della tua carriera?
“Credo di aver migliorato soprattutto la capacità di interiorizzare le emozioni, in particolare nel lavoro audiovisivo. Col tempo ho imparato a fidarmi di più delle sfumature, a non spiegare troppo le emozioni ma a lasciarle anche nel silenzio o in uno sguardo.
Allo stesso tempo sento di avere oggi un controllo maggiore del corpo e della presenza scenica, elementi che considero fondamentali per dare verità a un personaggio.”
Quali sono i tuoi progetti futuri? Cosa bolle in pentola?
“Finita la stagione teatrale di Streghe da Marciapiede, riprenderemo il prossimo anno con nuove date che comunicheremo sicuramente sui social. Durante l’estate, invece, porterò in giro diverse date del mio spettacolo Stasera riso e canzoni, in cui ripropongo, tra le altre cose, celebri macchiette e canzoni umoristiche della tradizione.
E’ uno spettacolo a cui tengo molto perchè unisce ironia, musica e teatro popolare. E poi c’è un progetto top secret di cui, purtroppo, al momento non posso ancora parlare nè spoilerare nulla …ma quando arriverà il momento giusto condividerò tutto.”
Ringraziamo Peppe Romano per la sua disponibilità e per essersi raccontato ai nostri microfoni di Almanacco Cinema (si ringraziano inoltre Stefania Lupi e Giuseppe D’Anna per le foto concesse).
