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Artists Equity accelera: Writers’ Room e asse con Netflix
Affleck e Damon lanciano la Writers’ Room e rafforzano l’asse con Netflix: sviluppo interno, controllo creativo e nuovi equilibri nel cinema globale.
Il modello produttivo cambia pelle, e Ben Affleck e Matt Damon provano a riscriverne le regole. Con la nuova Writers’ Room di Artists Equity e l’accordo strategico con Netflix, il loro studio punta a riportare al centro lo sviluppo creativo, ma con un controllo industriale molto più diretto.
La Writers’ Room: sviluppo interno e controllo creativo
Artists Equity, la casa di produzione cinematografica indipendente fondata nel 2022 da Ben Affleck, Matt Damon e Gerry Cardinale, ha ufficializzato un programma Writers’ Room che mira a sviluppare sceneggiature originali partendo dalle idee degli autori. Il meccanismo è semplice ma ambizioso: gli sceneggiatori propongono progetti, vengono selezionati, lavorano in stanze di scrittura e ricevono feedback diretto da Affleck, Damon ed Eric Roth.
Non è un laboratorio creativo qualsiasi. Gli autori vengono pagati secondo gli standard WGA e, soprattutto, entrano in un sistema che non si limita a sviluppare script: i progetti che funzionano vengono immediatamente impacchettati con talent e finanziamenti.
Qui sta il punto: non più sviluppo infinito e dispersivo, ma una filiera chiusa, controllata dallo studio. La Writers’ Room si terrà due volte l’anno e rappresenta, nelle parole dei fondatori, il tentativo di “coltivare idee originali senza perdersi nelle note infinite e nei cambi di direzione”.
L’attuale gruppo include Jason Stone (The Altruists, The Hardy Boys), Gabe Sherman (The Apprentice, The Loudest Voice), E.T. Feigenbaum (Blink Twice, High Fidelity), Flint Wainess (Linda and Monica, Super in Love), Jono Matt (il prossimo Foster the Snowman), Sam Mazany (Tires), Agatha Helena Nowicki (Kingdom Come, Gorilla and the Bird) e Steven Robillard (Summer Qamp, il prossimo The Up & Up)
L’asse con Netflix e il doppio binario con Sony
Questo modello si incastra perfettamente con l’accordo pluriennale firmato con Netflix. Artists Equity diventa lo studio principale dei film che produce per la piattaforma, mantenendo un ruolo centrale lungo tutta la catena: dallo sviluppo alla distribuzione.
Il successo di The Rip — 112 milioni di visualizzazioni e tre settimane al primo posto globale — è stato il catalizzatore dell’intesa. Netflix, dal canto suo, ottiene contenuti già strutturati e pronti per il pubblico globale. Artists Equity, invece, ottiene qualcosa di più importante: accesso diretto alla distribuzione e quindi al pubblico.
Parallelamente, lo studio mantiene un accordo triennale con Sony Pictures per i film destinati al cinema. Sony finanzia e distribuisce globalmente, mentre i titoli arrivano poi su Netflix attraverso il circuito Pay-1. Un modello ibrido che evita la dipendenza totale da una sola piattaforma e massimizza la circolazione dei contenuti, costruendo una filmografia che punta a un equilibrio tra autorialità e mercato (Air, The Accountant 2, Unstoppable, Animals).
Il vero gioco cambia: creatività, controllo e guerra tecnologica
Dietro la retorica della “centralità degli artisti” si sta muovendo qualcosa di molto più concreto: il tentativo di riprendersi il controllo creativo prima che lo facciano le Big Tech. Netflix ha infatti acquisito InterPositive, la società AI fondata da Affleck, portandosi dentro non solo la tecnologia ma anche il suo team e lo stesso Affleck come advisor.
Il rischio è che se il cinema iniziasse a dipendere da strumenti sviluppati da OpenAI, Google o Meta, il controllo creativo si sposterebbe fuori dall’industria. InterPositive serve esattamente a questo: sviluppare e allenare AI pensate per il linguaggio cinematografico, addestrate su dataset proprietari e progettate per aiutare registi e troupe, non per sostituirli.
L’AI entra nella produzione, ma sotto il controllo degli studios. Strumenti per eliminare il lavoro tecnico più pesante: analisi dei dailies, correzione luci, relighting, ricostruzione di inquadrature, continuità visiva automatizzata. Drastico aumento della velocità e riduzione dei costi.
E qui il cerchio si chiude. Writers’ Room interna, produzione controllata, distribuzione globale con Netflix e Sony, tecnologia proprietaria. Affleck e Damon mettono a disposizione della creatività, una filiera completa.
La vera domanda ora è: chi sarà il prossimo Good Will Hunting?
