Le ragazze dei quartieri alti, la recensione

Le ragazze dei quartieri alti, la recensione

Torna su Netflix un cult dei primi anni ’00. Le ragazze dei quartieri alti è un film luminoso che racconta un’amicizia tanto improbabile quanto meravigliosa.

È tornato sulla piattaforma a fine dicembre e, a cavallo del nuovo anno, nonostante i ventidue anni passati dall’uscita, è riuscito a conquistare la Top10 di Netflix. Le ragazze dei quartieri alti (titolo originale Uptown Girls) è un film sempre fresco che, al netto di uno stile tipico dei primi anni’00, è rimasto efficace e commovente nella parte più profonda del suo racconto.

Diretto da Boaz Yakin nel 2003 è una commedia drammatica che a suo tempo fu quasi unanimemente accolta con sfavore dalla critica, ma che il pubblico ha fatto diventare un cult. A contribuire a ciò ci sono l’immaginario pop che ha segnato la generazione nata negli anni ’90, una sceneggiatura divertente e che sa darsi spessore, e soprattutto le interpretazioni e la chimica tra le due protagoniste: la compianta Brittany Murphy, e una giovanissima ma già incredibilmente talentuosa Dakota Fanning.

Inoltre, il film è ambientato nella New York squisitamente cinematografica che ritroviamo in tantissime commedie cult di quegli anni, e presenta una colonna sonora che mixa in modo funzionale alla trama il pop di inizio millennio e la musica classica.

Le ragazze dei quartieri alti, la trama

Molly Gunn (Brittany Murphy) è una ricca ereditiera di ventidue anni, figlia del celebre chitarrista Tommy Gunn, morto insieme alla madre in un incidente aereo. La giovane vive da sola nella grandissima casa lasciatale dai suoi genitori, senza regole, senza ordine e frequentemente a caccia di guai. Ad accorrere in suo soccorso spesso sono i due amici di sempre,Ingrid (Marley Shelton) e Huey (Donald Faison).

Quando il contabile di suo padre fugge via con i suoi soldi lasciandola completamente al verde scopre amaramente di dover lavorare. Huey allora le propone di diventare la babysitter della figlia della sua capa, Roma (Heather Locklear), una nota discografica. La piccola Ray, nonostante i suoi otto anni, ha dentro di sé lo spirito di un’adulta, e vive un’ipocondria ossessiva che la rende schiva ed esageratamente prudente.

Inizialmente in conflitto, le due scopriranno lentamente di avere qualcosa in comune, e di avere bisogno l’una dell’altra.

Le ragazze dei quartieri alti, i magnifici anni ‘00

Per chi vede il film per la prima volta oggi Le ragazze dei quartieri alti è senz’altro un confortevole tuffo nel passato. Trama, sceneggiatura, montaggio e colonna sonora richiamano lo stile tipico delle commedie, e in particolare dei coming of age, usciti tra gli anni ’90 e i primi anni ’00. Si tratta di pellicole semplici, sia nel racconto che nello stile cinematografico, ma che sono riuscite in ogni caso a entrare nel cuore degli spettatori.

L’immaginario visivo contemporaneo (scelte di arredamento, costumi, persino New York) è profondamente cambiato, ma il film riesce ad agganciarsi al presente grazie al lato meno superficiale della sua trama. Il percorso di crescita e cambiamento che affrontano entrambe le protagoniste, infatti, rimane efficace nella misura in cui alcuni temi come la paura di crescere, e conseguentemente quella di soffrire, rimangono universali.

Ancora interessante è, poi, la rappresentazione di questa improbabile amicizia tra una bambina e una giovane adulta, entrambe incapaci di vivere in modo naturale la loro età.

“Siamo oltre il consueto grottesco, siamo al post nucleare”

Con queste parole Ingrid, amica di lunga data di Molly, descrive l’incredibile disordine che caratterizza la casa e, in fondo, anche la vita della ragazza. Abituata a stare sola da sempre, coccolata dall’agio economico, Molly non ha mai sentito il bisogno di crescere, e non ha mai forse davvero affrontato la morte dei suoi genitori quando era solo una bambina.

Per questo vive un’eterna adolescenza fatta di svaghi, feste, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, o inseguendo ragazzi che finiscono per farla soffrire. In tutta la prima parte il film è forse volutamente sopra e righe. Molly viene presentata come superficiale ma anche fondamentalmente ingenua, e Brittany Murphy, esteticamente impeccabile, ha nello sguardo tutta la complessità di una leggerezza che nasconde ben altro.

Le ragazze dei quartieri alti, la recensione

“È il mondo che è duro”

Se da un lato abbiamo una donna bloccata all’infanzia da un trauma primordiale che l’ha segnata più di quanto non voglia far credere, dall’altro c’è Ray che vive allo stesso modo una vita da orfana. Con un padre in coma, curato da un’infermiera in casa, e una madre di successo che passa la giornata lavorando, Ray, al contrario di Molly, è cresciuta troppo in fretta.

La sua ipocondria e il suo apparente cinismo sono i sintomi di una consapevolezza troppo accurata dell’esistenza, che non dovrebbe mai appartenere ai bambini. La frase che amaramente pronuncia a Molly, che nell’economia della scena può far sorridere, in realtà è umanamente pericolosa. Ray, infatti, ha chiuso qualsiasi canale emotivo che le appartiene. Scegliendo, però, di non soffrire ha scelto inevitabilmente anche di non essere felice.

Il percorso delle due protagoniste sarà esattamente inverso: Molly dovrà emanciparsi, maturare, e riprendere in mano la sua vita con coraggio e senza scorciatoie, mentre Ray dovrà ritrovarsi come bambina, che sa piangere, ridere ma, soprattutto, girare in tondo senza freni fino a stare male.

Le ragazze dei quartieri alti, due ragazze e una tazza

Se il film inizia sull’onda della commedia leggera, con il plot romantico tra Molly e Neal (Jesse Spencer), musicista bello ed egoriferito, dalla sua seconda metà il tono si fa più profondo e la sceneggiatura accompagna con la giusta delicatezza la costruzione del rapporto tra Molly e Ray.

Oltre alla ricchezza niente pare accomunarle. Sono distanti per età, maturità, stile di vita, opinioni sul mondo, eppure scoprono di aver bisogno l’una dell’altra. Le ragazze dei quartieri alti, nell’intento di dimostrare quanto è importante mantenere viva quella parte infantile in ognuno di noi, finisce anche per ribadire un concetto altrettanto affascinante, e cioè che spesso sono proprio i bambini a poterci salvare.

Lungi dall’essere semplicemente adulti in potenza, umanità “incomplete”, possono con il loro sguardo unico sul mondo, spesso spietatamente onesto e privo di finti alibi, essere saggi e lungimiranti.

In conclusione

Le ragazze dei quartieri alti è un film che diverte, scalda e commuove. Un coming of age tipico dei primi anni ’00 che ha tutta la freschezza di quello stile cinematografico, ma anche uno spessore emotivo che risulta ancora efficace.

Quasi stroncato a suo tempo, è entrato indubbiamente nell’immaginario collettivo, grazie anche ai social che hanno riportato in auge alcune scene diventate iconiche. A funzionare, più di tutto, è la chimica tra le due protagoniste che riescono a portare in scena una relazione inaspettata, forse improbabile, ma che risulta tenera e autentica.

Se avete voglia di un film leggero ma non banale che vi riporti, cinematograficamente parlando, un po’ indietro nel tempo, recuperate Le ragazze dei quartieri alti. Il film è disponibile in abbonamento su Netflix.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
3.5
★★★⯨