The Hunted - Lilly Wachowski

The Hunted, Wachowski accusa Hollywood: il cast trans diventa un rischio

Lilly Wachowski sostiene che Hollywood apprezzi la sceneggiatura di The Hunted ma non voglia finanziare un thriller da 10 milioni di dollari con un cast interamente trans. 

Quando avevamo parlato di The Hunted, il progetto di Lilly Wachowski e Mickey R. Mahoney era ancora soprattutto un curioso oggetto cinematografico senza film: un thriller distopico in sviluppo, prodotto anche con il coinvolgimento di Natasha Lyonne, destinato a essere interpretato pubblicamente al Dynasty Typewriter di Los Angeles.

Le letture si sono svolte il 7 e l’8 agosto e pochi giorni dopo è diventato più chiaro perché Wachowski avesse scelto di portare il copione direttamente davanti al pubblico: il film non riesce a trovare i soldi per essere girato.

Intervistata dal podcast The Business di KCRW, Wachowski ha spiegato che agli interlocutori di Hollywood il testo piacerebbe, ma l’entusiasmo si fermerebbe davanti al cast interamente composto da interpreti trans. “People like it”, ha sintetizzato la regista, aggiungendo che nessuno vuole realmente produrre un progetto wall-to-wall trans.

Dieci milioni non sono Matrix, ma Hollywood rischia meno

The Hunted viene pensato come un film da circa 10 milioni di dollari, una cifra minuscola rispetto alla macchina produttiva di Matrix ma tutt’altro che irrilevante nell’indipendente. È proprio la fascia nella quale vuole operare Anarchists United, la struttura artistica non profit guidata da Wachowski con Lawrence Mattis e Sarah Marie Flores: l’obiettivo è produrre smart genre movies sotto i dieci milioni e costruire un sistema meno dipendente dagli studios.

Il Marché du Film di Cannes, descriveva un mercato ricco proprio di produzioni fra 10 e 15 milioni di dollari, spesso sostenute però da modelli di finanziamento europei, mentre gli studios americani risultano sempre più avversi al rischio e concentrati su meno film con pubblico potenziale più ampio.

Nemmeno The Hunted è stato progettato per risultare innocuo: racconta un’America distopica in cui le persone trans vengono brutalizzate ed espulse ai margini della società e due donne seguono, dopo un crimine, una pista che arriva ai vertici del governo. Wachowski lo considera una risposta alla condizione contemporanea delle persone trans e ha detto di aver riversato nel copione rabbia, frustrazione e indignazione.

Thriller politico, nessuna proprietà intellettuale già conosciuta e nessuna star automaticamente utile alle prevendite internazionali: per un finanziatore i rischi esistono anche senza chiamare in causa la discriminazione.

Hollywood può dire che gli attori trans non vendono dopo non averli fatti vendere?

È qui però che l’alibi economico comincia a girare in tondo.

Il rapporto GLAAD sul cinema distribuito nel 2025 ha analizzato 225 film di dieci grandi distributori, tra cui Disney, Warner Bros. Discovery, Universal, Paramount, Sony, Netflix, Amazon e Apple. Soltanto 46 titoli, il 20,4%, contenevano personaggi LGBTQ e, secondo i dati riportati, nei 225 film non compariva un solo personaggio transgender.

Un attore diventa “bancabile” accumulando ruoli importanti, pubblico, riconoscibilità internazionale e precedenti commerciali; se quelle occasioni vengono concesse raramente, la sua scarsa bankability può poi essere presentata come un dato naturale del mercato.

Il caso di Elliot Page mostra però che neppure la riconoscibilità elimina necessariamente il problema: la sua presenza in The Odyssey di Christopher Nolan ha alimentato per mesi una polemica sul casting, amplificata da commentatori conservatori e perfino dalla falsa voce secondo cui avrebbe interpretato Achille. Page interpreta invece Sinone, ma la controversia è sopravvissuta alla smentita, al punto che anche Ben Shapiro ha definito il suo casting “silly and egregious”.

Negli ultimi anni, inoltre, alcune grandi produzioni hanno ridotto o eliminato contenuti LGBTQ durante lo sviluppo. Pixar ha cancellato da Win or Lose il riferimento all’identità transgender di un personaggio; nel 2026 il direttore creativo Pete Docter ha inoltre confermato che la profonda revisione di Elio aveva eliminato elementi queer presenti nella versione precedente dopo test con il pubblico giudicati insufficienti.

La denuncia è anche una strategia per far esistere il film

Il paradosso è piuttosto evidente: Hollywood dovrebbe creare interpreti trans abbastanza conosciuti da ridurre il rischio commerciale, ma quando uno di loro arriva dentro uno dei blockbuster più sicuri dell’anno, la sua stessa presenza può diventare il rischio da discutere. Il mercato misura così la commerciabilità di interpreti ai quali lo stesso mercato ha concesso pochissime occasioni di diventare commerciabili.

C’è però un elemento che non va nascosto: Wachowski sta usando pubblicamente il problema del finanziamento per creare attenzione intorno a The Hunted. La lettura al Dynasty Typewriter ha trasformato una sceneggiatura destinata forse a restare nei computer di produttori e agenti in un evento, poi in un’intervista e infine in una notizia internazionale.

Il film non ha ancora trovato i suoi dieci milioni, ma ha già trovato un’identità pubblica.

Questo però non rende pretestuosa la denuncia. Wachowski stessa ha spiegato di voler trovare forme diverse per mettere il lavoro davanti alle persone: la lettura diventa insieme atto creativo, gesto comunitario e pressione sul mercato. Per una struttura che vuole costruire un sistema indipendente dagli studios, mostrare pubblicamente ciò che gli studios non finanziano è già una parte della strategia produttiva.

Il vero rischio di The Hunted non è ancora misurabile

Rimane infine una cosa che nessuna fonte permette di stabilire: quanto sia buona la sceneggiatura.

Non esistono recensioni del film, non sono disponibili dati di test screening e il giudizio secondo cui agli interlocutori di Hollywood il copione piace proviene dalla stessa Wachowski. Sarebbe quindi semplicistico tanto considerarlo un capolavoro soffocato dalla paura quanto sostenere che la regista stia usando il tema trans per coprire un progetto debole.

Il punto non è quindi stabilire se ogni produttore che ha passato la mano sia transfobico. Il cinema mainstream americano concede agli interpreti trans uno spazio microscopico, mentre un film da dieci milioni vuole mettere proprio quegli interpreti al centro di un thriller politico senza il salvagente di un franchise. Wachowski ha certamente interesse a trasformare questa contraddizione in una storia pubblica; l’industria ha però lavorato per anni affinché quella contraddizione esistesse davvero.

The Hunted deve ancora diventare un film.

Il sistema che lo considera rischioso, invece, è già perfettamente in produzione.