392Views
Dangerous animals, bestie dentro e fuori dall’acqua
Dangerous animals è il nuovo film di Sean Byrne e contrariamente a quello che si può pensare ad un primo impatto, il nemico non è il solito squalo.
Sean Byrne (The devil’s candy, The loved ones) raggiunge le sale cinematografiche con un nuovo lungometraggio. Questa volta la pellicola si tinge di elementi sia thriller che horror e il risultato finale è decisamente interessante.
Il nemico però non è il classico squalo di spielberghiana memoria, come potrebbero lasciar pensare il trailer o la locandina, ma si tratta invece di un maniaco omicida a due gambe. Vediamo ora con calma cosa funziona e cosa invece no all’interno del film.
Dangerous animals, la trama
Zephyr è una surfista solitaria che preferisce passare del tempo da sola piuttosto che interagire con gli altri. Una sera viene rapita da Tucker, il proprietario di una barca e gestore di un’insolita attività: far immergere le persone in una gabbia nelle zone in cui nuotano gli squali per far vivere loro l’incredibile esperienza di nuotare al fianco di queste spaventose creature.
Nel tempo libero però Tucker rapisce giovani ragazze, le tortura servendosi anche dei suoi amici squali, e filma il tutto per aggiungere le pellicole al suo archivio privato. Zephyr si troverà così a dover collaborare con un’altra prigioniera per tentare di scappare prima che sia troppo tardi.
Un thriller che non perde tempo
L’incipit di Dangerous animals ci fa subito intuire cosa staremo per vedere. Il regista non si dilunga in inutili e ridondanti scene in cui i ragazzi arrivano in un posto, si ambientano e iniziano a fare festa nell’attesa che arrivi il “mostro” a fare una strage, come usavano fare gli horror anni ’80. Qui nei primi 5 minuti il nostro Tucker, interpretato molto bene da Jai Courtney, entra subito in azione, commette un omicidio e rapisce una fanciulla indifesa.
Cosa importante: lo spettatore viene messo subito al corrente, dal primo momento in cui apre bocca, del fatto che Tucker è completamente folle e non ha buone intenzioni. Questo contribuisce maggiormente a farci immergere nel racconto senza perdere troppo tempo.

Personaggi e regia
La regia funziona molto bene, gli ambienti claustrofobici son messi in scena in modo decisamente efficace e anche le scene in acqua sono ben realizzate. Degno di nota anche il modo in cui ha rappresentato gli squali, certamente funzionali al racconto ma mai ridicoli o esagerati. Inoltre, Il personaggio di Tucker è ben scritto e la sua follia emerge in modo evidente, lasciando spazio anche all’immaginazione di un passato decisamente difficile e traumatico.
Anche il personaggio di Zephyr è ben scritto ed è decisamente funzionale al racconto. Unica pecca: è troppo forte e intelligente. Viene messa in scena una ragazza che è una macchina da guerra, sicuramente anch’essa con un passato tormentato, ma il risultato è leggermente esagerato. Mentre vedevo il film mi è tornata alla mente la scena di John Wick in cui il boss mafioso spiega a suo figlio chi era il famoso killer: “John è concentrazione pura, impegno totale e volontà ferrea“. Ecco, queste caratteristiche si adattano perfettamente alla nostra protagonista che riesce a mantenere il sangue freddo anche in situazioni ingestibili dal più addestrato di noi. Rambo al femminile adotta anche delle tecniche di sopravvivenza decisamente estreme che certamente possono essere dettate dall’adrenalina e dall’istinto di sopravvivenza che è innato in ognuno di noi, ma non con quella nonchalance.
In ogni caso, se si perdoniamo queste esagerazioni e certe forzature di sceneggiatura il film risulta decisamente godibile, coinvolgente e divertente.

Dangerous animals, in conclusione
Infine, la pellicola di Byrne è decisamente consigliata per come è scritto e interpretato il nostro amico maniaco omicida e per alcune scene d’azione e di violenza. Diventa necessario però mettere da parte realismo e credibilità, in questo modo ci godremo il film e ci divertiremo come matti.
