Skip to content Skip to footer
Modì - Tre giorni sulle ali della follia, la recensione su Almanacco Cinema

Festa del Cinema di Roma: Modì – Tre giorni sulle ali della follia, la recensione

Modì – Tre giorni sulle ali della follia, il nuovo film diretto da Johnny Depp, presentato alla XIX edizione della Festa del Cinema di Roma.

Nel 1997 uscì il suo primo film da regista, The Brave che lo vide anche attore protagonista; oggi dopo 27 anni, Johnny Depp torna alla regia con Modì – Tre giorni sulle ali della follia, 72 ore nella vita parigina del pittore e scultore Amedeo Modigliani. In occasione della presentazione del film alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione “Grand Public”, Johnny Depp ha anche ricevuto il Premio alla Carriera.

La trama

Parigi 1916, Amedeo Modigliani è un artista bohémien incompreso, incapace di vendere le sue opere e di crearne di nuove. Come Chaïm Soutine e Maurice Utrillo, vive di espedienti lontano dai salotti dell’alta borghesia, nelle taverne e nella povertà che è allo stesso tempo la ricchezza delle esperienze quotidiane di sopravvivenza. Legato sentimentalmente alla critica d’arte e poetessa Beatrice Hasting, tra visioni oniriche e incubi, Modì sta combattendo con una crisi esistenziale mentre arrivano i primi sintomi della tubercolosi. Vorrebbe tornare a Livorno, sua città natale, complice anche la polizia sulle sue tracce in seguito a un incidente in un Cafè parigino, ma la notizia che il collezionista Maurice Gangnat sembra interessato alle sue opere, riporta uno spiraglio di luce nella sua vita.

Modì - Tre giorni sulle ali della follia, la recensione su Almanacco Cinema

Una storia produttiva travagliata

La sceneggiatura è firmata da Jerzy e Mary Kromolowski e nasce da una pièce teatrale scritta da Dennis McIntyre: Modigliani: A Llay in Three Acts, un dramma in tre atti che racconta un Amedeo Modigliani in crisi produttiva incapace di vendere le sue opere.

Già negli anni Settanta, Al Pacino era intenzionato a realizzarne un film, la regia fu proposta prima a Francis Ford Coppola, poi a Bernardo Bertolucci e successivamente a Martin Scorsese. Quest’ultimo accettò ma il film non trovò finanziamenti e non vide mai la luce. Negli anni Novanta il progetto venne nuovamente preso in considerazione, proponendo Al Pacino come regista e Johnny Depp nei panni del protagonista, ma ancora una volta non si trovò un produttore disposto a finanziare l’opera.

Qualche anno fa Depp ripropose il progetto offrendosi lui come regista, Al Pacino nel il ruolo del collezionista d’arte Gangnat e Riccardo Scamarcio nel ruolo di Modigliani, e il progetto iniziò a prendere forma. Una storia produttiva decisamente travagliata e caotica che ha dato origine a un film altrettanto caotico.

La regia di Johnny Depp

Modì oscilla tra dramma e commedia, senza però trovare un vero equilibrio tra i due generi. Ogni tanto fanno intrusione nel racconto degli intertitoli tipici dei film muti: scene velocizzate, in bianco e nero, che riportano scritte alcune battute del film. Una citazione al cinema espressionista tedesco e alle slapstick comedy di Buster Keaton e Charlie Chaplin. Un’idea originale nella regia, che però blocca troppo spesso il flusso della narrazione, risultando addirittura ripetitiva.

Nel film si riconosce bene la cifra stilistica del regista, che seppur abbia diretto solo due film compreso questo, non è di certo una personalità a noi sconosciuta. Non si può mai giudicare un film senza contestualizzarlo al suo regista e al suo stile, e questa è una legge universale da applicare anche per i prodotti più mainstream.

Di fatto la stessa figura di Depp è complessa e divisiva. Negli anni si è sempre dimostrato capace di interpretare ruoli drammatici, come in Buon compleanno Mr. Grape (1993), Neverland – Un sogno per la vita (2004) o Il caso Minamata (2021), ma anche ruoli più comici come in La fabbrica di cioccolato (2005), nella saga di Pirati dei Caraibi o in Alice in Wonderland. Molti dei suoi personaggi sono diventati iconici e i suoi film dei cult del nostro tempo, ma non sempre questo status viene vissuto positivamente dagli stessi attori, che faticano a togliersi di dosso un personaggio o a sperimentare altri generi.

Johnny Depp è un artista a tutto tondo: attore, performer, musicista, pittore e anche cantante. Incarna egli stesso lo spirito dell’artista dannato che vive per l’arte. Come il suo film, anche lui oscilla tra commedia e dramma. Pensiamo agli ultimi avvenimenti giudiziari che lo hanno visto coinvolto, lui stesso poi non ha mai nascosto i suoi problemi con l’alcool e con la gestione della fama. Ma Johnny Depp è anche un uomo umile, generoso, buono e divertente, come è stato descritto in conferenza stampa da Riccardo Scamarcio e Luisa Ranieri.

Modì – Tre giorni sulle ali della follia è pieno di rimandi diretti alla vita e alla carriera del suo regista. Forse la determinazione con cui Depp è riuscito finalmente a portare alla luce il progetto nasce proprio da un sentimento di vicinanza a Modigliani. Modì parla del giudizio a cui viene costantemente sottoposto un artista, condanna la freddezza apatica del mercato dell’arte, contrapposta invece al calore e al sentimento che muovono la creazione dell’arte stessa.

Modì - Tre giorni sulle ali della follia, la recensione su Almanacco Cinema

La scena di apertura

La prima scena vede Modigliani in un elegante Cafè parigino alle prese con il ritratto di un’annoiata e facoltosa signora dell’alta borghesia. Un’altra cliente, seduta qualche tavolo accanto, fa richiesta anche lei per un ritratto ma il marito è contrario. Inizia così un battibecco tra Modigliani e il marito della donna.

Mentre Modì parla e risponde sarcasticamente alle offese poco velate dell’uomo, sotto il tavolo con il suo piede stuzzica la donna infiltrandosi sotto la sua gonna. La situazione presto degenera e si trasforma in una caotica scena di inseguimento tra Modigliani e il personale del Cafè.

Sembra di avere davanti agli occhi Jack Sparrow in fuga: le movenze, le battute sarcastiche, il ritmo del montaggio, la scelta delle inquadrature, nella scena si crea un caos che lascia gli uomini interdetti e le donne divertite, un tipico scenario alla Pirati dei Caraibi. Del resto, è uno dei personaggi più famosi del regista, insieme a Edward Mani di Forbice (1990) ha segnato la sua carriera più di tanti altri ruoli, non c’è da stupirsi che qualcosa di lui fuoriesca ancora oggi, dopo anni, influenzando anche le scelte di regia.

Modì: non un biopic

Modì – Tre giorni sulle ali della follia non è un biopic, è un estratto di vita. È un film su un’artista in cui però non si parla della sua arte, ma del concetto di arte in generale. Johnny Depp racconta Amedeo Modigliani, dando per scontato che il pubblico lo conosca già, mostra poco del processo artistico per concentrarsi sulla sua personalità vulnerabile e angosciata. Un Modì malato, ossessionato e spaventato della morte e dalla solitudine, timoroso che la sua arte non venga apprezzata e che presto venga dimenticato.

Il poco spazio dedicato alle sue opere, alla loro genesi e al loro significato, compresi gli occhi senza pupille, una delle cifre più riconoscibili dell’artista, può essere giustificato dal fatto che il film racconta un Amedeo Modigliani precedente all’incontro con Jeanne Hébuterne, ultimo suo grande amore e musa, l’unica di cui riuscì a dipingere gli occhi, poiché “solo di lei riuscì a conoscere l’anima”.

Questo non deve essere però visto come un elemento negativo, non per forza tutti i film che vedono protagonisti degli artisti devono concentrarsi esclusivamente sulla loro arte, è giusto anche dare spazio “all’uomo dietro il pennello”, dando origine a un racconto molto più profondo e intimo di quanto sembri all’apparenza.

Le performance attoriali

Girato in inglese con alcune battute in francese e in italiano, Modì si compone di un cast internazionale. Riccardo Scamarcio, uno degli attori più versatili della nostra generazione, incarna perfettamente Amedeo Modigliani. Antonia Desplat, nel ruolo di Beatrice Hastings, è altrettanto notevole, interpreta un personaggio complesso, forte e determinato, che meriterebbe forse un biopic tutto suo. Al Pacino porta in scena Maurice Gangnat, un ricco collezionista che tenta invano di ridimensionare l’ego di Modigliani; la sua performance evoca con naturalezza il carattere ambiguo e astuto del personaggio. Ottime anche le interpretazioni di Bruno Gouery e Ryan McParland, nei ruoli dei pittori Maurice Utrillo e Chaïm Soutine. Così anche Luisa Ranieri, sebbene il suo spazio sulla schermo sia poco, riesce a lasciare il segno incarnando lo stereotipo della “mamma italiana”, lasciando anche trasparire la cadenza napoletana in alcune scene.

Modì - Tre giorni sulle ali della follia, la recensione su Almanacco Cinema

Conclusione

Il film, come già detto, risulta un po’ sconnesso: non trova il suo equilibrio nel genere e nella forma narrativa. Nella conferenza stampa alla Festa del Cinema di Roma, il cast ha spesso parlato di come Depp cambiasse le battute e riscrivesse intere scene un’ora prima di girarle. Modì sembra quindi sia stato scritto in corso d’opera e forse proprio questo lo ha reso in alcune parti dispersivo.

Modì – Tre giorni sulle ali della follia è decisamente diverso dal film del 2004 I colori dell’anima, diretto da Mick Davis con Andy Garcia: un racconto di Modigliani molto stereotipato, didascalico e scolastico. Johnny Depp osa decisamente di più, ma forse si spinge addirittura troppo e la storia di Modigliani diventa la storia di un qualsiasi artista. L’intento del regista è di raccontare un’arte immortale e umana allo stesso tempo, che rende l’artista fragile, focalizzandosi sulle vittime di un mondo che emette giudizi senza avere la pazienza di interrogarsi e provare a comprendere il vero significato dell’arte.

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema