Goodbye June, la recensione su Almanacco Cinema

Goodbye June, la recensione su Almanacco Cinema

Arriva su Netflix il debutto alla regia di Kate Winslet. Goodbye June è un dramma familiare fin troppo classico e prevedibile che ha, però, un grande cast.

Natale tempo di classici ma anche tempo di novità. Dopo L’amore non va in vacanza, ormai super cult natalizio, Kate Winslet ci riprova con Goodbye June in cui per la prima volta si cimenta anche dietro la macchina da presa. Un doppio ruolo inedito che, come vi abbiamo raccontato, l’ha messa a dura prova.

La sceneggiatura di Goodbye June è stata scritta da Joe Anders, figlio dell’attrice e di Sam Mendes (American Beauty, Revolutionary Road, 1917), la fotografia è a cura di Alwin H. Küchler, mentre il montaggio è dell’italiana Lucia Zucchetti.

Dopo una limitata distribuzione in sala, il lungometraggio è stato rilasciato da Netflix il 24 dicembre, in tempo per accompagnare i pomeriggi di festa di questi giorni. La trama gira intorno proprio alla riunione di una grande famiglia per Natale intorno alla matriarca ormai profondamente malata. Goodbye June è un film che parte da ottime intenzioni, sincero nel suo sviluppo, ma che manca di originalità di scrittura e finisce per non lasciarci molto dopo i titoli di coda.

Goodbye June, la trama

June (Helen Mirren), dopo tre anni di malattia, viene ricoverata in ospedale in condizioni ormai irreversibili. A tenerle compagnia, mentre il Natale si avvicina, suo marito Bernie (Timothy Spall) e i suoi quattro adorati figli.

Connor (Johnny Flynn), l’unico maschio, vive insieme ai suoi genitori e mostra sin da subito un animo delicato, pietoso, ma anche custode di un’interiorità forse mai davvero rivelata. Julia (Kate Winslet), madre di tre figli, è una donna in carriera, impegnata, responsabile, ma visibilmente irrisolta e insoddisfatta.

La stessa ombra appartiene a Molly (Andrea Riseborough), madre di quattro bambini in perenne conflitto con il marito, che sembra costantemente innervosirla, e soprattutto con la sorella Julia. A completare il gruppo c’è la primogenita, Helen(Toni Collette), spirito naif, gioiosa ma anche fragile, che porta con sé una grande novità.

Intorno al letto d’ospedale di June, complice la difficile situazione in cui si trova la donna, esplodono conflitti e vecchi rancori che mettono a dura prova l’equilibrio del gruppo.

Famiglia, croce e delizia

Il ritorno a casa per Natale, la convivenza forzata con la famiglia, il riemergere di ferite mai rimarginate che hanno influenzato caratteri, personalità e scelte di vita, tutto questo ritroviamo in Goodbye June. Il riferimento più vicino, per ambientazione e atmosfera, può essere un film come La neve nel cuore del 2005, che però affrontava questi temi da una prospettiva più originale inserendo pedine esterne al nucleo familiare.

Qui tutto avviene tra i membri più intimi della famiglia e in particolare tra i quattro fratelli. Cognati, generi e nipoti rimangono ai margini, spettatori inconsapevoli di un conflitto che ha origini antiche che loro non possono comprendere a pieno.

L’unica figura in grado davvero di decodificare la situazione, proprio perché esterna e perché ha una visione non filtrata dai sentimenti o dai legami, è quella dell’infermiere che assiste June, Angel (Fisayo Akinade). L’uomo sarà il più fedele complice della donna nel suo tentativo disperato di riunire, non solo geograficamente, ma soprattutto umanamente i suoi figli.

Goodbye June, la sceneggiatura

La famiglia come spazio amorevole ma anche fonte di sofferenza e frustrazione è un topos della narrazione, una questione sempre viva che, se ben analizzata, risulta sempre interessante. Qui il conflitto tra Julia e Molly sembra estremo. Le due non riescono a condividere lo stesso spazio per via di una tensione e di un imbarazzo palpabili, che sono un ottimo punto di partenza.

Goodbye June, la recensione su Almanacco Cinema

La scrittura di Joe Anders, tuttavia, smorza in modo troppo ordinario questa guerra. Il confronto tra le due, infatti, si risolve lasciando la sensazione di un’occasione sprecata nonostante due attrici perfettamente a fuoco nelle loro parti.

La sceneggiatura di Goodbye June, infatti, pur sincera e desiderosa di riscaldare lo spettatore, non riesce a convincere del tutto. L’epilogo è prevedibile e proprio per questo motivo la scrittura non dovrebbe mai esserlo. In alcuni momenti Andres spinge sul pedale dell’emozione in modo forse troppo spudorato, e si salva però grazie a interpreti di grande qualità che riescono a rendere credibile ogni battuta.

In conclusione

Goodbye June è un film che si lascia guardare ma che non spicca mai il volo risultando prevedibile e forse persino un po’ noioso per alcuni. La regia di Kate Winslet è classica, senza strategie particolari e senza guizzi estetici, ma asseconda bene il cast che sicuramente è il fiore all’occhiello dell’opera.

Se, infatti, in termini di scrittura il film appare debole e poco incisivo, una grande mano la danno gli attori, intensi e coinvolti in una storia che comunque porta con sé un grande bagaglio emotivo, che con cura e sensibilità viene messo in scena. Il cast funziona nella sua interezza: da Helen Mirren a Timothy Spall, che si confermano pilastri inscalfibili del cinema inglese e mondiale, agli interpreti dei quattro figli che si fanno carico di tutto quel parterre di emozioni contrastanti che si vivono in momenti come quello descritto in Goodbye June.

Si tratta, dunque, di un’opera non brillante ma comunque autentica, familiare, e perfetta per il sentimentalismo di cui spesso si ha bisogno in queste giornate. Se avete voglia di un film accattivante e divertente non fa al caso vostro, ma se amate i drammi familiari, e attori come Mirren, Spall, Winslet e Collette vi fanno sentire a casa, allora Goodbye June è un’ottima proposta Netflix. Il film è disponibile in abbonamento dal 24 dicembre.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3
★★★