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Little Siberia, la recensione su Almanacco Cinema
Direttamente dalla Finlandia e prodotto da Netflix arriva sulla piattaforma Little Siberia, thriller grottesco diretto da Dome Karukoski.
Tra le nuove uscite di questa settimana Netflix propone un racconto dal sapore nordico, ambientato in un piccolissimo paesino della Finlandia. Little Siberia è l’adattamento dell’omonimo romanzo scritto da Antti Tuomainen. L’autore, noto a livello internazionale, ha collaborato con il regista e Minna Panjanen anche alla stesura della sceneggiatura.
Il regista, Dome Karukoski, dopo una lunga carriera in Finlandia si è fatto conoscere a livello internazionale con Tom of Finland, film biografico che racconta la vita dell’artista finlandese Touko Laaksonen. Ha poi debuttato in lingua inglese grazie a Tolkien, con Nicholas Hoult nei panni del giovane autore.
Con Little Siberia parte da buone premesse e da una messa in scena che sfrutta al massimo le potenzialità dello spazio in cui si trova. Tuttavia, nonostante la tematica interessante, è come se il film perdesse la sua forza nel corso del racconto, che risulta meno interessante nella sua seconda parte.
Little Siberia, la trama
Nel piccolo paesino di Hurmevaara la vita della comunità viene sconvolta dalla caduta improvvisa di un meteorite. La possibilità che la pietra valga molti soldi appare ai residenti come un’occasione di ricchezza per tutti, e di rinascita di un luogo remoto e quasi dimenticato.
Il pastore della comunità, Joel (Eero Ritala), ex soldato, è incaricato di fare la guardia al meteorite, momentaneamente esposto nel museo cittadino. I tentativi di furto portati avanti da alcuni concittadini lo metteranno a dura prova mentre è costretto a fare i conti anche con la sua vita privata.
Sua moglie Krista (Malla Malmivaara), infatti, scopre di essere incinta ma Joel, a causa di una mina che lo ha colpito in gioventù in Afghanistan, sa di essere irrimediabilmente sterile.
La regia di Dome Karukoski
Dome Karukoski sceglie una contrapposizione di colori e di spazi per costruire Little Siberia, che può essere definito un thriller dai toni comici e grotteschi. Il bianco candore sconfinato e rilassante della neve, infatti, viene costantemente bilanciato dal museo. Il luogo in cui il protagonista è chiamato a passare le sue notti è illuminato quasi sempre solo da una torcia che squarcia a malapena il buio, ed è abitato da una miriade di oggetti, molti dei quali minacciosi ed esplicitamente pericolosi.
È uno spazio claustrofobico, labirintico, teatro che ben si presta alla parte più dinamica del racconto, quella più specificatamente thriller. A contribuire alla tensione è anche la colonna sonora, vibrante, un po’ psichedelica, valore aggiunto al racconto.
Little Siberia, dubbio e fede
Tra i temi del film c’è sicuramente la messa in discussione delle certezze, tanto di quelle di natura spirituale quanto di quelle di natura personale. Joel vive una crisi che lo porta a dubitare di Krista, ma anche di fronte alle domande dei suoi compaesani su quale sia il disegno di Dio non riesce a trovare risposta.

La sceneggiatura tratta dal libro attinge a un’eterna lotta. L’antropocentrismo di alcune religioni, infatti, trova nell’immensità dello spazio celeste la prima grande prova da superare. Cosa rappresenta il meteorite? L’imprevedibilità dell’universo, che non è che il frutto di una serie di coincidenze cosmiche, o un segno divino? Joel, che all’inizio parla con Dio, inizia a guardare alla pietra, quasi un personaggio vero e proprio, con quella stessa intensità e attesa di risposta.
La fede, però, è anche quella di Krista, affascinante ballerina, che non teme di smarrirsi perché sa che Joel, in ogni occasione, sarà in grado di ritrovarla. La donna, in un confronto con il marito, sottolinea come la fiducia e il “credere” in qualcosa siano sempre una questione di scelta. Per avere fede, insomma, bisogna avere innanzitutto il desiderio di credere.
Un thriller con sfumature di commedia
Del thriller come genere Little Siberia riprende le atmosfere, la musica, l’approccio investigativo e un inquieto protagonista. Eero Ritala funziona molto bene nei panni di Joel. Sin dalle prime scene risulta poco cristallino, complesso, razionale e tormentato. Con la notizia di Krista e il coinvolgimento nella questione del meteorite perde progressivamente il controllo, spingendosi oltre, e cambiando radicalmente il suo sguardo verso il prossimo.
Se nella prima parte Little Siberia mantiene la tensione giocando sul tema del dubbio, la seconda parte risulta meno interessante. Il film non ci presenta un vero e proprio colpo di scena, e per questo motivo la risoluzione finale non è particolarmente coinvolgente per lo spettatore. I personaggi coinvolti, inoltre, tutti ambigui (e ottimamente interpretati) vengono mostrati con troppa superficialità, senza dare l’adeguato spessore alle loro motivazioni.
Little Siberia, inoltre, prova a bilanciare la cupa atmosfera della trama inserendo nella sceneggiatura elementi di commedia. Tuttavia, anche se in alcuni momenti funziona, è come se il film non riuscisse a percorrere davvero questa strada che avrebbe probabilmente dato più freschezza al racconto.
In conclusione
Little Siberia parte molto bene, riuscendo ad attrarre da subito l’attenzione, ma nel corso del racconto tende a indebolirsi. Del thriller mancano l’imprevedibilità e un’intuizione che colpisca davvero lo spettatore, mentre il tocco comico risulta troppo timido e poco incisivo.

Quello che funziona è l’aver affiancato alla scoperta del meteorite la trama sentimentale della relazione di Joel e Krista. Il fatto che la crisi spirituale di Joel nasca da una crisi personale, da una ferita d’amore privata, lo rendono un protagonista in cui è facile immedesimarsi, e che dà un senso più esteso al concetto di fede.
Per questo motivo, per il buon cast, la colonna sonora e le atmosfere fredde e claustrofobiche della fotografia, Little Siberia risulta comunque un prodotto apprezzabile, soprattutto per un pubblico che ama affacciarsi ad altre cinematografie. Il film è disponibile su Netflix dal 21 marzo.
